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el autor, Cristo Raul, abre acceso a sus libros en las distintas versiones de lenguas superiores internacionales, español, inghles, francés e italiano

LA HISTORIA DIVINA DE JESUCRISTO.

LUZ VERDAD Y VIDA

IL LIBRO NELLA SUA LINGUA MADRE, LO SPAGNOLO

 

 

STORIA DIVINA DI GESÙ CRISTO

 

CRISTO RAUL Y &S 

Questa è la Volontà Presente di Dio: «Che tutte le chiese si uniscano in una sola e unica»

 

 

PRIMO LIBRO

 

VITA E TEMPI DEL SIGNORE YAHVÉ, DIO PADRE

 

Io sono l’Inizio e la Fine

 

CAPITOLO I

STORIA DELLA NON CREAZIONE. L’INFANZIA DI DIO

I

L’Eternità, l’Infinito e Dio nacquero insieme. Non ci fu un Prima e un Dopo. Né i tre membri della Trilogia Increata nacquero nel modo in cui noi esseri umani intendiamo il fatto di nascere.

L’Infinito ha un padre? Quale madre daremo all’Eternità? Quale data di nascita inseriremo nel libretto di famiglia di Dio? Quale età attribuiremo a un Essere che è una cosa sola con lo Spazio, il Tempo e la Materia? Come parleremo dell’età dell’universo senza riferirla a un frammento della linea dell’esistenza di Dio nell’Infinito e nell’Eternità? E quanto sarà alta la montagna di eventi creata da un Essere che vive dall’eternità?

Un cosmo non creato per origine, indistruttibile per natura, intelligente per vocazione, avventuriero nato, irrimediabile amante della Vita e dei suoi mondi, la cui vita è un’avventura perpetua attraverso i mari sconosciuti delle galassie. Con quali parole potremmo disegnare sulla tela della nostra comprensione l’immagine di quell’Essere Divino in costante navigazione nell’oceano delle galassie?

Quali confini daremo al suo universo? Quali proprietà al suo spazio-tempo? Quante pagine coprirebbero le cronache delle sue avventure?

Eccolo che va. Le stelle si fanno da parte al suono della sua voce, le costellazioni lo salutano al suo passaggio. Il leone di Mercurio corre per la pianura tra campi di pianeti di tutti i colori atipici, singolari, slanciati, sottili; il suo Grande Spirito lo raggiunge e gli grida: «Vola, creatura, seguimi fino ai confini dell’universo». Una galassia simile a un lago di luce caramellata, con l’alba di Giove al centro, racchiude nelle sue acque delfini con occhiali a infrarossi che saltano da un sistema siderale all’altro; all’improvviso vedono il Grande Spirito, Lui, Dio, avvicinarsi di corsa accanto al leone di Mercurio, e si lanciano all’inseguimento attraverso gli spazi dove dimora l’Orto.

Con quali occhi vedrà Dio i colori di un campo di energia che con le sue braccia abbraccia diecimila costellazioni? Con quale chioma sciolta al vento delle galassie sentirà Lui la brezza che percorre gli spazi infiniti? Con quali mani e piedi il suo Grande Spirito scala le vette luminose degli universi invisibili, paralleli, perduti, ponenti, fuggitivi? In che modo influirà su Dio il tempo necessario per raggiungere la pianura dall’altra parte degli ammassi stellari più remoti? In quali direzioni stellari il suo cuore diffonderà le sue gioie quando si troverà al di là delle rive di una cintura di galassie? Come reagisce il suo cuore nel percepire la nascita della vita nelle profondità del mare delle costellazioni sommerse?

La perla della vita nella sua ostrica siderale. Un mondo, un altro mondo, una nuova civiltà con le sue tipiche peculiarità, con le sue caratteristiche proprie, un’altra sfida dall’argilla primordiale al fuoco creatore e distruttore di tutte le cose. Lui, Dio, avanza tra le onde dei mari cosmici alla scoperta di nuovi mondi; di ammasso stellare in ammasso stellare porta la gioia dell’avventuriero immortale verso coste sconosciute. Spiega le ali del suo Grande Spirito e si lancia a velocità infinita attraverso le pianure cosmiche; sente l’impulso del vento che attraversa gli spazi sottili e ora gioca con la luce fingendo di essere il suo cavaliere e lei il suo destriero splendente, ora la trasforma in un raggio che raccoglie nella sua faretra da cui le frecce luminose schizzano verso il cielo candido, si conficcano nel cuore di una stella Nova e la trasformano in Supernova. Davanti a Lui si estende l’Eternità; intorno a Lui si estende l’Infinito. Quello era il Suo mondo, il Suo universo, il Suo paradiso originario. Non ebbe inizio, non avrebbe avuto fine. Ovunque il Suo Spirito si volesse rivolgere, le stelle e i Suoi mari luminosi estendevano le loro rive.

Quanti sistemi stellari si possono percorrere in un’eternità? Quante pagine calcoleremo per il libro della Sua vita? Quanti rami conteremo sull’albero della Sua esperienza? Quanti mondi, quante razze, quante civiltà conobbe Dio prima di rivoluzionare la struttura del Suo mondo e trasformare la realtà cosmica nella Sua stessa Creazione? Qual è il volume della Sua memoria? Quanti ricordi ha immagazzinato la Sua mente prima di provocare in quel Suo universo non creato la trasformazione finale di cui noi siamo il frutto?

 

II

In effetti, l’Increazione fu l’Infanzia di Dio. Tutto ciò che Lui, Dio, conosceva ed era stato, era sempre stato lì. Le forme cambiavano, ma Dio, Lui, non ricordava che prima ci fosse stato qualcos’altro. E non lo ricordava perché non c’era stato. Cioè, prima della Creazione c’era l’Increazione, ma prima dell’Increazione non c’era nient’altro. L’Infinito, l’Eternità, Dio, erano i membri della Trilogia Cosmica. Tutto passava, tutto scorreva: la vita e la morte dei mondi, la nascita, la scomparsa e la rinascita delle galassie. Era sempre stato così: le forme scomparivano, ma l’essenza rimaneva. La Morte riduceva in polvere tutto ciò che viveva, ma dalla polvere cosmica la fenice della vita rinasceva sempre. Le foglie cadevano dai rami dell’Albero della Vita quando soffiava il vento della Morte; rimanevano spogli, fragili nella loro nudità, ma alla fine il fuoco della vita rinasceva nella linfa degli universi e si rivestiva nuovamente di frutti più belli, splendidi e generosi. Dio, quanto amava il Suo mondo! L’Infinito e l’Eternità lo avevano incantato con la loro Saggezza. Erano per Lui padre e madre; ed Egli era per loro la ragione per cui tutto rimaneva in costante movimento.

Come entrare allora, da dove entrare per passare e contemplare la memoria di Colui che era la ragione, la causa, il senso dell’esistenza di tutte le cose? E se dovessimo paragonare ogni universo alla cellula di un albero, come calcolare sulla carta il numero dell’Albero della Vita? O come indovinare i nomi con cui era conosciuto Colui che rimaneva per sempre mentre tutte le cose passavano? E come percepire l’esperienza divina di Colui che vagava di universo in universo portando con sé la gioia dell’esistenza in tutti i mondi ovunque andasse?

Dove andare, dove non andare? Che domanda! Dove soffia il vento, dove la luce dell’aurora di un nuovo universo ne annuncia la nascita, verso i confini al di là dell’Orto, dove l’avventura si aggira, dove non si è mai stati prima. Perché il più bello deve ancora venire, perché il più bello è sempre ciò che non si è ancora visto, avanti, che i soli festeggino e danzino la danza delle api magiche! Dio vola sulle ali dell’aquila delle stelle, si avvicina cavalcando il cavallo degli universi lontani, si avvicina al trotto, scende sulle rive del fiume della Vita, abbevera il suo destriero, guarda l’orizzonte e sorride perché sulle alte cime dei lontani ammassi ha scoperto lo splendore di una stella di neve. Nulla Lo ferma. Il Suo polso non perde mai il controllo. Non conosce la paura. Né conosce altro che la gioia dell’avventura. Non sa cosa sia l’invidia, né il male. Non ha mai combattuto in nessuna guerra. Non aveva bisogno di conoscere la verità, perché non conosceva la menzogna.

La verità era Lui, Dio; la verità era l’Infinito, la verità era l’Eternità. La verità erano i colori dell’arcobaleno che brillavano sotto un sole estivo impetuoso. La verità era un campo fiorito in primavera. La verità era un mondo nascente sotto un sole di diamanti levigati, tre lune che orbitavano attorno al pianeta madre, uno sciame di astronavi che partivano per un viaggio nella galassia d’origine, e poi il silenzio delle anime che tornano al fango primordiale della Vita. Come non meravigliarsi, come non ridere, come passare oltre e rifiutare l’invito della Vita a partecipare alla sua avventura! Colui che era increato diventava un personaggio, si lasciava iscrivere nel registro della storia sognata e lì si lasciava meravigliare dal genio creatore della Saggezza.

Così trascorse la Sua infanzia. Tale fu l’infanzia di Dio.

 

III

Ma un giorno si risvegliò in Lui, Dio, un desiderio. Quel giorno Dio ebbe un desiderio. E quel desiderio portava nel suo nucleo l’impronta intera del cuore nel cui petto era nato.

Vediamo: la Saggezza era sua sorella; Ella muoveva per Lui tutte le cose, per Lui trasformava l’energia in materia e la lanciava nello spazio illuminando le distanze con quei fuochi d’artificio all’origine di nuovi universi; poi seminava il seme della vita nei nuovi campi stellari e gli universi si riempivano di creature. Alla fine dei tempi la Vita cedeva il posto alle onde della Morte. E tutte le creature scomparivano dall’universo come castelli su una spiaggia spazzati via dalla marea. Sì! Tutte, senza eccezioni, scomparivano tra le dita del tempo come acqua, come polvere del deserto. Tale era il destino di tutte le creature durante l’Increazione. Era sempre stato così. La Vita e la Morte facevano parte del sistema cosmologico non creato. Solo per Dio e per Dio l’argilla cosmica prendeva forma; la Saggezza infondeva il soffio della vita nell’argilla dei mondi e la trasformava in esseri animati. Ma solo per un certo tempo. A tempo debito la Vita lasciava il posto alla Morte e le sue onde prosciugavano quell’argilla primordiale da cui erano state plasmate tutte le creature. La polvere tornava alla polvere. Le ceneri alle ceneri. Solo Lui, Dio, era indistruttibile. Allora Lui, Dio, disse a Se stesso:

«Non sarebbe meraviglioso se tutte le creature del Suo universo nascessero per godere dell’Immortalità? Non sarebbe fantastico se, al ritorno dai Suoi viaggi attraverso quei mari remoti e sconosciuti, con il cuore colmo di avventure favolose, potesse ritrovare, come chi torna a casa, i Suoi cari amici?»

Sì, immortalità per tutte le creature dell’Universo! Questo era il Suo sogno. Tale era il Suo desiderio. Un desiderio meraviglioso.

E lo nutrì con tale intensità che, con gli occhi ben aperti, Dio vide già il Suo universo trasformato in un paradiso abitato da innumerevoli mondi. Popoli di galassie e pianeti lontani che condividevano sulla tavola di quella Civiltà delle civiltà lo stesso pane, le conquiste e i progressi delle loro società d’origine. Un universo pieno di vita e di colori. Come sciami di uccellini che solcano i boschi a cielo aperto, come folle di creature che cavalcano le pianure. E Lui che corre, vola con loro, aprendo loro nuovi orizzonti, tracciando nuove rotte tra le stelle. Nel sogno che Gli ispirava il Suo desiderio, Dio vedeva già Se stesso immergersi nelle profondità dell’oceano cosmico alla ricerca di nuove perle. E la Saggezza, Sua sorella, Sua compagna di avventure, lasciandogli indizi tra le stelle, stupendolo con una nuova vittoria sulla capacità divina di lasciarsi sorprendere. Lei avrebbe realizzato il Suo sogno. La figlia dell’Infinito e dell’Eternità avrebbe rivestito di immortalità tutti gli esseri viventi.

Questo era il desiderio che cresceva nel cuore di Dio. La domanda era: quel sogno avrebbe potuto realizzarsi?

Ebbene, per quanto Lo riguardava, Egli non nutriva alcun dubbio al riguardo. La Sua fede nel potere della Saggezza Creatrice di superare la sfida che Gli veniva posta davanti – la creazione della vita immortale – non conosceva il dubbio. In ogni caso, la questione era lì, e le sue implicazioni non erano meno vaste e profonde: quali conseguenze avrebbe provocato nel Sistema Cosmico Increato una simile trasformazione di stato? Naturalmente Dio era al di là delle implicazioni e delle loro conseguenze. La Sua fede nella Saggezza Creatrice era così cieca che in nessun momento Gli venne in mente di dubitare del Suo potere di realizzare tale trasformazione di stato. Si mise all’opera. Ma da dove cominciare per realizzare il suo sogno? Dall’Immortalità della specie come primo stadio verso l’Immortalità dell’Individuo, per esempio? Ma certo che sì. Perfetto!

 

IV

Ciò che da quel momento in poi Dio visse, ciò che Dio fece da quel giorno in poi: possiamo immaginarlo, comprenderlo, ricrearlo? Un Essere straordinario si erge tra le stelle; il Suo scopo è unire tutti i mondi che appaiono e scompaiono nello spazio e nel tempo e creare una Civiltà delle civiltà che supererà tutti i problemi che la sfida dell’Immortalità suggeriva loro. Unendo tutti i mondi in un Tutto Universale, quella Civiltà delle civiltà si sarebbe aperta al cosmo delle galassie e d i che si estendono fino all’Infinito. Dio sarebbe stato alla guida di quell’Impero Cosmico. Avrebbe guidato i primi mondi all’incontro con gli ultimi, li avrebbe uniti tutti, avrebbe insegnato loro ad essere liberi, a godere delle meraviglie dell’universo. E ce ne sarebbero sempre state altre. L’esperienza che Dio aveva maturato nel Suo incontro con mondi di ogni genere la mise al servizio del Suo sogno. E, innamorato del Suo sogno – l’Immortalità per tutte le creature –, si mise all’opera. Aprì rotte tra le stelle e porte tra le costellazioni, scoprì nuovi mondi ed estese il Suo Scettro sulle loro civiltà, conferendo ai regni che andavano formandosi delle Carte Magne. Indirizzò le loro evoluzioni tecnologiche verso l’incontro nella terza fase, integrò tutti i regni così formati in un Impero e unì alla Sua Persona la Corona. Egli in persona si integrò in quel Mondo di mondi come Re dei re e Signore dei signori, nella cui Parola tutti i popoli avevano la garanzia di crescita e di coesistenza pacifica e libera. La Sua Parola era il Verbo, e il Verbo era Dio.

 

V

E così fu. Col tempo quell’Impero Universale crebbe ed estese i propri confini fino alle stelle più remote dei cieli non creati.

Come disegnare sulla tela della nostra immaginazione le caratteristiche e la natura di quella Civiltà delle civiltà che estese la propria gloria nel mare delle stelle? Quale Biblioteca sulle Origini e sulla Storia dell’Impero in cui Dio aveva trasformato l’Increasione si formò col tempo? Di quante Storie Particolari era composta la sua Storia Universale? Qual era il numero delle scienze che i saggi di quell’Impero padroneggiavano, registravano, coltivavano?

La Saggezza, invisibile e bella, amorevole e gioiosa, dal suo trono luminoso e trasparente estendeva la sua protezione e la sua intelligenza su tutte le sue creature, e in tutte le cose si manifestava la sua anima meravigliosa, muovendo ogni cosa con un unico scopo: rivelare a Dio le leggi che governano l’Universo. Questo, il Suo universo, si riempì di mondi gioiosi e avventurosi con un’unica preoccupazione nella vita: godersi il tempo dell’esistenza che era stato concesso a ciascun individuo. Perché, sebbene la vita fosse bella, magnifica, impressionante, e la voglia di vivere non finisse mai, il fatto è che il tempo era limitato e il passaggio delle creature nel mondo, effimero. Come le nuvole di primavera che sulla sua tomba di maggio piangono i loro ultimi giorni davanti alla culla dell’estate, come il corso del fiume che attraversa la terra da est a ovest ma si avvicina all’oceano con insaziabile sete, così era la vita di tutti gli esseri di quell’Impero che Dio aveva creato con le Sue mani e che amava tanto. Il dolore dell’ultimo abbraccio, la perdita dell’amico scomparso mentre eri in viaggio, la lacrima che non hai raccolto da quell’usignolo che morì con il rimpianto di non aver esalato l’ultimo respiro tra le tue braccia, o Signore, il tenero mormorio di un principe che hai amato con l’affetto di un fratello e che svanì nelle nebbie della sua innocenza, regalarti baci, benedizioni e amore per i giorni che gli hai donato, per avergli dato l’opportunità di conoscerti, per aver reso la sua vita una storia degna di essere vissuta, anche se il respiro era soggetto alla legge del silenzio finale. Ah, lo scricchiolio della rosa quando i suoi petali muoiono tra le dita della tempesta. L’annuncio della fine della felicità perfetta scritto con il sangue su un futuro indifeso contro la freccia che, infallibile, cerca il suo petto. Ferisce il suo nucleo, lacera il suo pensiero, la lancia gli arriva fino al cuore.

 

VI

Un giorno la Morte si risvegliò dal suo letargo e rivendicò per sé corona e scettro. Voglio dire, se ti dicono che Colui di cui si dice che sia Dio non può realizzare il Suo desiderio, allora cosa rispondi?

Se sei saggio o semplicemente aspiri alla saggezza, ti risponderai che quel desiderio divino, l’Immortalità per tutte le creature, implicava una rivoluzione strutturale le cui conseguenze avrebbero raggiunto lo stesso Dio. Se sei di quelli che optano sempre per le cose facili e scegli la via degli ignoranti, ti risponderai che quell’Essere non può essere il vero Dio, perché per un Dio Vero nulla è impossibile.

Ebbene, è successo proprio questo. Col tempo Dio superò la prima fase del Suo Desiderio e trasformò il Suo universo in un Impero di Mondi con origini nelle più disparate stelle dei sistemi solari più remoti. Stava avanzando verso l’ultima fase del Suo progetto – l’Immortalità per l’Individuo – quando sorse il Dubbio. Voglio dire, i Mondi avevano raggiunto l’Immortalità e contavano i loro anni a milioni che non finiscono mai, ma l’individuo continuava a essere mortale. Ed è qui che è nato il problema. Finché l’individuo nasceva per morire, e l’Immortalità non rientrava nella struttura formale della sua logica, la vita non subiva la Morte. Ma quando l’individuo venne a conoscenza dell’esistenza della possibilità dell’Immortalità e scoprì che l’origine di tale possibilità risiedeva nel Re dei re e Signore dei signori di quell’Impero delle stelle, Lui, Dio, l’idea di vivere immortalmente e di dover morire inevitabilmente provocò nella struttura mentale di una parte dei viventi uno scontro violento.

«Poiché se Egli è il Vero Dio, e a un Vero Dio non si può negare nulla perché per Lui tutto è possibile, come mai, pur desiderando l’Immortalità, ci troviamo soggetti alla Morte?», si chiesero gli ignoranti, per la loro stessa ignoranza violenta.

Questa questione così elementarmente logica, così razionalmente semplice, fu il terreno fertile in cui si sviluppò il Dubbio. E il Dubbio portò alla Negazione dell’esistenza di Dio. E nella carne di quella Negazione si incubò il virus della Guerra.

Poiché il Re dei re e Signore dei signori dell’Impero delle stelle non era Dio in tutta l’estensione teologica ed esistenziale del termine, sicuramente ci sarebbe stato un modo per distruggerlo. L’unica cosa da fare era cercare l’arma che lo avrebbe annientato.

 

VII

Quella Guerra Universale ebbe luogo prima della creazione del nostro Cosmo. Quella Guerra Apocalittica ebbe origine dal Dubbio, e il Dubbio condusse tutti alla Distruzione. Fu una guerra che divise tutti i mondi e li mise l’uno contro l’altro in una lotta all’ultimo sangue. La fazione violenta, quella che negava l’esistenza di Dio e dava per morto il Re dei re non appena avessero scoperto l’arma definitiva, questa parte scelse la sorte degli ignoranti, amò la follia degli stolti e intraprese un’evoluzione lungo linee s e e contorte, verso la trasformazione dell’essere in una nuova specie di creatura infernale, assuefatta al Potere, innamorata della Guerra, la cui volontà era legge, la cui legge andava oltre il bene e il male. Scoprirono la Scienza del bene e del male e la portarono alle sue estreme conseguenze. La parte scelta dai saggi, la Fede, l’amore per la Verità, anche se non potevano comprenderla, questa parte amò Dio e si rifiutò di accettare l’argomentazione dell’ateismo materialista dei violenti. Erano d’accordo sul fatto che l’argomentazione degli ignoranti aprisse una breccia nella Fede Universale sull’origine dell’Impero dei Mondi, poiché certamente non si poteva comprendere che la Morte non si inginocchiasse davanti a Dio. Eppure, chi erano loro? Esatto, chi erano loro per comprendere come questo conflitto tra la Vita e la Morte, che Dio stesso aveva provocato con il Suo desiderio, stesse influenzando la struttura della Realtà Universale? Certamente no, i saggi, pacifici per loro natura, non accettarono mai la validità dell’argomentazione alla base dell’ateismo scientifico dei violenti. Cosa si nascondeva dietro quella negazione irrazionale dell’Esistenza di Dio se non un’irrefrenabile brama di Potere? Dove volevano condurli gli apostoli dell’ateismo era verso una guerra universale, dalla quale, contro ogni saggezza, speravano di uscire vincitori per imporre a tutti uno status quo demoniaco. E non se ne doveva più parlare. Questa era la verità e, per quanta scienza nel contorcere gli argomenti potessero inventarsi i Padri del Dubbio, questa era la luce della verità che risplendeva nel profondo dei loro sistemi di pensiero. Che differenza c’era tra il Dubbio e la Follia? L’Ignoranza nel comprendere la natura del conflitto cosmico che, nella sua innocenza, Dio aveva provocato: i Padri del Dubbio per Metodo la rivestirono di scienza, poi fecero della scienza una nuova religione, l’Ateismo Scientifico, e infine dichiararono guerra alla Fede. Quest’ultima, poiché conosceva Dio, e sebbene nel suo cuore non potesse comprendere la natura del conflitto che il Suo desiderio aveva provocato nell’Increasione, sapeva che quella guerra sarebbe stata l’inizio della fine di tutte le cose. Questo argomento dei saggi, pacifici in quanto saggi, non servì a nulla ai signori della Guerra.

Il Dubbio era la verità,

il Dubbio era in loro,

loro erano la Verità.

Con una simile struttura logica, corrompendo la Logica fino a distorcerla e trasformarla in un’irrazionalità tipica delle bestie demoniache, così risposero i malvagi ai buoni.

 

VIII

Quando Lui, Dio, scoprì ciò che stava accadendo, i Suoi occhi rimasero immobili nelle orbite. E rimasero immobili nelle orbite perché non capiva né riusciva a comprendere cosa stesse succedendo.

Era quella la Guerra? Qual era la sua origine e quale il suo scopo? Cosa cercavano i nemici del Suo Impero, e quale forza misteriosa abitava nei loro cuori ribelli e incorreggibili?

Il Potere. L’esercizio del Potere si era trasformato nella follia del Potere. Il Potere faceva impazzire chi lo esercitava. Ah, la follia del Potere. Com’era possibile che una creatura , nata per essere un soffio della materia, osasse alzare la voce contro Dio? Era forse questa follia per il Potere uno degli effetti della Scienza del bene e del male?

 

IX

All’inizio era come un fuoco che si accende: lo spegni e credi che il problema sia risolto. Ma ti volti e vedi un altro incendio che cresce e divora qualche altra parte del tuo mondo. Corri, arrivi, spegni anche questo e ancora una volta credi che non accadrà mai più, perché tutti vedono che la fine a cui conduce chiunque cada nelle reti della Scienza del bene e del male è tornare alla polvere da cui è stato tratto. Non c’è pietà, non c’è destino. Nessuna lacrima è sufficiente a spegnere questo fuoco.

La violenza nell’opposizione tra il Bene e il Male cresce con la stessa progressione geometrica degli incendi che crea intorno a sé. Appena ne spegni uno, ne nasce uno doppio più in là. Li spegni e la progressione geometrica segue il suo corso. Ne nascono altri due più in là. Corri lì, li spegni e ne spuntano il doppio più in là, in lontananza. Quando te ne rendi conto, la stessa progressione geometrica ti ha circondato e ti ritrovi in un Inferno. Le sue fiamme stanno divorando tutto ciò che hai costruito con le tue mani. Ti opponi, resisti, dichiari la guerra finale ai tuoi nemici, perché sei tu il nemico, l’obiettivo che l’Inferno cerca. I mondi sono solo pedine in un gioco che ti sfugge, ma che è reale quanto la distruzione di massa dei mondi che un tempo erano l’orgoglio dei tuoi occhi. In cosa si sono trasformati quei mondi? In polvere che vaga come nebulose senza meta, che portano nel loro seno tutto ciò che è rimasto di ciò che un tempo hai amato.

Così è stato. Quell’Impero dei Mondi che aveva il Dio dell’Infinito e dell’Eternità come Fondatore e Re dei re è perito nella guerra del proprio apocalisse

 

X

La rapidità con cui ho ripercorso il ricordo della creazione e della distruzione di quell’Impero non deve offuscare l’intelletto nel momento dei calcoli ai quali ho sottomesso i limiti del mio pensiero. Ciò che è stato non può essere cambiato, solo ciò che sarà è stato posto nelle nostre mani, e se è già difficile guidare il corso di ciò che è verso ciò che sarà, come osare addentrarsi in cose che erano prima della nascita della prima galassia che riempie il nostro Cosmo!

Il fatto è che, con il sapore in bocca di chi ha mangiato un dolce e si è fatto scoppiare la torta nello stomaco, Dio si ritrovò solo sulle ceneri di quel cimitero che la Scienza del bene e del male aveva lasciato al suo passaggio. Quell’albero della Scienza del Bene e del Male offrì a Dio il suo frutto e Dio non lo colse. Non allungò la mano. La Morte lo tentò e Lui non si lasciò ingannare. Per nulla al mondo era disposto a diventare un Dio degli dei, tutti fuori dalla legge, tutti immuni dal braccio della giustizia. Meglio la distruzione che vedere il suo Impero trasformato nel Regno dell’Inferno.

 

 

CAPITOLO SECONDO

LA SAGGEZZA E LA SCIENZA DELLA CREAZIONE

 

XI

In quelle ceneri, infatti, fu sepolta l’Infanzia di Dio. Ma colui che era uscito con le proprie gambe dalle fiamme della distruzione del suo Impero era ora un guerriero che aveva vinto la sua Prima Battaglia e lungo il cammino aveva scoperto la Scienza della Creazione. Mentre i suoi nemici cercavano l’arma definitiva per distruggerlo, Dio scoprì i segreti della materia, dello spazio e del tempo, e aprendo quella porta si imbatté nella Saggezza.

 

XII

Egli la amò fin dal primo giorno. E Lei non gli si negò, non gli voltò le spalle, la Saggezza non fuggì dal suo Signore. Egli fu per Lei, fin dal Principio senza principio della Non-Creazione, la causa metafisica della sua esistenza, la ragione per cui Lei, figlia dell’Infinito e dell’Eternità, faceva ogni cosa. Lui era per Lei, fin dal Principio senza principio della Non-Creazione, il Dio che le chiedeva sempre di più, che la sfidava continuamente con la sua gioia e la sua voglia di vivere. Lui era per Lei, fin dal Principio senza principio della Non-Creazione, la sua fonte di ispirazione. Era nel Suo cuore che Lei, la figlia dell’Infinito e dell’Eternità, guardava per scorgere le migliaia di riflessi del Futuro. Il Suo desiderio era la sua musa, la Sua capacità di sognare era per Lei un laboratorio di progetti. Quando Lui irruppe nella struttura della Realtà ponendo su un piatto il Suo Desiderio, Lei capì che da quel momento in poi nulla sarebbe più stato né avrebbe potuto essere lo stesso. Prima che Lui vedesse la prima fiamma, Lei aveva già visto l’Inferno; prima che Lui sentisse il primo odore di bruciato, Lei aveva già visto il cimitero su cui il suo guerriero indistruttibile avrebbe camminato a piedi nudi. Inevitabile la fine del Suo sogno, Lei articolò la gola dei saggi per rivolgere a Dio parole di Scienza. Perché per il giorno in cui Lui avrebbe camminato sulle ceneri del Suo sogno, per quel Giorno, Lei Gli avrebbe già consegnato tutti i segreti della Scienza della Creazione. Gli avrebbe insegnato come si crea una galassia. Gli avrebbe insegnato come creare uno sciame di stelle, come articolarle in reti molecolari, come ricoprire intere regioni di mari gravitazionali che fluttuano tra le galassie, catene montuose dalle cui vette fiumi di astri scorrono attraverso le gole degli abissi siderali e sfociano sulle coste delle costellazioni. Gli avrebbe insegnato a coltivare l’albero delle specie. Gli avrebbe consegnato il suo Potere, gli avrebbe consegnato il suo essere.

 

XIII

E fu così che il Guerriero lasciò il posto al Saggio.

L’Infinito e l’Eternità trasformarono il suo corpo, l’universo, in un laboratorio di apprendimento per Dio, e Gli diedero come Maestra sua figlia, la Saggezza. Lei guidò il Suo pensiero attraverso gli atomi, diresse il Suo braccio fino al nucleo delle stelle. Gli insegnò a catturare un fascio di raggi cosmici, Gli svelò quali sono le leggi che regolano il Suo movimento in un campo di energia; Gli insegnò a manipolare quel campo di energia creatrice in funzione degli effetti desiderati. Gli mostrò quale sia la serie di leggi generali e particolari che regolano il rapporto tra materia ed energia. Gli svelò l’origine delle supernove, le cause per cui le galassie si attraggono, si respingono, si uniscono, si dividono, si trasformano ma non si distruggono mai. Dio corse contro la luce e sconfisse il raggio cosmico in pieno volo intergalattico. Dio accelerò il battito degli astri al limite delle loro rivoluzioni per vedere cosa sarebbe successo se avesse raddoppiato la densità del loro campo gravitatorio. Dio si immerse nel microcosmo e, su una scia d’argento, seguì il salto dell’energia da una dimensione all’altra.

Più imparava a conoscere le forze che muovono l’universo e le sue leggi, più Dio provava gioia nel crescere in intelligenza. La sua intelligenza non conosceva limiti, voleva sempre di più, e nessun problema gli sfuggiva. Gli bastava concentrare lo sguardo perché il suo pensiero trovasse la risposta. La Saggezza si limitava a porgli davanti l’oggetto e a indirizzare il suo pensiero verso la soluzione corretta. Stimolava la sua conoscenza e lo introduceva di scienza in scienza fino al limite che solo Dio poteva raggiungere: la conoscenza di tutte le scienze, l’Onniscienza Creatrice.

In seguito la Saggezza aprì al suo Signore la porta sul tema della creazione della vita.

Quali condizioni sistemologiche è necessario creare per ottenere questa o quella specie. Quali sono i processi di selezione naturale che devono essere seguiti affinché la forza vitale indirizzi i propri passi in una direzione definita e non in un’altra.

Da Lei Dio apprese tutti i segreti della creazione e della coltivazione dell’Albero della Vita. Sotto la sua guida, Dio creò mondi seguendo il metodo della sperimentazione. E quando la sua padronanza di tutte le leggi e le forze dell’universo lo rese ciò che era, il Signore!, compì il passo verso la frontiera inconquistabile: la creazione della vita a sua immagine e somiglianza.

 

XIV

Ma durante il periodo di formazione della sua Intelligenza Creatrice, nella mente di Dio si fece strada un’idea particolare. Mentre era impegnato nella padronanza della Scienza della Creazione, fu solo un pensiero sporadico che gli passò per la mente, che Egli allontanò da sé senza dargli ulteriore importanza.

L’Idea che si insinuò nel suo essere era la seguente:

Era forse l’Unico Membro della Sua Famiglia? Voglio dire, come poteva sapere che da qualche parte, al di là dell’Orto dove dimora l’Infinito, non ci fosse Qualcuno come Lui, un Essere della Sua Natura Increata che in quel preciso istante potesse persino trovarsi proprio dove Lui era stato?

Questo era il pensiero che gli veniva in mente e, una volta dopo l’altra, Egli lo respingeva. Nonostante il suo costante voltargli le spalle, man mano che il Signore andava nascendo nel suo Essere, la questione prendeva sempre più piede. Era vero che Dio non aveva incontrato il suo Uguale ed era convinto di essere l’Unico Membro della sua Famiglia. Se chiamava qualcuno Padre , era l’Infinito; se poteva chiamare qualcuno Madre, era l’Eternità; se sentiva qualcuno come Sposa, era la Saggezza.

Questo gli risparmiava la verità di non essere mai stato dall’altra parte dell’Orto della Non-Creazione? E se non era mai stato lì, come poteva affermare che quel pensiero che gli si era insinuato nella mente non fosse il richiamo di quell’Eguale?

C’era solo un modo per scoprirlo. Lanciarsi alla scoperta degli spazi infiniti.

Che Dio fosse in Lui, poiché Lui era Dio, era ormai chiaro. Ma era Lui l’unico Dio vivente?

 

XV

Senza pensarci due volte, Dio lasciò tutto. Lì, in quel momento, concluse il suo apprendistato nella padronanza della Scienza della Creazione. E si lanciò nell’avventura, alla ricerca della risposta alla domanda che gli si era insediata nel petto e che si rifiutava di finire nel cestino della carta straccia.

Era LUI l'unico membro della sua famiglia? Era Lui l'unico Dio che l'Eternità e l'Infinito conoscevano?

 

XVI

In che misura l’esperienza può consentire all’intelligenza di comprendere la storia che Dio ha vissuto quando ha infranto i confini dell’Orto della Non-Creazione? Che tipo di comprensione dobbiamo possedere per farci un’idea dei sentimenti di un Dio Vivente che percorre le pianure di uno spazio a Lui sconosciuto alla ricerca di quell’altro Essere della Sua stessa natura non creata ed eterna? Quale tipo di matematica del tempo dobbiamo padroneggiare per calcolare i milioni di millenni che durò quell’avventura? Quale struttura letteraria deve incarnarsi nelle mani di uno storico di tutte le cose belle, affinché dalle sue dita sgorgano fiumi di leggende e visioni di paesaggi oltre la fantasia di centomila universi uniti nel cuore di una perla? Come diremo: Dio ha vissuto questo o ha vissuto quello? Come oserà l’immaginazione del poeta delle cose gioiose comporre un’ode alla conquista degli orizzonti che non si vedono, ma che risuonano nelle orecchie del loro conquistatore come arpeggi di melodie magiche che scacciano le tristezze? Possiamo dire all’aurora: Diventa donna e baciami. Abbiamo mai detto alla stella del mattino: «Vieni e abbracciami»? Quali emozioni proverà l’anima che gode dell’amore della Luna e sulle sue ali naviga attraverso sogni di cristallo liquido alla ricerca delle rive della felicità perfetta? Come potremo entrare nella mente di un Essere che si muove alla velocità del proprio pensiero e il cui cuore è forte come un sole?

 

XVII

Senza paura, indistruttibile per natura, con la consapevolezza di sé forgiata in una battaglia che gli ha inflitto ferite profonde e laceranti all’anima, il Guerriero si risvegliò dal suo riposo nella tenda della Saggezza, le disse addio con un b e di gioia splendente e ricevette da Lei questo saluto: «Tu-Dio, colui che cerchi, mio Amato, è in te». Di nuovo forte, più forte che mai, guarito dalle sue ferite con il balsamo dell’amore puro, il Guerriero aveva bisogno di scoprire la risposta da solo, e così salì sulle catene montuose del Tempo, e dai confini del suo universo scorse finalmente le terre dove dimora l’Infinito. Sorridente, con il vento dell’Eternità tra i capelli, i muscoli sodi, le gambe forti come colonne, gli occhi lucenti di emozione e di nuovo meravigliato dalla bellezza che si apriva ai suoi piedi, colui che era Dio, guerriero indistruttibile, avventuriero innamorato dell’esistenza, il protetto dell’Eternità e dell’Infinito, si lanciò sulle ali dei venti eterni alla conquista degli orizzonti vergini.

 

XVIII

Quanto durò quell’avventura? Un’eternità è una misura matematica che trova posto nei nostri manuali di fisica? Oseremo disegnare la più umile delle avventure vissute da quel guerriero indistruttibile sulla tela delle nostre visioni più futuristiche?

Alla fine, trascorsa un’eternità, Dio scoprì che il mondo dall’altra parte dell’Orto, dove dimora l’Infinito, si risolveva in una linea a forma di grande montagna, dalla cui vetta poteva contemplare con i suoi occhi onnipotenti la verità che stava cercando: Egli era l’Unico Dio che l’Eternità e l’Infinito avevano conosciuto e ritenuto loro Signore sin dall’Inizio senza inizio della Non-Creazione.

Ma in questa verità, che forse vi suonerà familiare, in questa dichiarazione formale pulsava un rammarico.

Perché man mano che a Dio si rivelava sempre più l’Immensità del Suo Mondo, man mano che la definizione del Suo Essere e quelle dell’Infinito e dell’Eternità si fondevano in un’unica cosa, diventando una realtà indivisibile, inseparabile, indistruttibile, man mano che gli si rivelava la Sua Natura in tutta la sua immensità soprannaturale, increata ed eterna, nella stessa misura cresceva in Lui quel desiderio di sapere se dall’altra parte dell’orizzonte sconosciuto esistesse il Suo Uguale, il Suo Fratello, il Suo Amico; nella stessa misura in cui cresceva nel Saggio la conoscenza della propria natura increata ed eterna, nella stessa misura cresceva nel Suo petto quella piccola luce recondita che all’inizio pulsava al ritmo di un’idea minuscola.

E così, nel momento in cui l’Unico Dio Vivente si trovò sulla vetta del Monte dell’Infinito e dell’Eternità, quel desiderio di conoscenza si era trasformato in un desiderio sempre più forte di trovarlo e abbracciarlo, guardarlo in faccia e dirgli: «Finalmente, da quanto tempo ti sto cercando, mio Uguale, mio Fratello, mio Amico».

 

XIX

Colui che si ritrovò in piedi sulla vetta del Monte dell’Infinito e dell’Eternità, dove trovò la Saggezza ad attenderlo per salutarlo con le stesse parole con cui gli aveva detto addio, quel Guerriero, Saggio, Dio Unico, membro della sua Casa e della sua Famiglia, si rese conto che quella lucina ora pulsava nel suo petto con la forza di un sole che continuava a crescere. Cosa non avrebbe dato in quel momento per aver trovato il Suo Uguale, quella persona con cui ridere da pari a pari e lanciarsi insieme nell’avventura della Vita attraverso le pianure che si estendevano ai piedi del Monte su cui si trovava!

Ma no, Dio era solo. Era l’unico membro della sua Famiglia. Non avrebbe mai avuto quel Qualcuno a cui dire: «Guerriero, facciamo una gara». Non avrebbe mai goduto del piacere di essere trattato da pari a pari da quell’altra persona divina che avesse bisogno di Lui tanto quanto Lui aveva bisogno di lei. Ma basta. Non era forse Lui Dio? Perché allora si stava straziando il cuore? Avrebbe dato vita a quel Fratello, a quell’Amico nato per guardarlo faccia a faccia, per ridere con Lui come ridono i fratelli e parlarsi come si parlano gli amici, con libertà, con affetto, con indipendenza di giudizio. Ma non era forse Lui il Signore? Si era forse dimenticato come creare un universo, come coltivare l’Albero della vita? La Saggezza non era forse al suo fianco a sussurrargli all’orecchio:

«Tu-Dio è in te. Mio amato, colui che cerchi è in te».

 

XX

Il Divino Guerriero sorrise di nuovo; indossò il Mantello del Saggio e, credendo di sapere cosa significassero le parole della Figlia dell’Infinito e dell’Eternità, si disse: «Allora, mettiamoci all’opera». Subito Dio trasformò la Montagna dell’Infinito e dell’Eternità in un Monte di terra magica che cresceva alla velocità dello sguardo del suo Creatore fino ai confini che non si raggiungono mai. Come se fosse un continente che cresceva dal proprio centro, e quel centro un Monte che cresceva in altezza alla stessa velocità con cui si estendeva la sua superficie nella pianura, stupendo chiunque lo vedesse perché, indipendentemente da dove ci si trovasse, la sua Cima era visibile da ogni confine, Dio chiamò quel Monte, nato per essere il centro della sua Creazione Universale: «Sion». E quel continente dotato della Sua natura, come se l’Infinito e l’Eternità fossero rinati dal Monte di Dio e fossero schizzati via fino a raggiungere i limiti naturali dei loro corpi, quel Continente nel cuore del Cosmo lo chiamò «il Cielo». Diede alla Saggezza la sua terra come regno, affinché nel Cielo potesse mettere radici e donasse dal suo seno al Fratello, all’Amico per cui il suo Cuore sospirava.

 

CAPITOLO TERZO

L’ORIGINE DEGLI DEI

 

XXI

Questa è l’origine degli dei del Cielo. Nacquero ai piedi del Monte di Dio.

Egli diede loro i loro nomi e rivelò loro il proprio. Il suo nome era Yavé, Egli era Dio e loro erano i suoi Fratelli. Erano i Fratelli di Yavé, il Primogenito degli dei. Nati immortali e indistruttibili, Yavé Dio visse con i suoi Fratelli un tempo meraviglioso. Il suo cuore si saziò della compagnia dei suoi pari. La sua anima gioì della sua vittoria con l’intensità del guerriero che danza la danza degli eroi dopo la sconfitta del nemico. Il suo nemico era la sua Solitudine; essi erano la Sua vittoria vivente sull’inferno che un giorno Egli vide avanzare da quella solitudine che gli si era incisa nel cuore. Dio danzò con i suoi fratelli al fuoco della gioia come Davide per le strade di Gerusalemme il giorno dopo la sconfitta di Golia. Per i suoi fratelli, Dio Yahweh costruì una città sulla cima del suo Monte. La circondò di mura, ciascuna costituita da un unico blocco, ogni blocco di un colore diverso, ogni colore simile a quello di una pietra preziosa. Come se avessero vita propria, o una stella al loro interno che proiettasse la propria luce verso confini senza fine, da quelle mura sgorgano soli che colorano il Cielo e lo trasformano nel Paradiso delle Meraviglie. All’interno di quelle mura divine costruì per Sé e per i Suoi Fratelli una Città, e la chiamò Gerusalemme. Loro, i Fratelli di Yahweh Dio, erano gli dei di Sion, coloro che vivono nella Città di Yahweh, l’Eterna Gerusalemme tra le cui mura indistruttibili ha la Sua dimora Yahweh Dio, il Primogenito degli dei.

 

XXII

Dalle loro mura i Fratelli di Dio videro crescere l’esplosione di vita che non si ferma mai né si arresta e veste il Paradiso di Dio di foreste incantate, di catene montuose alte come l’Himalaya brulicanti di aquile giganti dalle ossa di ghiaccio metallico, leggere come piume e solide come l’acciaio.

La traboccante fantasia divina che per tanto tempo aveva dormito nel cuore del Guerriero si risvegliò sublime e, chiamando la Saggezza, partì con Lei per dipingere sulla tela celeste paesaggi al di là della fantasia dei nostri geni più illustri. L’ispirazione del Creatore, esaltata dalla felicità che stava provando, spinse Dio a concepire nella sua mente una Nuova Creazione. Prese gli dei e li guidò dall’altra parte dell’orizzonte del Cielo, oltre i confini in continua espansione del Paradiso. Come chi invita a prendere posto e a sedersi per contemplare uno spettacolo meraviglioso, Dio inaugurò la Creazione del Nuovo Cosmo.

 

 

XXIII

Ecco l’Inizio della Creazione del Campo delle galassie che circondano l’Universo dei Cieli, la Regione Locale, il cui Cuore è il Cielo, Mondo nato per ospitare sulla sua terra l’Albero della Vita, e attorno al quale i Cieli della Regione Locale estendono l’oceano dei loro continenti di stelle.

Pronto a procedere alla Creazione del Nuovo Cosmo, dal Braccio Creatore Divino nacquero fiumi di energia che, estendendosi attraverso le regioni esterne dell’Universo dei Cieli dei cieli, trasformarono lo Spazio in uno spettacolo pirotecnico in cui ogni esplosione segnava la fine di una galassia.

Alla Notte seguì il Giorno; l’alba fu una nuova esplosione di fuochi d’artificio alla piena luce dell’aurora della Nuova Era che si era aperta; e ogni esplosione segnò l’Inizio di una Nuova Galassia.

Tale è l’origine del Nuovo Cosmo. Dio trasformò in energia tutta la materia non creata che circondava il suo Mondo; subito dopo trasformò tutta questa energia in Nuova Materia. Tale è l’origine delle Galassie che attualmente esistono e circondano la Regione Locale.

Dio creò quindi il Cosmo affinché continuasse a crescere eternamente. Questa crescita è paragonabile a un’onda che, espandendosi nell’Eternità senza perdere l’energia originaria, raddoppia il proprio raggio in funzione del quadrato della velocità della luce che irradia verso l’Infinito.

Questo fiume di energia cosmica sfocia nel campo spazio-temporale che circonda l’intera Creazione; un campo creatore nel quale, entrando l’energia prodotta dal campo delle galassie, inizia il suo viaggio verso le stelle. Tale è l’origine delle stelle.

Quando le stelle nascono, poiché il raggio e l’oceano attraverso cui l’energia naviga dal microcosmo al macrocosmo sono invisibili, le stelle annunciano la loro nascita con un’esplosione di luce.

Poiché la nascita delle stelle avviene in sciami, si parla di Big Bang; ma sarebbe più corretto parlare dell’accensione e dello spegnimento di una lampadina: non si produce distruzione, bensì creazione. E più che di esplosione, di implosione.

Errore ancora più grave è concentrare la creazione della Materia in un unico istante nel Tempo e nello Spazio. Non c’è stato un Big Bang; ce ne sono stati molti; e non mancheranno mai, poiché il processo di trasformazione dell’energia cosmica in materia astrofisica è costante, autonomo e si estende all’Infinito per l’Eternità, avendo sempre in Dio la Fonte da cui si nutre l’Oceano dello spazio-tempo all’origine della Creazione del Nuovo Cosmo.

 

XXIV

Ma al termine di questo Principio della Creazione di tutte le cose, questo movimento stava per perire ed essere distrutto per sempre.

Quando Dio Creatore, Signore della Materia, dello Spazio e del Tempo, ebbe finito di mettere in moto questo processo di creazione delle galassie, felice con la gioia dell’artista, del genio consapevole di aver meravigliato il proprio pubblico, e pazzo di gioia all’idea di dire ai propri Fratelli:

«Venite, seguiamo le tracce di un raggio di luce fino ai confini del nostro universo; accompagnatemi, seguiamo le tracce dell’aquila di Andromeda attraverso le catene montuose di Orione», quando ormai il suo cuore batteva di perfetta felicità, il Giorno dell’Origine di tutte le cose subì una svolta e si trasformò nel giorno più duro della Sua esistenza.

Che risposta trovò al Suo invito sulle labbra degli dei, i Suoi Fratelli?

Sulle labbra degli dei gravava, pesante come una lastra di pietra, la verità che avevano appena scoperto:

«Yahvé Dio, l’Unico e Vero Dio Vivente».

Essi erano i Suoi Fratelli perché, nel Suo bisogno di quell’Eguale, Yahweh Dio Si era donato a tal punto per vincere la Solitudine che un giorno Lo aveva circondato con il Suo Inferno, che, superando l’ultima frontiera, la creazione della vita a Sua immagine e somiglianza, credette di trovare la Vittoria Finale che Gli era stata negata.

 

XXV

Li trattò come veri fratelli e veri dei; li adottò come fratelli con la sincerità e la dedizione di chi dà tutto e dimentica tutti i momenti difficili, immergendosi in quelli belli a venire senza alcuna paura di essere nuovamente colpito dalle tempeste che avevano scaricato i loro fulmini e tuoni sulla sua solitudine. Ma ora che avevano scoperto in Yavé Dio l’Unico Vero Dio Vivente: come avrebbero potuto ingannarsi credendosi ciò che non erano mai stati?

Erano creature. Solo questo, creature.

Erano creature come quelle galassie che Egli stava creando; come il Cielo stesso che li aveva generati, come l’Universo che era appena nato.

Come avrebbero potuto guardarlo di nuovo con gli occhi di chi si crede Uguale, un altro membro della sua Famiglia? Come impedire che le loro ginocchia si piegassero per adorare il loro Signore e Creatore? Non sapevano forse che non appena Yavé Dio avesse posato lo sguardo su di loro, la sua anima si sarebbe spezzata nel vedere nei loro occhi il fallimento del Guerriero che aveva cercato in loro il Fratello che non aveva mai avuto e che non avrebbe mai avuto? Come avrebbero potuto seguire l’Unico Vero Dio Vivente attraverso gli spazi cosmici, la cui immensità non comprendevano e le cui forze potevano essere godute solo da Colui che era nato in mezzo a loro?

L’Origine degli dei, la loro origine, l’origine dei Fratelli di Yahweh, era questa, e ora lo sapevano. La loro origine era stata il bisogno che Egli, Dio Increato, aveva avuto di vincere la Solitudine che si era impadronita del Saggio Onnipotente che avevano appena visto all’opera. Loro erano stati la sua vittoria; e ora erano il suo fallimento. Come alzare lo sguardo e osare aprire bocca? Cosa avrebbero potuto dirgli: «Ci dispiace, Signore e nostro Creatore, ma ti capiamo»?

 

XXVI

E così fu. Quando Yahweh Dio, il Primogenito degli dei, diede inizio alla Creazione delle galassie e volse il volto verso i Suoi Fratelli, quando stava per aprire la bocca per invitarli a navigare nel Cosmo, si trovò i Suoi Fratelli in ginocchio, che non osavano guardarlo negli occhi e già soffrivano per ciò che sapevano sarebbe accaduto. E lo sapevano perché Lo conoscevano così bene, Lo amavano così tanto da sapere che avrebbe reagito come avrebbe reagito, come reagì, come stava reagendo. «Yahvé Dio, Signore e Unico Vero Dio!», fu la dichiarazione che sgorgò dalle loro labbra. In queste quattro parole era racchiuso tutto il mistero del loro passato, della loro vita, del loro presente, del loro futuro: Signore, Unico, Vero Dio Vivente.

 

XXVII

Yahvé Dio guardò nell’intimo dei suoi Fratelli e vide nelle loro menti come tu ed io vediamo attraverso il cristallo. Dio non disse nulla. Non lasciò trasparire alcuna emozione. L’illusione infranta del genio che porta a termine la sua opera e attende l’acclamazione gioiosa del suo pubblico incondizionato e devoto, si trasformò nella tristezza di chi scopre nella sala il silenzio assoluto. Senza sapere come reagire, se non voltarsi e scomparire dal palcoscenico senza lasciare traccia della propria esistenza, Yahweh Dio si perse nelle distanze dall’altra parte del Cosmo appena creato. E man mano che si allontanava dalla scena della Sua Creazione, quella Sua solitudine eterna e infinita, contro la quale aveva eretto tutto questo meraviglioso spettacolo, cominciò a crescere nel Suo Essere come una stella seminata nella Sua anima dallo stesso Inferno. Più lo bruciava il fuoco della Sua Solitudine Eterna, più velocemente Yavé Dio si allontanava da tutto ciò che amava. Più veloce correva in fuga dal suo destino, più gli ardeva nell’Essere quella stella degli abissi. Più lo bruciava il suo fallimento, più la rabbia, la collera, l’impotenza, la frustrazione si impadronivano del suo essere. Più crescevano queste emozioni incontrollabili, più il suo Grande Spirito accelerava la sua corsa oltre gli spazi infiniti.

 

XXVIII

E mentre navigava senza controllo in fuga dal proprio destino, la tempesta si scatenò nel suo cuore. L’Eternità, l’Infinito, la Saggezza, perché gli avevano permesso di arrivare a questa situazione? Perché il Giorno in cui ebbe il suo primo sogno non glielo avevano cancellato dalla mente? Quale peccato aveva commesso per essere stato espulso dal suo paradiso increato all’inferno di una creazione che per lui era una prigione? Chi o cosa lo aveva condannato a questa ergastola? Cosa o chi aveva firmato la sua condanna all’eterna solitudine? Qual era il suo crimine? Il giorno in cui sognò l’immortalità per tutte le creature, perché non gli strapparono quel pensiero dalla mente? Era così grave il suo delitto da essere stato espulso dal suo paradiso e condannato in questo modo? A cosa gli serviva aver scoperto il Creatore nel Suo Essere se, con quella scoperta, gli era toccata questa condanna? Tutta la Sua vittoria si era ridotta a un’illusione? A cosa gli serviva essere chi era se non aveva nessuno con cui godere del Suo Essere, e non l’avrebbe mai avuto? Con chi avrebbe riso quando il suo cuore fosse esploso di gioia? Con chi avrebbe navigato per le galassie alla scoperta di nuove frontiere? A chi avrebbe parlato da pari a pari se persino gli dei si inginocchiavano muti, incapaci di rivolgergli la parola da pari a pari? Un’angoscia così devastante e mortale si impadronì del Suo Essere che Yahweh Dio credette di impazzire dal dolore.

 

XXIX

Disperato, pazzo di dolore, diede libero sfogo alla sua tragedia, e dal Suo Braccio onnipotente e onnisciente si diffusero negli spazi proiettili di energia distruttiva, riducendo in macerie ogni materia che incontravano sul loro cammino.

«Prigione? No, cimitero», gridò Yavé Dio all’Eternità e all’Infinito quando l’esplosione del suo dolore divenne incontenibile.

«Non volete la mia morte? Vi scaverò io la mia tomba».

Folle di dolore, sentendosi sconfitto e abbattuto, incapace di trionfare sulla Sua Solitudine, da quello stesso Braccio che poco prima aveva fatto scaturire campi di energia che trasformavano l’antico universo in Nuovi Cieli pieni di colori e suoni, come chi con la sua magia trasforma il deserto in un giardino paradisiaco pieno di uccelli esotici e di ogni sorta di creature fantastiche, da quello stesso Braccio magico, in quell’Ora terribile, scaturirono raggi di energia distruttiva che afferrarono la luce stessa e la contorsero fino a frantumarla sotto il peso della loro velocità infinita.

Il Guerriero e il Saggio, come posseduti dall’insopportabile dolore della sconfitta, si erano dedicati a distruggere l’indistruttibile, a distruggere se stessi e, nella loro distruzione, a seppellire con sé l’Infinito e l’Eternità: un cimitero degno di un Dio, una tomba a sua misura.

 

XXX

Come comprendere quell’Ora di catarsi liberatoria che Dio visse tra le urla? Come osare immaginare la natura dei campi di energia di antimateria che, nel Suo dolore, Dio diffuse negli spazi ultracosmici? Come descrivere che, nel Suo dolore inimmaginabile, il ricordo dell’amore così grande che i Suoi Fratelli Gli avevano ispirato trionfasse sulla Sua tortura e che i raggi della Sua disperazione non raggiungessero il Mondo che Egli aveva costruito solo per loro e a causa loro? Con quali numeri e con quali misure calcoleremo il tempo e l’intensità di quell’Ora di catarsi liberatoria? Quanti chili di energia distruttiva poteva generare Dio prima di cadere esausto, come morto, ai piedi della figlia dell’Infinito e dell’Eternità?

Come morto, senza voglia di respirare, senza forze per aprire gli occhi, senza desiderio di risvegliarsi.

Quanta materia avrebbe dovuto essere bruciata e ridotta a tenebre prima che la stanchezza raggiungesse il Suo Braccio e il Suo Essere cadesse esausto sul cimitero che aveva eretto attorno a sé? Quale altezza avrebbe dovuto raggiungere la fossa tra le cui pareti tenebrose sarebbe stato sepolto un Dio? Quale peso daremo alla lastra per la fossa di un Dio? Per quanto tempo Yahweh Dio scavò per sé la propria tomba? Quando, in quale momento tutto il suo dolore si trasformò in tenebre fluttuanti negli spazi ultra-cosmici, e Dio cadde come morto, senza forze, sopraffatto dalla catarsi liberata?

 

XXXI

In effetti, Dio, quel meraviglioso Primogenito degli dei, quel guerriero e re di un impero che un tempo comprendeva innumerevoli mondi, quel saggio che provò gioia nello scoprire tutti i segreti della Scienza della Creazione, quell’avventuriero che navigava per la terra al di là dell’Orizzonte dell’Infinito, quel Dio dell’Eternità che gareggiava in corsa con le creature del paradiso della Non-Creazione, quell’Essere giaceva come morto ai piedi della sua Amata, la Saggezza, sua Sposa.

Lei sarebbe stata la prima cosa che Lui avrebbe visto aprendo gli occhi.

 

XXXII

Per quanto tempo rimase come morto Colui che nella sua Innocenza era più amato di centomila universi? Come potremo dire: «Giaceva come morto da tanto tempo»?

Dio non aveva più la forza di continuare a vivere, né voleva alzarsi! Cosa lo attendeva, l’eterna solitudine? Ma alla fine aprì gli occhi. Il suo sguardo vagava sull’orizzonte, il suo pensiero vagava senza meta. Allora La trovò lì.

Dio aprì gli occhi e La trovò lì, la figlia dell’Infinito e dell’Eternità, al suo fianco, che gli sussurrava all’orecchio le sue parole d’amore: «Tu sei, mio Amato, il vero Dio. “TU, Dio, nostro Figlio, sei in Te”».

Allora dalle labbra divine uscirono queste parole di vita: «Dio vero da Dio vero, GENERATO, non creato, INCREATO, della stessa natura del Padre…»

 

 

CAPITOLO QUARTO

CREAZIONE E STORIA DEL REGNO DI DIO

 

XXXIII

Non avete mai visto la farfalla bianca saltellare allegramente di fiore in fiore, cantando gioiosamente ogni secondo delle sue ventiquattro ore di esistenza? Non vi ha mai incantato il canto dell’uccello canoro tra le sbarre della sua gabbia, facendovi chiedere cosa fareste voi al suo posto? Vi siete mai fermati a contare le stelle che stanno in un angolo del porto, quando il sole spruzza frecce dorate sulle acque di mezzogiorno, capaci di far innamorare la dura pietra che alcuni di noi hanno al posto del cuore?

Com’è bello vedere di nuovo felice chi si era smarrito nei deserti della propria insopportabile solitudine! Perché un uomo deve misurare l’immensità dei cieli con il metro della propria statura? Quanti anni luce a tutto tondo copre l’anima che sorride felice tra uccelli canori e farfalle che volano di galassia in galassia senza paura dell’eternità e dell’infinito?

È Lui, ritorna, le stelle si ergono sulle loro colonne, le galassie battono le mani, gli dei cantano la danza della vittoria al fuoco del rogo dove l’Avvoltoio Fenice è rinato dalle sue ceneri per non tornare mai più preda delle sue fiamme.

Dio disse solo queste parole ai suoi Fratelli:

«Questo è Gesù, il mio Figlio Amato».

E in queste cinque parole era racchiuso tutto il mistero del Futuro dell’intera Creazione. Gli dei si inginocchiarono e vissero la felicità di Dio Padre con la stessa intensità con cui avevano vissuto la tragedia del Fratello che se n’era andato. Bastava loro vedere la Sua Felicità per sapere che Colui era il loro Uguale, TU Dio, il Compagno che Dio stesso aveva cercato in loro e non era riuscito a trovare.

 

XXXIV

Allora, trascorso quel tempo di felicità, dal cuore della Vittoria di Dio Padre, lo Spirito del Creatore si risvegliò in Dio. Dio Padre prese il Suo Figlio Unigenito, Gesù, lasciò il Suo Mondo nelle mani dei Suoi Fratelli, gli dei, e trasformando il Cosmo in un campo di materia prima creò l’Oceano dei Cieli. In questo Oceano di stelle lo Spirito Creatore seminò il seme dell’Albero della Vita. E in qualche parte di quell’Universo nacque un mondo, con il suo Regno, il primo dei Popoli che avrebbero abitato per sempre nel Paradiso che Dio creò per suo Figlio.

Dio coltivò la Civiltà del mondo di quel Primo Giorno della Prima Settimana della Creazione, gli diede come sistema sociale una costituzione monarchica e generò nel suo re un fratello per suo Figlio. Poi prese il Regno del Primo Giorno della Prima Settimana della Creazione e lo condusse alla sua Dimora nel Paradiso di Dio.

Quando questo Primo Regno giunse in Paradiso, il suo Popolo scoprì che il Cielo è uno specchio che riflette tutte le fasi dell’evoluzione della vita, dalle prime fasi della Preistoria fino all’alba della Storia.

La Terra delle Meraviglie fu allora chiamata così dagli dei.

E così fu: questo Evento si verificò ben cinque volte. Cinque volte il Creatore seminò il seme della Vita nell’Universo dei Cieli. Cinque mondi nacquero tra le stelle dell’Universo, ogni mondo con la propria Civiltà, ogni Popolo con le proprie caratteristiche ontologiche, ciascuno un regno con una propria costituzione sociale, con il proprio re a capo. Al termine del Quinto Giorno della Prima Settimana della Creazione, il Paradiso di Dio si era trasformato in un Impero. Dio sedeva nella Cupola del Potere come suo Giudice Universale Supremo, e alla sua destra il Re dei re e Signore dei signori del suo Impero, il suo Figlio Primogenito, Gesù, Dio Unigenito.

Durante quei Cinque Giorni della Prima Settimana della Creazione, Yahweh Dio affidò il governo del Suo Impero nelle mani dei Suoi Fratelli e Figli. La Storia di questo Impero è scritta nel Libro che tratta delle Origini e della Storia del Cielo. Il giorno in cui toccherà a noi salire nel Mondo da cui discese Gesù Cristo, avremo l’opportunità di conoscere ogni cosa sulla creazione dei Cinque Mondi che formavano l’Impero del Paradiso prima della Creazione del nostro Mondo, il Sesto nel Tempo: nomi, linee evolutive, costituzione astronomica, costituzione sociale e così via. Tutte queste cose sono scritte nei libri che trattano delle Cronache dell’Impero di Dio.

 

XXXV

Accadde quindi che il Quarto Giorno della Prima Settimana della Creazione uno di quei Principi dell’Impero di Dio scoprì un seme.

Era il seme dell’albero della Conoscenza del bene e del male.

La sua prima manifestazione fu il Dubbio. La sua conseguenza finale, il suo frutto, fu la Guerra, frutto che ben presto tutti i regni dell’Impero avrebbero avuto modo di assaporare.

Che Gesù, il Re dei re e Signore dei signori, fosse Dio Figlio Unigenito, questo lo sapevano tutti i cittadini dell’Impero di Dio.

Crederci o non crederci era un’altra questione. Ma, questione o meno, il Dubbio era qualcosa che a nessun figlio di Dio era mai nemmeno venuto in mente di porsi.

Il fatto era che Dio e suo Figlio andavano e venivano dall’Impero all’Universo e dall’Universo all’Impero, e tra l’andata e il ritorno trascorrevano milioni di anni. In quel Quarto Giorno della Prima Settimana della Creazione, uno dei Principi vide nel dubbio sulla veridicità dell’Unigenitura di Gesù, il Re dei re e Signore dei signori, la porta attraverso la quale riconfigurare la struttura dell’Impero dei Cieli secondo il proprio pensiero. Perché non avrebbe potuto ricevere la reggenza dell’Impero durante i Periodi Creazionali proprio lui, Satana, figlio di Dio?

Era un pensiero che a nessuno era mai venuto in mente nemmeno di formulare. E che, curiosamente, trovò orecchie disposte ad ascoltarlo. E crebbe. Così, , colti di sorpresa dalla ribellione di quel figlio di Dio e dei suoi alleati, il Paradiso si trasformò in un inferno.

Una volta che i ribelli si furono uniti in quello che fu chiamato l’Asse del Drago, gli eserciti del Drago si lanciarono alla conquista del Trono del Re dei re e Signore dei signori.

Fu la prima Guerra Mondiale del Cielo.

Satana, alla guida dell’Asse del Drago, con i suoi eserciti devastò i confini dei regni vicini e avanzò verso Sion alla conquista del Trono del Re dei re.

Sbalorditi, meravigliati da ciò che stavano vedendo, incapaci di reagire per lo stupore, i Fratelli e i figli di Dio che si rifiutarono di accettare anche solo la possibilità di una simile riconfigurazione; dalle mura della Città di Dio i Principi della Casa di Yahweh e di Sion contemplarono l’avanzata delle forze del Drago e la carica dei Popoli dell’Impero in direzione della Gerusalemme degli dei.

Infatti, nulla di ciò che i Fratelli e i figli di Dio dissero loro per indurli a deporre le armi entrò nella testa di Satana e dei suoi. Così, superata la sorpresa iniziale, il contrattacco prese il sopravvento.

Gli dei aprirono il Sigillo delle loro origini e i Principi si nutrirono delle loro forze. I Principi Gabriele, Michele e Raffaele si rivestirono dell’invincibilità degli dei, annientarono il nemico, lo respinsero fino ai suoi regni, lo assediarono nelle sue fortezze, lo catturarono e lo rinchiusero nei suoi palazzi fino al ritorno del Giudice della Creazione, che avrebbe pronunciato la sentenza.

Accadde allora che, quando il Padre e il Figlio tornarono dai Cieli della Creazione portando con sé un nuovo Regno in Paradiso, i figli di Dio uscirono loro incontro, ma tra loro non c’era Satana.

A Dio bastò uno sguardo per scoprirne il motivo. Ma volendo lasciare tutto alla lezione appresa e non volendo in alcun modo che suo Figlio scoprisse l’esistenza della Scienza del bene e del male, ordinò che tutti i suoi figli si presentassero al Suo cospetto per la celebrazione della Festa di Benvenuto del Regno del Quarto Giorno della Prima Settimana della Creazione.

E la questione finì lì.

Come era naturale, l’Impero si vestì a festa per la Festa di Benvenuto. Il Regno del Quarto Giorno della Prima Settimana della Creazione occupò la sua Dimora nell’Impero del Figlio di Dio; il suo Re fu presentato alla Famiglia degli dei.

Gioia, dunque.

Il ricordo del Drago che con il suo alito accendeva la Guerra si trasformò nel ricordo di un incubo che se n’era andato e non sarebbe mai più tornato.

Gioia nel perdono.

Così, spuntò l’alba del Quinto Giorno della Prima Settimana della Creazione. Ancora una volta Dio e suo Figlio affidarono la Reggenza del loro Impero nelle mani dei Membri della Casa «di Yahweh e Sion».

E dopo migliaia di anni, l’incredibile accadde di nuovo.

Come un mulo che non impara mai la lezione, Satana tornò a muoversi nell’ombra. Trovò alleati e si accordarono per risvegliare il Drago.

Presa la decisione, con il piano di conquista dell’Impero sul tavolo, la nuova guerra, la Seconda Guerra Mondiale del Cielo, ebbe inizio.

Ancora una volta gli dei e i principi del Cielo furono colti di sorpresa.

 

Santo Dio, come spiegare che questa nuova ribellione fosse scoppiata proprio loro in faccia! Anche se avessero vinto, e sulla vittoria non avevano alcun dubbio, l’incapacità della Casa di Dio di mantenere la pace sarebbe ormai dimostrata per sempre.

La riflessione prese il sopravvento.

Cosa stava succedendo?

Com’era possibile che semplici creature di argilla osassero mettere in dubbio la Veridicità del Figlio Unigenito di Dio?

O semplicemente osassero sognare di costringere Dio a fare la loro volontà e a dare il via libera alla trasformazione dell’Impero in un Olimpo di dei soggetti a una legge di immunità rispetto alle leggi del Cielo?

 

XXXVI

E così fu: la Seconda Guerra Mondiale del Cielo si concluse allo stesso modo. Il Drago fu neutralizzato, incatenato e tenuto sotto sorveglianza fino al ritorno del Giudice dell’Impero.

Ma quella fu una vittoria amara. Una vittoria che ai vincitori non sembrò affatto un trionfo. Avevano deluso per la seconda volta Colui che, durante la Sua assenza, aveva affidato loro la reggenza universale. Cosa sarebbe successo al Suo ritorno? Come spiegare ciò che loro stessi non riuscivano a comprendere?

Alla fine Dio e Suo Figlio tornarono dall’Oceano delle stelle. Per mano portavano un nuovo Regno, come sempre con il Suo Principe alla guida.

Con quella gioia del Padre che ha appena dato alla luce un nuovo figlio, del Figlio che saluta la nascita di un fratellino, il Padre e il Figlio tornarono a Casa.

Qui accadde di nuovo la stessa cosa. Per un istante il Figlio scoprì nel tono del Padre, mentre dava l’ordine a tutti i Suoi figli di presentarsi davanti a Lui, qualcosa… qualcosa di misterioso. Ma non andò oltre.

E ancora una volta Dio perdonò i Ribelli.

Tuttavia, Egli sapeva che era urgente adottare misure rivoluzionarie. Non poteva permettere che una Terza Guerra Mondiale scoppiasse durante la sua assenza dal Cielo.

O ridefiniva la struttura del Suo Impero oppure, prima o poi, la Sua Creazione si sarebbe trasformata in un Olimpo di dei che giocavano alla guerra con la responsabilità di chi gode di immunità totale e assoluta di fronte alle leggi.

Non poteva permettere che ciò accadesse. Così si fermò a cercare la risposta che i fatti gli imponevano.

E così fu.

Dio trovò la risposta.

Gli avvenimenti gli imponevano di aprire la sua Creazione a tutti i suoi figli. Così, la prossima volta che lo Spirito del Creatore avesse spiegato le sue ali sull’Universo, tutti i suoi figli lo avrebbero accompagnato.

Dal Sesto Giorno in poi la Creazione sarebbe stata trasformata in uno Spettacolo aperto a tutti i mondi. E per di più, tutti i suoi figli avrebbero partecipato al processo di formazione dei Nuovi Mondi.

Questa fu la prima misura volta a chiudere la via attraverso la quale, col passare del tempo, il Paradiso di Dio si trasformava per le sue creature in una prigione. Meravigliosa e tutto ciò che volete, ma pur sempre una prigione.

Per quanto riguarda il motivo per cui i Popoli della sua Creazione non riuscivano a concepire la propria esistenza come un Albero di cui essi erano i Rami, Dio concepì la Creazione di un Nuovo Popolo, formato da tutti i suoi figli, e in cui, realizzando la fusione di tutte le sue Civiltà in Una Nuova e Unica, una volta entrato nel Paradiso questo Nuovo Popolo avrebbe fatto da malta necessaria affinché i mattoni si unissero e formassero un edificio compatto, solido e indistruttibile.

La proiezione delle Cinque Civiltà dei Regni esistenti sulla Vita Umana avrebbe operato, nella loro fusione, la Nascita di questa Nuova Civiltà che, diffondendosi nel Paradiso, li avrebbe uniti tutti nell’anima di questa Nuova Civiltà in cui si riflettevano e vivevano tutte e ciascuna delle civiltà esistenti. Creato non per il Potere, ma per essere il corpo dello spirito della Saggezza nella sua Creazione, il Popolo Umano avrebbe realizzato la Fusione senza la quale era stato possibile il Dubbio, madre della Guerra.

Per quanto riguarda il Dubbio sul fatto che il Re dei re e Signore dei signori dell’Impero dei Cieli fosse Dio Figlio Unigenito, lo avrebbero visto con i propri occhi.

Così, alla nascita del Sesto Giorno della prima Settimana della Creazione, Dio prese tutti i suoi figli e li condusse al luogo dell’Origine, l’Universo.

Dio creò i Cieli e creò la Terra.

Creò la Terra oltre i confini delle galassie.

E la creò lì affinché i suoi figli vedessero ciò che c’era oltre il Cosmo, l’Abisso avvolto da quelle Tenebre alle quali l’Unico Vero Dio aveva ridotto il Cosmo Increato in quell’Ora che precedette la Nascita del Padre e del Figlio.

Allo stesso tempo chiariva l’incognita su cosa ci fosse oltre i confini del campo delle galassie. Con questo gesto Dio diceva ai suoi figli cosa sarebbe accaduto a chiunque avesse osato dissotterrare nuovamente l’ascia di guerra. La pena per il Ribelle sarebbe stata l’esilio nelle Tenebre, da cui non sarebbe mai tornato, e dove per l’eternità avrebbe sentito lo scricchiolio delle ossa e il battito dei denti.

Allora, una volta allestito il palcoscenico, tutti gli spettatori presero posto. Dio guardò suo Figlio, il quale si fece avanti e, aprendo la bocca, disse:

«Sia la luce».

 

 

E LA LUCE SI FA UOMO…

PER CHIUNQUE VOGLIA VIVERE VIVA PER SEMPRE

 

 

SECONDO LIBRO.

IL CUORE DI MARIA. PARTE PRIMA