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LA HISTORIA DIVINA DE JESUCRISTO.LUZ VERDAD Y VIDAIL LIBRO NELLA SUA LINGUA MADRE, LO SPAGNOLO |
STORIA DIVINA DI GESÙ CRISTO
Questa
è la Volontà Attuale di Dio:
LIBRO QUARTO
LA CREAZIONE DELL’UNIVERSO
In principio Dio creò i
cieli e la terra.
La Terra era informe e
vuota, e le tenebre coprivano la superficie dell’Abisso,
ma lo Spirito di Dio
aleggiava sulla superficie delle acque.
Disse Dio: «Sia la luce»,
e la luce fu.
DICHIARAZIONE DI
PRINCIPI
PRIMA PARTE.-
CREAZIONE DELLA LUCE DELLA GENESI
SECONDA PARTE.-
CREAZIONE DEL FIRMAMENTO DEI CIELI
TERZA PARTE.- LA SCALA
DEGLI ELEMENTI NATURALI
QUARTA PARTE.-
CREAZIONE DELLA BIOSFERA
QUINTA PARTE.-
CREAZIONE DELL’ECOSFERA
SESTA PARTE.-
CREAZIONE DEL SISTEMA SOLARE
SETTIMA PARTE.-
CREAZIONE DEI CIELI
INTRODUZIONE ALLA
COSMOLOGIA DEL XXI SECOLO
Ecco il segreto meglio
custodito al mondo. Nei 3.500 anni trascorsi da Mosè a Cristo Raul, a nessun
essere umano è stato permesso di aprire il Sigillo con cui YAVÉ Dio dispose che
la Storia della Creazione dei Cieli e della Terra rimanesse fuori dalla portata
dell’intelligenza dei millenni; fino al Giorno da Lui stabilito nella Sua
Prescienza, s’intende.
Una volta aperto questo
Sigillo, una volta reso accessibile alla lettura di tutte le nazioni il
geroglifico scritto da Mosè, l’Intelligenza di YAVÉ Dio, il suo Artefice,
risulta magnificata all’infinito, tanto più in quanto i saggi e i geni di tutti
i secoli hanno tentato di aprire questo Sigillo, di leggerne il Contenuto,
senza riuscirci. L’Intelligenza di YAVÉ Dio, Creatore dell’Universo, appare
tanto più elevata e inaccessibile quando si vede che l’uomo al quale ha
concesso la gloria di aprire questo Sigillo e di leggerne il Contenuto a tutte
le nazioni non è altro che un uomo privo di studi se non quelli elementari
propri della sua epoca e del suo popolo.
Ovviamente la forza che
questo Libro deve vincere si moltiplica per quel numero di uomini che,
frustrati dalla loro incapacità di aprire il Sigillo della Genesi, hanno
convenuto tra loro di attribuire tale impossibilità al fatto che il racconto
biblico della Genesi non fosse altro che «una metafora priva di qualsiasi
contenuto scientifico».
Essendo l’intelligenza
umana stata creata per elevarsi all’immagine dell’intelligenza divina, secondo
quanto si legge: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza», tale
frustrazione non poteva che portare alla luce una visione sull’origine dell’Universo
nata per soffocare l’ignoranza umana e mantenere a galla «l’onnipotenza della
Ragione scientifica». Il frutto di questa dualità emotiva ha portato nel mondo
una cosmologia senza Dio, difensiva in un primo momento e offensiva, cioè
anticreazionista, in seguito, con l’obiettivo di salvare la grandezza umana
dalla «morte di Dio».
Ora, Dio non mente; non a
caso disse di Sé stesso: «Io sono la Verità». Quindi, avendo Egli scritto sotto
forma di geroglifico la Memoria della Creazione del nostro Universo, proprio
per l’impossibilità di penetrare nel suo Testo, senza l’intervento della Mano
del suo Autore, e poiché tale impossibilità si manifesta nella caduta della
scienza del XX secolo negli abissi del nazismo, proprio per questa
impossibilità l’esistenza del Testo si è trasformata in una promessa di
apertura, destinata a realizzarsi, grazie a Cristo, in una data nota
esclusivamente a Lui.
In sintesi, il Sigillo
doveva aprirsi e il Mistero del suo Contenuto venire alla luce.
Ora, poiché l’ateismo
scientifico del XIX secolo si è evoluto verso la cosmologia del XX secolo, e
poiché il XX secolo ha costruito una struttura artificiale attorno all’edificio
irreale della sua immagine fittizia dell’Universo nel Tempo e nello Spazio, per
logica lo scontro tra tale visione artificiale e fittizia e la vera immagine
dell’Universo, qui svelata, non può che far scoccare scintille.
Diciamo che la necessità
di fondare su principi pseudoscientifici un’immagine cosmologica priva di
qualsiasi sostegno nella struttura della Realtà ha fatto sorgere, attorno a
quel castello in aria che era la CSXX, un’intera religione neopagana, con le università
come templi e l’Accademia delle Scienze come Vaticano, dimostrando così, pur
nel proprio ateismo, che qualsiasi struttura umana che aspiri a essere
invincibile deve seguire il modello che Cristo ha dato con la propria vita: la
Chiesa cattolica.
Nelle loro aspirazioni
all’immortalità, sia il Terzo Reich che il Partito
marxista-leninista-stalinista non esitarono ad adattare la struttura cattolica
ai propri partiti. L’ateismo anticreazionista della CSXX non sarebbe stato da
meno, né avrebbe mancato di portare a compimento quella copia, tanto più che
tra i suoi artefici figuravano i geni che diedero vita all’Era Atomica.
L’opera di Dio in questo
secolo non è piccola, né modesta.
Ma è proprio
nell’impossibilità che l’Onniscienza e l’Onnipotenza Divine si manifestano
nella loro vera natura infinita ed eterna.
Per quanto riguarda
l’aspetto letterario, tutti i difetti che questo libricino dovesse avere sono
da attribuire a me. Trattandosi di un’Introduzione, ciò non implica
infallibilità né dogma. Tuttavia, poiché i suoi fondamenti sono stati posti dal
Creatore stesso dei Cieli e della Terra, qualsiasi rottura con tali fondamenti
significa riaprire la porta alle Guerre Mondiali.
Con il passare degli anni
il mio pensiero si è evoluto. Il fondamento originario rimane.
La lettura di questo
libricino non è facile, né intendo adattare il mio stile alle leggi del
commercio. Il compito mi risulta tanto più arduo in quanto complessa è stata la
struttura artificiale che la cosmologia del XX secolo ha costruito attorno
all’ateismo della classe scientifica.
Sono stati molti i geni
che hanno usato le spalle di Newton come leva per arrivare a quelle di
Einstein. Tralasciando le rivoluzioni tecnologiche e scientifiche vissute negli
ultimi due secoli, gli eredi di quel sistema cosmologico, fondato su un’ipotesi
la cui grandezza consisteva nell’aver reinventato un universo esistente solo
nelle loro menti, gli astronomi dei nostri giorni preferiscono continuare a
lavorare con gli occhi chiusi di fronte ai dati piuttosto che compromettere
quel meraviglioso edificio cosmologico creato dall’uomo e, sotto il peso delle
prove, dover firmare la demolizione della religione dell’ateismo del XX secolo.
La Verità Divina, tuttavia, è invincibile. I dati archiviati nella memoria
astronomica del XXI secolo si levano per abbattere con un colpo solo quel
castello in aria che era il XX secolo.
La Struttura Dinamica dei
nostri Cieli, questo Firmamento dei Cieli che ogni notte ci apre gli occhi
sulle immensità della sua Creazione, e dal cui libero contemplare gli uomini
sono stati alienati per ragioni di Barbarie Sociale Storica, schiavi com’è di
un Sistema Sociale Animale fondato proprio su quel Sistema Cosmologico dal cui
seno nacquero tutti i Mali del XX Secolo; quando, studiati i dati fisici che
l’astronomia naturale ci fornisce, ci si svela un Edificio di infinita Bellezza
i cui Fondamenti aprono gli occhi del Pensiero all’Esistenza di una Saggezza
Creatrice fondata sull’Intelligenza senza limiti di un Essere Onnipotente la
cui Forza è stata posta al Servizio dell’Albero delle Scienze della Creazione
degli Universi, nella cui attività il suo Essere acquisisce le proprietà
soprannaturali proprie del Creatore del Cosmo: onniscienza e onnipotenza.
È logico, quindi, che di
fronte all’essere o al non essere della CSXX, in quanto Religione della
Scienza, gli astronomi dei nostri giorni continuino a chiudere gli occhi di
fronte all’evidenza che i Dati Astrofisici Universali mettono loro davanti.
Il mio lavoro in questo
contesto consiste nel rendere semplice ciò che è difficile e nel far vedere che
la Luce che acceca gli occhi è la Luce che apre l’Intelligenza della creatura
umana all’Immagine dell’Intelligenza Divina del suo Creatore. Infatti si
continua a preferire lavorare in condizioni animali unicamente ed
esclusivamente per paura di vivere una Libertà che, a Immagine e Somiglianza
della Divina, vince ogni cosa e affronta i problemi dello Spazio e del Tempo
con la coscienza vittoriosa di chi ha imparato che Vivere è un’Avventura,
un’Epopea in costante e continuo avanzamento verso un Orizzonte che rivela la
propria natura man mano che ci si avvicina al suo Confine. Nelle parole del
nostro Creatore, Dio Figlio Unigenito, nostro Re e Signore, nostro Padre e
Maestro: «Ogni giorno porterà la sua fatica».
Comprendo che, avendo
lavorato in questo Campo della Creazione del nostro Universo con la costanza di
chi ha dedicato la propria vita a ricreare la Vera Immagine dei nostri Cieli e
la loro Relazione nello Spazio e nel Tempo con il Cosmo in cui sono stati
creati, avendo formato la mia intelligenza per lavorare con immagini semplici
sostenute dai Dati Astronomici Naturali, mi sia necessario partire da un
Principio Universale chiaro che non lasci spazio a dubbi e funga da Ponte tra
il XX secolo e questa Introduzione al XXI secolo. Per soddisfare questa
esigenza dirò fin da ora che questa Introduzione è ciò che il suo titolo
indica: «Un’Introduzione». Chi apre la Porta compie il proprio lavoro; spetta a
chi entra continuare a lavorare e ad aggiornare il pensiero cosmologico e
astrofisico affinché le nuove generazioni possano muoversi nei prossimi secoli
su un terreno alimentato da un albero delle scienze creative il cui frutto viva
secondo la Legge della Vita e non secondo la Legge della Morte, che fu il frutto
che l’albero dell’ateismo scientifico venne a offrire al XX secolo.
Per quanto riguarda
l’Origine del Cosmo, stabilendo qui il Principio del Nostro Universo come
un’Opera successiva alla Creazione del Cosmo, e un Cosmo che fu creato per
essere il Campo di Materia Prima di cui il suo Creatore avrebbe dovuto servirsi
per la Creazione di Nuovi Universi, questa Origine Cosmologica ebbe luogo in
una Trasformazione Massiccia di materia astrofisica in energia cosmica; energia
globale che, essendo reindirizzata verso campi di energia spazio-temporali, ha
iniziato il suo viaggio di ritorno verso la materia astrofisica.
In sostanza, questo Big
Bang Originale continua a verificarsi ai confini del Cosmo, dove l’energia
cosmica generata dalle galassie viene raccolta da campi di energia
spazio-temporali che trasformano l’energia in materia. E così all’infinito, per
l’eternità, da cui deriva la naturale espansione ad infinitum del Cosmo. La
creazione delle galassie è un evento senza fine che il Creatore del Big Bang
Originale alimenta estendendo lo spazio ai confini della sua creazione man mano
che il tempo si materializza in galassie e ammassi di galassie.
Non è, quindi, un caso che
la Rivoluzione Radioastronomica che stiamo vivendo aggiunga e continui ad
aggiungere nuove galassie a quelle già individuate, espandendo i confini del
Cosmo man mano che questa nuova somma ci apre gli occhi su un’Espansione estranea
a qualsiasi Contrazione Cosmologica Finale.
Proprio come l’Eternità,
l’Infinito e Dio non hanno né inizio né fine: la Creazione è venuta per
rimanere per sempre, in eterno. Il contrario, negare l’espansione all’infinito
del Cosmo nell’affermazione di una contrazione che avrebbe inizio in un punto qualsiasi
della linea dell’Eternità, significa abbandonarsi alla fantascienza, ovvero
tornare all’Età della Fallacia del XX secolo, quando un’ipotesi era legge
finché non ne fosse dimostrata la malvagità. Poiché la malvagità del XX secolo
ha inondato i campi della Terra con due guerre mondiali, la persistenza in una
simile fallacia equivale a dichiarare guerra aperta contro il genere umano,
contro la vita e contro Dio.
E a conclusione di questo
Prologo, l’osservazione in tempo reale dell’evoluzione che le scienze
astronomiche, e fisiche in generale, hanno vissuto negli ultimi 40 anni,
costituisce una fonte di studio di risorse intellettuali favorevoli alla
costruzione di un Pensiero nitido e senza crepe sull’Immagine Naturale che
corrisponde ai nostri Cieli e alla nostra Terra. A questo punto non si può
dubitare che l’immagine che le scienze geologiche e astronomiche proiettano al
genere umano influenzi la sua posizione nei confronti della propria civiltà e
il suo atteggiamento di fronte all’Universo. Cercare di scaricare la
responsabilità e attribuire le proprie colpe a una forza esterna al proprio
sistema è una strategia patologica che, come emerge dalla realtà storica in cui
ci troviamo attualmente, non porta da nessuna parte, o meglio, porta sì a un
luogo ben preciso: la distruzione.
Il ruolo che le scienze naturali hanno avuto
nello scoppio della Seconda Guerra Mondiale è un mea culpa che grava nell’aria
come una lapide su una tomba.
Il rapporto tra Conoscenza e Comportamento è
una legge perfettamente accettata dalle scienze fin dai tempi più illustri
dell’Etologia; per non dilungarci troppo nel tempo, il ruolo che l’ateismo
scientifico, sostenuto dalla scienza del XX secolo, ha avuto nella tragedia del
XX secolo è fuori discussione. A meno che, ovviamente, ora, oltre che ciechi,
non vogliano renderci tutti senza cervello.
Personalmente non credo
che la Malvagità sia stata consapevole. Ma una volta acquisita la Coscienza, le
conseguenze della Libertà non possono essere attribuite all’Impossibilità di
aprire un Sigillo che Dio ha tenuto chiuso con il Suo Pugno e la Sua Scrittura.
Non c’è, quindi, Condanna; né il mio compito consiste nel giudicare i Pensatori
degli ultimi secoli. La Verità va al di là del giudizio sugli altri; nella sua
Natura sta il rendere liberi coloro che si sono trovati rinchiusi nelle tenebre
di un Silenzio che ha origine in una Necessità Cosmologica, oggi superata.
Apriamo dunque la Porta
che per 3.500 anni è rimasta chiusa, per la gloria del nostro Divino Creatore e
per la liberazione di tutte le nazioni del genere umano dalle forze che
l’Ignoranza, nata dalla Caduta del Primo Uomo, aveva scatenato su tutti i popoli
della Terra.
CAPITOLO
1
DICHIARAZIONE
DI PRINCIPI
1. Ma, per cominciare, e
poiché occorre sempre scegliere un buon punto di partenza, dirò che questo
studio sulla Memoria della Creazione dell’Universo (Cieli e Terra) ha la sua
origine nella necessità di aprire la Fede ai principi scientifici della Natura.
Non intendo fondare la Fede su tali principi, poiché la Fede è stata ed è
fondata sui principi soprannaturali di cui i Vangeli costituiscono il Trattato
Eterno. Incarnazione e Resurrezione sono le due colonne del Tempio della Fede;
quando si tratta di domande sull’Origine di tutte le cose, l’unica spiegazione
che i nostri genitori hanno potuto darci, e che noi stessi abbiamo potuto dare,
finora, ai nostri figli, è il Racconto della Creazione dell’Universo secondo la
Genesi. Vale a dire: «Dio creò i Cieli e la Terra»… E il resto, il «come» e il
«quando», sono aspetti dell’Attività Creatrice che possiamo conoscere o
ignorare, ma che non aggiungono né tolgono nulla alla Fede.
2. Il compito che mi sono
prefissato in questo libro è quello di superare la prima delle due incognite:
«il come». Infatti, sebbene la fede sia invincibile, nessuno può negare che la
fede senza l’intelligenza sia corruttibile, come è stato ampiamente dimostrato
nel corso dei secoli. All’ignoranza dobbiamo quindi attribuire tutti gli errori
del Cristianesimo. Di conseguenza, in questo libro andrò dritto alla Verità; e
la verità è questa: l’Universo, questa struttura di ingegneria astrofisica
all’interno delle cui pareti orbita il nostro Sistema Solare, è stato creato
dal Dio della Genesi. Il contrario, ovvero il presunto fatto circostanziale che
questo insieme finale di impressionante bellezza che chiamiamo «l’Universo» si
sia prodotto a partire da una serie caotica di elementi, non ha causato al
materialismo scientifico alcun conflitto psicologico, nella misura in cui la
Scienza ha negato l’esistenza di un’Estetica Naturale. (Questo tema
dell’Estetica dei Cieli e della sua funzione stimolante per l’Intelligenza è
una questione che l’ateismo scientifico ha dichiarato essere frutto di una
serie di casualità, tutte originate dal Caos. Per quanto riguarda il resto:
come sia possibile che il Caos produca Cieli di una bellezza così
impressionante, questo è un punto a cui si sono rifiutati di rispondere. Oppure
hanno risposto con il disprezzo che merita la domanda di uno stolto). Non a
caso il padre dell’etologia e premio Nobel Konrad Lorenz ha messo in relazione
Conoscenza e Comportamento nella sua classica equazione: «Verità =
Sopravvivenza; Menzogna = Distruzione».
3. Gli esempi che il
saggio Konrad Lorenz, padre dell’etologia, parlando del rapporto diretto tra
Conoscenza e Comportamento, ci ha posto davanti agli occhi sono infiniti, ma in
sintesi convergono in una conclusione universale; vale a dire: il Comportamento
positivo, ovvero di sopravvivenza, adattamento ed evoluzione di ogni essere
vivente, è il frutto della sua Conoscenza vera e reale della Natura;
informazioni che acquisisce attraverso i propri sensi, da un lato, e dal
proprio patrimonio filogenetico, dall’altro; in modo tale che, dalla natura del
comportamento in vivo di una specie, possiamo definire la natura della
conoscenza che le serve da base per muoversi nello spazio e nel tempo.
In altre parole, se
forniamo a un individuo un’informazione falsa sullo scenario in cui si muove,
la conseguenza sarà un andamento a zig-zag. Esempio: se a un individuo in
movimento trasmettiamo un’informazione falsa sulla lunghezza di un ostacolo sul
suo percorso – per il quale, man mano che si avvicina, deve prepararsi a
superarlo – indicandogli come dato di fatto una lunghezza di due metri, quando
in realtà sono dieci, la convalida di questa falsità ne causerà la rovina.
Negli animali sono i
sensi, qualunque essi siano, a raccogliere le informazioni man mano che il
movimento si produce. Nell’essere intelligente, nel caso dell’uomo, le
informazioni provengono dalla comunicazione, e pertanto l’individuo è esposto a
una manipolazione fattuale esterna che, guidando il suo comportamento, può o
meno mirare alla sua distruzione. Ora, quando è l’intera specie, l’intero
genere umano, in questo caso, a muoversi lungo un percorso autodistruttivo, per
logica dobbiamo parlare di una patologia intellettuale che, colpendo tutti gli
uomini, non può che trascinarli tutti nell’abisso della propria estinzione. E
poiché la cosmologia si riferisce alla struttura della natura, origine di ogni
vita sulla Terra, il comportamento globale autodistruttivo che caratterizza il
genere umano va ricercato in una patologia dell’intelletto, volta a ricreare
intellettualmente la natura del mondo in cui l’uomo vive, esiste ed è.
4. Tornando al tema
metafisico, il fatto è che nemmeno l’Etica è implicata nella Genetica, e
tuttavia la sua manifestazione si produce a tutti i livelli storici conosciuti.
Pertanto, essendo innata questa necessità, la Conoscenza fa parte della nostra
struttura genetica. O, in altre parole, non reagiremmo all’Estetica
dell’Universo se la nostra struttura genetica non fosse predisposta a
rispondere alle scintille che i Cieli fanno balenare nel nostro cervello.
Pertanto, negando la
relazione tra Intelligenza Naturale ed Estetica Universale, ciò che il
materialismo scientifico ha fatto è stato condurre in un vicolo cieco il treno
della ricerca cosmologica creazionista. Contro tale tentativo va detto che la
storia delle civiltà, fin dai suoi albori, conserva una testimonianza delle
risposte delle diverse culture a questo stimolo naturale (Intelligenza
Naturale-Estetica Universale) rispetto al quale il Genere Umano, trovandosi
com’era nella sua Infanzia Ontologica, non aveva capacità di manipolazione né
di dominio. O, in altre parole, l’essere umano reagisce di fronte alla Bellezza
dell’Universo con la stessa naturalezza con cui gli alberi reagiscono
all’arrivo della primavera e i venti a quello dell’inverno.
Essendo «l’Ammirazione la
madre del Pensiero Filosofico», è la Natura stessa che, portando nella sua
Struttura Universale l’impronta dell’Intelligenza del suo Creatore: il cui
effetto sulla Vita non può che essere una Creatura Intelligente «a immagine e somiglianza
del suo Creatore», genera nell’essere umano il Pensiero Metafisico, in base al
quale egli trascende la propria materialità delle informazioni registrate dai
sensi per elevarsi a una Causa Esterna Universale che ha in Dio la sua Origine.
A questo proposito si
potrebbe obiettare che la Metafisica non ha nulla o poco a che vedere con la
Cosmologia. Obiezione infondata, poiché la Filosofia, essendo madre della
Metafisica, è il fuoco che accende nell’Essere l’Intelligenza che lo conduce
alla Scienza. E la Scienza orienta il proprio Pensiero verso la Creazione. Un
modello di comportamento che osserviamo in tutte le civiltà. E dal quale
deduciamo che l’impronta del Creatore si integra nella Creazione per elevare la
Vita della sua Creatura alla sua Esistenza e Partecipazione all’Eternità.
5. Per quanto riguarda la
Creazione della Vita Intelligente sulla faccia della Terra, all’epoca (parlando
dell’Homo Sapiens Adanensis), l’essere umano nella sua Infanzia Ontologica, la
risposta dell’Uomo allo stimolo dell’Universo nel suo Cervello fu la Parola.
Vale a dire, se la Scienza affonda le sue radici nel fatto dell’ammirazione,
quello stesso fatto rivoluzionò molto prima il Futuro dell’Uomo, aprendogli la
bocca per articolare la sua Prima Parola.
La Prima Parola, la parola
di ammirazione per eccellenza, quale altra poteva essere se non «Dio!».
Infatti, il racconto
biblico sulla creazione dell’Universo ha la sua origine nella soddisfazione di
quello stimolo che risvegliò nell’Uomo la ricerca della conoscenza dell’origine
di tutte le cose. Tra le diverse risposte che le varie nazioni dell’antichità
diedero a tale stimolo (Estetica Celeste-Intelligenza Naturale), la risposta
biblica aprì tra Mosè e i suoi contemporanei una distanza tanto insormontabile
quanto lo era per il Faraone attraversare il Mar Rosso.
6. In effetti, rispetto al
racconto della creazione dell’universo di Mosè, i racconti cosmogonici dei
popoli antichi recavano l’impronta del trauma storico vissuto dai loro padri da
qualche parte al di là del Diluvio. Dei, demoni, oceano, cielo, terra, semidei...
Tutte le paranoie di quegli uomini si mescolarono in un caos mitico dalle cui
viscere non poteva scaturire nulla di buono se non la giustificazione del
comportamento sociale che costituiva il loro patrimonio storico. Motivo per cui
in questo libro preferisco rimandare a un’altra occasione un’analisi sulla
genesi delle risposte dell’Antichità alla sfida del cosmo. Né mi perderò
nell’analisi e nella confutazione delle teorie cosmologiche moderne, poiché,
sebbene sotto una veste diversa, le risposte dell’Età Atomica alle vecchie
domande classiche sull’Origine e sulla Struttura dell’Universo affondavano le
loro radici nello stesso atteggiamento psicologico che trascinò l’uomo antico
nell’Età dei miti e delle leggende.
A tempo debito, quando se
ne presenterà l’occasione, ne analizzerò minuziosamente la struttura fino a
mettere a nudo la natura delle loro ipotesi. Poiché questa Nuova Cosmologia non
è lo sviluppo di un’ipotesi precedente, né è debitrice di alcuna di esse, la
teoria storica che dà il via a questo libro non ha motivo di seguire lo stesso
metodo di registrazione e confutazione di tutte le ipotesi che, dai tempi del
Mondo Classico all’Età Atomica, hanno fatto lo stesso, ovvero cercare di
soddisfare il bisogno di conoscenza dell’essere umano. E considerando che la
libertà di espressione si unisce alla libertà di pensiero per creare il proprio
metodo, ho preferito seguire come linea d’azione la piattaforma tracciata da
Mosè nella Genesi. E lo dico consapevole che senza il lavoro delle generazioni
passate sarebbe impossibile essere qui presenti.
Ora, tenendo conto che
questo progresso era già inscritto nella Storia della nostra Civiltà fin dal
momento in cui il suo Fondatore non è stato altro che Colui che, aprendo la
Bocca, disse: «SIA LA LUCE», questa Introduzione non riconosce altra parentela
se non con Colui che ha disposto che l’Intelligenza umana trovasse la Porta
aperta alla Scienza della Creazione. Le scienze hanno svolto una sacra funzione
storica, nient’altro che preparare l’Intelligenza del nostro Secolo ad accedere
all’Intelligenza senza limiti del nostro Creatore.
7. Dallo studio della
Storia delle Scienze, in generale, e dell’Astronomia, in particolare, si vede
in che modo e in che misura l’Ignoranza fu il lascito che la generazione di
quei mitici artefici delle prime città costruite dalle mani degli uomini lasciò
in eredità al Genere Umano, la cui età dell’oro fu raggiunta quando «la corona
scese dal cielo», quando le città si eressero a corpo del Primo Re della Terra,
quell’Adamo che, sfidando la Legge e disprezzando la Pace nel suo cammino verso
la civiltà della pienezza delle nazioni del genere umano, fece della Guerra
Santa la sua legge di ferro; eredità che condusse tutti alla Morte. Distruzione
in cui si apprezza meglio che in qualsiasi altro luogo il delicato rapporto tra
Conoscenza e Comportamento.
Un’informazione «falsa»
sull’Identità e la Personalità del Creatore, accettata come vera e certa,
scatenò la prima guerra civile mondiale, messa in scena nel fratricidio di
Caino contro Abele; informazione che, se non fosse stata accettata, e se l’Uomo
avesse intrapreso un Cammino diretto verso la Civiltà Universale, avrebbe
risparmiato al Genere Umano tanta sventura.
Ma poiché non siamo in
questo libricino per correggere gli storici dell’Antichità, è bene che per ora
accantoniamo il tema della Caduta alla luce delle scienze storiche, e avremo
tempo, quando Dio lo vorrà, per viaggiare al Settimo Millennio prima di Cristo
e ricreare, alla luce delle prove, il Mondo prima della Caduta di quel primo
regno il cui re ricevette la corona «scesa dal Cielo», Adamo per noi, «Alulim»
per gli eredi di quel mondo perduto… per una mela!
8. Proseguendo con
l’argomento, a titolo introduttivo, e anche se una breve panoramica generale
possa sembrare fuori luogo, l’ingresso di Mosè nella Storia Universale
rivoluzionò la struttura del Futuro dell’Umanità per molte ragioni. Fu il primo
legislatore ad abolire i sacrifici umani. Una volta purificato da Gesù Cristo
dalle pene legate al delitto biblico, il Codice mosaico di giustizia continua a
essere la base della nostra etica sociale, e i suoi «Non uccidere, Non rubare,
Non commettere adulterio, Non rendere falsa testimonianza»… rimangono i
pilastri su cui il Palazzo di Giustizia mantiene la sua struttura fondamentale.
Ovviamente il mondo rimane
tale e quale a causa della battaglia all’ultimo sangue che il seme di Caino
continua a combattere contro Cristo.
Fin dalle origini del
Mondo, di quel mondo rinato dalle ceneri del mondo antico precristiano,
l’obiettivo di regni e imperi, tiranni e dittatori non è stato, né è altro, che
legalizzare il furto, l’adulterio, il crimine, la falsa testimonianza, il sesso
contro natura, ecc. La storia di questa lotta tra la legge della Natura,
scritta da Dio Creatore nel cuore di tutte le prime famiglie della Terra, e la
legge del crimine, il cui scopo era ed è la legalizzazione di tale
trasgressione (in nome dello Stato, della casta, della democrazia, persino di
Dio), ha avuto e ha come linee guida principali quella di condurre le nazioni
all’accettazione della guerra in quanto stile di vita.
Non è necessario
sottolineare l’importanza del Codice di Mosè e la sua natura rivoluzionaria.
Come ho già detto, quel Codice è stato il fuoco che ha fatto risorgere dalle
ceneri quel Mondo Antico che, con la Quadratura dei Cesari, ha condotto
l’Antica Civiltà alla rovina. Animato dallo Spirito di Cristo, da quelle ceneri
è sorto il Mondo Moderno, che oggi sta nuovamente cavalcando verso la propria
rovina in sella agli stessi cavalli che condussero alla caduta l’Impero Romano.
9. In molti modi, quindi,
la Rivoluzione di Mosè continua a influenzarci tre mila cinquecento anni dopo
la sua nascita.
Senza contraddire in alcun
modo la nostra Dogmatica sulla Trinità, il suo monoteismo continua a essere la
Roccia su cui Cristo ha edificato la sua Chiesa. (Dall’opposizione tra quella
forza Antica, bloccata nella sua inerzia, che si rifiutava di compiere il salto
in avanti, e la Nuova, che reclamava di nascere, sorse il grande conflitto che,
con la sua esplosione, restituì alla Sacra Scrittura la natura rivoluzionaria
che aveva alle sue origini e alla quale non rinunciò mai. Grazie a Gesù Cristo,
anche a costo di essere considerato «traditore della patria» per aver voluto
trasformare la Sacra Scrittura in patrimonio universale dell’umanità,
l’Intelligenza Naturale Classica trovò la porta aperta allo studio della
Creazione. E, cosa ancora più importante, Gesù Cristo diede alla Bibbia un
Popolo che l’avrebbe protetta dalla Caduta dell’Impero Romano, ormai
imminente).
10. Il popolo ebraico, è
vero, aveva portato avanti la Sacra Scrittura contro il vento dei secoli. Ma lo
aveva fatto come chi porta un fardello dal quale non può liberarsi. I suoi
periodi di idolatria, le sue epoche di corruzione, così ricorrenti nella sua
storia, non erano altro che questo: la manifestazione di quell’impossibilità di
togliersi quel fardello dalle spalle. Mosè stipulò un Patto tra Dio e il popolo
ebraico in base al quale Israele non sarebbe mai stato distrutto, ma che,
essendo vincolante per entrambe le parti e con l’Occhio di Dio onnipresente,
doveva creare – e creò – nella coscienza del popolo ebraico la necessità di non
sentirsi sorvegliato in modo così costante e onnipresente. L’effetto di quella
necessità di liberazione furono quei periodi di idolatria e corruzione di cui
la Bibbia è così ricca.
Fu proprio questo rapporto
di natura sadomasochista – in quanto Dio sapeva che per l’uomo era impossibile
non peccare, e l’uomo sapeva che per Dio era impossibile smettere di punire – a
condurre il popolo ebraico alla situazione finale che, attraverso il suo
scontro con i poteri sacerdotali di Gerusalemme, ci ha rivelato Gesù Cristo.
Dopo un millennio e mezzo
trascorso a studiare la Sacra Scrittura, vivendola sulla propria pelle – direi
io –, tale era il modello di relazione tra Dio, l’Universo e l’Uomo che
Gerusalemme e i suoi figli si erano formati. I suoi riti liturgici, le sue prescrizioni
legislative, lo stile di vita ebraico in generale, salvo rare eccezioni,
tennero il resto del mondo lontano dalla Sacra Scrittura, e il popolo ebraico,
salvo rare eccezioni, lontano dai libri dell’Età d’Oro della Filosofia e delle
Scienze Classiche.
Gesù Cristo si propose di
abbattere questa situazione, questo muro psico-storico insormontabile in
entrambe le direzioni.
E lo abbatté.
La necessità era vitale. In quanto depositari
della Sacra Scrittura, gli ebrei non potevano ignorare che la Storia Universale
continuava a evolversi e che intorno a loro c’era un altro popolo nel quale Dio
aveva depositato un altro tipo di «scrittura sacra».
Se la Sacra Scrittura era
il frutto dell’amore di Dio per l’Uomo, il frutto dell’amore dell’Uomo per la
Saggezza sarebbe stata la Filosofia, madre della Scienza.
11. Lungo è stato il
cammino della Scienza nel corso dei secoli. Come non poteva essere altrimenti.
Infatti, essendo stato creato l’Uomo per essere partecipe dell’Onniscienza
creatrice, l’intelligenza umana, riflesso vivo dell’Intelligenza Divina, non poteva
né può smettere di aspirare a vivere la propria crescita all’interno della
dimensione onnisciente naturale alla Fonte della propria esistenza. La
conseguenza diretta e nefasta che la Caduta ha lasciato in eredità a tutte le
famiglie del mondo è stata proprio questa disconnessione; così, pur avendo
l’uomo «in sé la potenza di essere», si è trovato, dopo la Caduta,
nell’impossibilità di passare dal «dire» al «fare», ciò che in Filosofia si
chiama: passare dalla «potenza» all’«atto».
Questa impossibilità
naturale si tradusse in mitologie e cosmogonie, una per una e tutte nel loro
insieme, promotrici del Delitto contro una Natura che, pur portando nel proprio
seno la legge Divina, si vide impotente nel ricollegare la Creatura Umana al
proprio Creatore.
L’Ignoranza fu il destino
del genere umano (sulla cui natura approfondiremo a tempo debito, ma non qui,
poiché questo libro è destinato a rimanere esclusivamente nel campo della
conoscenza di Dio in quanto Creatore dei Cieli e della Terra)... Ignoranza contro
la quale si levò il Pensiero Filosofico e, sebbene l’intelligenza umana fosse
asservita alla legge della ragione animale, poiché l’essere umano porta nel
proprio seno il seme dell’intelligenza divina, questa, per disposizione del
Creatore, avrebbe dato i suoi frutti.
12. Così, mil cinquecento
anni dopo la Nascita, giunse per la Scienza l’ora della sua libertà. La tutela
che la Teologia aveva esercitato sul suo corpo giungeva al termine. Solo che la
situazione non era più la stessa. Non si può paragonare il mondo di millecinquecento
anni dopo Mosè con quello di Galileo, millecinquecento anni dopo Gesù Cristo.
Ma per quanto riguarda la fine della tutela della Teologia sulla Scienza, l’Ora
era davvero giunta.
Le lancette dell’orologio
del Tempo avevano continuato a scorrere verso quell’Ora.
Se i teologi si
scandalizzarono per Galileo, non fu perché Dio avesse smesso di essere lo
spirito che, sul volto delle sue creature, infonde il soffio vitale. Direi
piuttosto che fu per il motivo opposto; fu perché la Teologia aveva cercato di
monopolizzare quel soffio vitale e, non riuscendoci, non poteva che
scandalizzarsi di Dio. Ma queste cose erano già state predette. Il vero
problema alla base dell’indipendenza della Scienza nacque quando da quegli
attriti emerse quella sensazione di libertà di chi si libera, finalmente, dalla
protezione di una madre eccessivamente, come direi io, madonnina. Una
sensazione crescente che, alimentata dalla critica della ragione indipendente
nei confronti di una Chiesa ancorata ai suoi comportamenti medievali, finì per convertire
il Mondo Moderno ai diversi tipi di materialismi scientifici.
Dato il condizionamento
intellettuale acquisito dalla scienza moderna, difficilmente il progresso della
conoscenza fisica dell’Universo avrebbe potuto convergere verso l’incontro con
il suo Creatore.
13. Anche se può sembrare
una critica distruttiva – cosa che non è – è un dato di fatto che il fallimento
dell’Età Moderna fosse già scritto nella sua eredità all’Età Atomica. Molte
idee su possibili modelli cosmologici, ognuna un tassello di un puzzle che si
intravedeva meraviglioso, ma che nessuno riusciva a mettere in ordine. Al genio
di Einstein e alla sua generazione toccò elevare il Numero al rango di Parola
e, con il suo potere onnivoro, ordinare il Cosmo. (La follia che – secondo loro
– si celava nel genio indusse i saggi dell’Età Atomica a credere di trovarsi in
una staffetta e che fosse giunto il loro turno di correre. Con la fedeltà dei
saggi a una causa persa, i geni della prima metà del XX secolo si lanciarono
sulla pista che conduceva all’inferno delle guerre mondiali. Quando se ne
resero conto, quando vollero fermare il treno, era ormai troppo tardi, e
l’inerzia fece il resto). Si lanciarono e, come Pilato che si lavava le mani,
si fecero da parte.
Come non coinvolgerli
nella nascita del mostro che hanno nutrito con il latte della legge del più
forte e con il pane della guerra come strumento di progresso ed evoluzione!
Alimentati dalla dottrina
del materialismo scientifico, il mostro nazista e il mostro bolscevico crebbero
fino a trasformarsi negli eserciti di quell’inferno che fece del XX secolo il
periodo più malvagio mai vissuto fino ad allora dal genere umano.
È vero, la caduta
dell’Impero Romano non fu meno infernale, ma il fatto che il XX secolo
disponesse di tutti i mezzi necessari per impedire l’ecatombe apocalittica,
l’aver visto nella guerra l’unico mezzo possibile per uscire dalla crisi
ideologica ed economica che colpiva tutte le nazioni allo stesso modo, ha
trasformato la caduta del mondo moderno nella più grande tragedia mai
conosciuta, sia per il numero di anime intrappolate nell’ecatombe apocalittica,
sia per l’odio e la malvagità che si sono scatenati nei conflitti mondiali del
XX secolo.
In altre parole, secondo
il vangelo del più forte: la guerra mondiale era legittima.
Dovevano iniziare.
E iniziarono
14. Fortunatamente per
noi, tutto ciò che ha un inizio ha una fine, e anche la più grande delle guerre
vissute dal genere umano giunse al termine.
Finì; ma, in fuga dalla
sconfitta del Forte, gli atleti della Scienza corsero in tutte le direzioni e
consegnarono il testimone dell’energia atomica alle due grandi potenze
vincitrici del conflitto.
Nacque la Guerra Fredda.
Una Guerra Fredda che ebbe
origine dalla decisione di Dio di armare Caino e Abele con la stessa mandibola,
allo scopo di impedire il fratricidio attraverso il timore della distruzione di
entrambi. Una politica meravigliosa di cui ora tutti godiamo i frutti. Non che
l’Era Atomica sia, o sia stata, un paradiso di concordi pensamen i rivolti alla
salvezza delle nazioni e alla redenzione della Madre Terra. Niente affatto! Ma
la rivoluzione tecnologica doveva seguire il suo corso.
E, per una di quelle
meravigliose decisioni della Provvidenza, gli occhi dell’Intelligenza umana si
aprirono; cominciarono a penetrare nelle distanze astronomiche.
E, man mano che il campo
universale si ampliava agli occhi telescopici della Civiltà, quell’Universo del
più Forte andò evaporando, svanendo come fa la bolla di sapone che, secondo i
suoi creatori, era. Sbalorditi, con gli occhi increduli di chi vede i propri
idoli vacillare sul piedistallo, incapaci di reggere il peso del terremoto che
scuote le fondamenta della terra, le ultime generazioni della Guerra Fredda
hanno visto la religione di Einstein e la sua dottrina cosmologica tremare sul
proprio altare, senza che i suoi sacerdoti potessero fare nulla per impedirlo.
Ancora una volta la Realtà
ha negato, nega e continuerà a negare l’ideologia del materialismo scientifico.
Prima ha negato il suo vangelo del più forte; poi ha negato la sua dottrina
della necessità della guerra come strumento biologico di civiltà, e ora fa
tremare le fondamenta del Cosmo secondo la Scienza.
15. Ma piuttosto che
perdermi in una critica del comportamento scientifico, preferisco passare
direttamente a sottolineare lo sviluppo della Civiltà come risultato
dell’evoluzione del linguaggio umano, cavallo di battaglia che ci ha condotto
alla vittoria su quell’assenza di conoscenza di cui si lamentava il Figlio di
Dio, dicendo: «Se non comprendete le cose della Terra, come potrete comprendere
quelle del Cielo?».
Non è un esercizio di
retorica affermare che il senso, l’obiettivo, lo scopo verso cui si sono
incamminati questi ultimi due millenni sia stato il superamento di quella
lacuna intellettuale. Ricordiamo che Dio aveva parlato come profeta, Dio aveva
parlato come legislatore, Dio aveva parlato come re e signore; infine Dio parlò
come Padre, ma Dio non ci parlò mai come l’Intelligenza Creatrice di Colui che,
aprendo la bocca, disse: «Sia la luce».
Eppure, pur avendo
affermato di aver creato l’Universo, nel cuore di quell’affermazione era
racchiusa la promessa di farlo. Così, nel lamento del Figlio di Dio questa
promessa pulsava sotto forma di Futuro, che doveva ancora arrivare, che Lui
avrebbe voluto vedere già presente, ma che, purtroppo, doveva ancora giungere.
Infatti, l’intelligenza
dell’Uomo Classico avrebbe dovuto crescere molto per poter comprendere le leggi
della Scienza della Creazione. Il Cammino dalla barbarie all’alba del nostro
tempo sarebbe stato lungo e stretto; ma quel Giorno sarebbe giunto. La Storia
gli avrebbe aperto il suo orizzonte, e la Stella del Mattino che annuncia
l’arrivo del Nuovo Giorno avrebbe fatto risplendere la sua luce sulla Pienezza
delle Nazioni.
16. Vedendola arrivare, da
lontano attraverso i secoli, uno dei Discepoli di Gesù la salutò, dicendo:
«L’ansiosa attesa del Creato attende la manifestazione della gloria della
libertà dei figli di Dio». Figli di Dio erano tutti gli Apostoli di Gesù Cristo;
quando Paolo affermò che «l’intera Creazione» stava aspettando la
«manifestazione della gloria della libertà dei figli di Dio», a modo suo, in quel
modo così intelligente che San Pietro gli riconobbe, San Paolo profetizzò la
Nascita di questo Giorno in cui Dio ci avrebbe parlato come quel Creatore
dell’Universo che si era rivelato all’inizio del suo Libro.
Anzi, i primi due passi in
questa direzione erano già stati compiuti. C’erano la Rivelazione e la Scienza.
Sebbene fosse vero che tra
le due esistesse un muro, il Cristianesimo, come si sarebbe visto nella prima
metà del primo millennio, lo abbatté, e alla luce del suo Magistero la Teologia
e la Scienza impararono a convivere, a crescere insieme.
Ovviamente la Civiltà
avrebbe ancora dovuto affrontare momenti amari e critici; sul suo cammino
incombevano le invasioni, la divisione delle Chiese, la battaglia tra Fede e
Ragione e, alla fine dei due millenni, le guerre mondiali. Solo alla fine lo
spirito dell’Intelligenza sarebbe entrato in scena.
PRIMA
PARTE
LA
CREAZIONE DELLA LUCE NELLA GENESI
CAPITOLO
2
IN
PRINCIPIO DIO CREÒ…
17. Entriamo a pieno
titolo nel tema centrale di questo libro: la Creazione del nostro Universo. E,
per cominciare, poiché non poteva essere altrimenti, ho scelto la Rivelazione
Biblica come via per la scoperta dell’Origine e della Costituzione dei nostri
Cieli e della nostra Terra.
Per il semplice fatto che
il pensiero scientifico si sia allontanato dalla Rivelazione, il diritto di
costruirsi un Universo su misura per ciascuno non è affatto legittimato. La
legittimazione dei modelli dell’universo, «purché nella loro costruzione si utilizzino
come mattoni le scienze dei numeri», non è altro che un modo sottile di
riconoscere in privato, senza affermarlo in pubblico, l’incapacità della
Scienza di slacciare il laccio dei sandali a Colui che è l’Origine di tutte le
Scienze.
Ma poteva forse essere
altrimenti? Nati, per così dire, ieri, pretendiamo forse di negare Dio affinché
il nostro orgoglio si salvi dal fallimento?
18. Curiosamente la
Teologia, contagiata dall’audacia dell’ateismo scientifico, si è lasciata
ingannare dall’impostura della cosmologia del XX secolo; e, condividendo
l’impossibilità di accedere al Pensiero di Dio, è arrivata a far credere alla
Chiesa che il racconto creazionista della Genesi non sia altro che un’altra
metafora priva di qualsiasi contenuto scientifico; ovvero, che l’unico
obiettivo della Rivelazione della Genesi consista nel mettere in relazione
l’esperienza dell’Universo con l’Idea di un Creatore Divino.
Da qui, quindi, a
promuovere un costante aggiornamento del Testo, adattandolo alla mentalità e
all’intelligenza dei secoli, che cosa!
All’orgoglio dell’intellighenzia sarà sempre più utile negare la propria incapacità di elevarsi al livello
del Dio Creatore del Cosmo piuttosto che ammettere l’impossibilità di arrivare
nemmeno alla suola delle scarpe del Creatore di tante meraviglie che adornano
l’Abito del nostro Universo.
19. Gli uni per un motivo
e gli altri per un altro, il fatto è che, entrando nel regno dell’Onniscienza
Creatrice, lo facciamo tutti come chi calca un territorio vergine. Che gli uni
e gli altri – gli uni negando l’esistenza di un Dio Creatore dell’Universo e
del Cosmo, e gli altri affermando la propria impossibilità di entrare nella
Parola Creatrice ricorrendo all’espediente teologico secondo cui il Racconto
sarebbe una Metafora – al di là delle credenze e delle opinioni degli uni e
degli altri, il Racconto della Creazione dell’Universo ha adempiuto alla sua
funzione storica di introdurre l’Uomo al suo Creatore.
Nella Mano di Dio risiede
il Diritto di Intervenire nella propria Creazione; la Rivelazione è stata data
per smascherare la vanità di ogni intelligenza naturale. Ma poiché Dio non
si gloria di ridere delle sue creature, tanto più quando si è unito alla sua
Creazione in quanto Padre, e poiché la Saggezza è il contrario dell’Ignoranza,
nel corpus letterario della Rivelazione era sigillata la Promessa Onnipotente
dell’Accesso, nello spirito della Fede, dell’Intelligenza dell’Uomo
all’Onniscienza Creatrice Divina.
Gioia, dunque, e lasciamo
che il fiume dei secoli trascini nel mare del Passato le argomentazioni nate
per mascherare il fallimento di tutti: scienziati e teologi, per aprire la
Porta, entrare e vedere.
20. Detto questo, tenendo
presente il Pensiero di Dio, il Testo Originale della Genesi dice che:
«La Terra era… confusa!».
«All’inizio la Terra era
confusa e vuota», è la frase completa.
Nella stragrande
maggioranza delle traduzioni dell’originale biblico, specialmente a partire dai
tempi della ribellione di Lutero contro l’Unità della Chiesa Universale fondata
dal Signore Gesù, Unico Re Eterno, Unico Pontefice Universale, Dio Figlio Unigenito,
il quale con il suo Potente Verbo portò all’esistenza la Luce, il Firmamento, e
tutta la vita di cui la Madre Terra fu fecondata dal suo Creatore, le parole:
«La Terra era confusa e vuota», non sono esattamente le stesse.
E si capisce.
Gli stessi traduttori
moderni si sono trovati intrappolati nella logica scientifica e, per evitare ai
propri lettori «la confusione», hanno preferito adattare la Parola di Dio allo
spirito dei tempi.
Qui, a prescindere dai
complessi e dai pregiudizi dell’epoca e dai relativi adattamenti – poiché
riteniamo che Dio sia Eterno –, ho preferito mantenere il Testo originale e
lavorare partendo dalle sue informazioni:
«In principio Dio creò i Cieli e la Terra.
La Terra era informe e
vuota…».
21. Ora, il fatto che la
Terra abbia vissuto un periodo geostorico caratterizzato da un vuoto planetario
(per quanto riguarda la biosfera) è un dato tanto elementare ed evidente quanto
il fatto che nasciamo nudi. Dal punto di vista della geologia classica non si
parla di un periodo storico di vuoto cortese nello stile in cui vuole
presentarlo l’autore della Genesi. Ma se dovessimo attenerci ai criteri della
geostoria moderna, non sarebbe corretto nemmeno parlare di un vuoto, per la
superficie della Terra, a immagine e somiglianza di quello che vediamo sulla
superficie della Luna. Ed è proprio di questo tipo di vuoto cortese che ci
parla l’Autore dell’Apocalisse.
22. La Luna, ad esempio;
parlando della Luna possiamo dire, e diciamo, «che è vuota». Per ragioni
evidenti. Sulla Luna non ci sono piante; la Luna non ha atmosfera; la Luna non
ha oceani; la Luna non ha nulla sulla sua crosta esterna in base alle cui proprietà
potremmo permetterci il lusso di affermare che la Luna abbia avuto, o sia in
procinto di avere, una biosfera.
Della crosta lunare, in
particolare, oltre al fatto che non è altro che un deserto infinito che, per
mancanza di tutto, non presenta nemmeno resti di qualche civiltà perduta nelle
pieghe di uno di quei cataclismi asimoviani che tanto piacevano ai lettori del
XX secolo; e della Luna, in generale, possiamo affermare e affermiamo che «la
Luna è vuota». Senza atmosfera, senza oceani, senza continenti, senza vita di
alcun tipo, né vegetale né animale, la Luna è oggi vuota quanto lo era ieri la
Terra, prima che Lui, il Figlio di Dio, aprisse la bocca e dicesse: «Sia la
luce».
23. Non c’è bisogno di
insistere, e di insistere ancora, sull’immagine geostorica dal cui quadro il
Verbo, aprendo la Sua bocca, con la Sua Parola Onnipotente rivestì la Nudezza
della Madre Terra con il Manto di Ghiaccio che Egli chiamò «la Luce».
Quando, dunque, l’Autore
Divino ci rivela che la Terra «all’inizio era vuota», l’immagine scientifica
che il suo Creatore, Dio Padre, vuole trasmetterci e ci fa giungere è questa:
quella di una Luna supergigante chiamata Terra. E sarebbe a questo Pianeta
nella sua Infanzia, «nudo» ed esposto alla sua distruzione, che Dio Figlio si
avvicinò, per meraviglia di tutti i figli di Dio, «non di questa Creazione», e
aprendo la Sua Bocca diede Inizio alla Creazione del Genere Umano.
24. Così, per ampliare i
nostri orizzonti, la scala degli elementi naturali che la Genesi ci invita a
scalare ci pone di fronte a una Terra senza oceani, senza atmosfera, senza
continenti, senza calotte polari, senza piante, senza animali, senza uccelli né
pesci. In una parola, senza biosfera. E da questa prospettiva retrospettiva,
con tutta la calma del mondo, un uomo di 35 secoli fa poneva questa domanda a
tutti i saggi di ogni tempo e luogo, nati e yet to be born:
«Signore e signori,
partendo da quel pianeta vuoto, vuoto quanto la superficie della Luna: come ha
creato Dio l’acqua, il ghiaccio, l’aria, la terra, il fuoco? Vale a dire, gli
oceani, i continenti, l’atmosfera, le calotte polari, le piante, gli uccelli, i
pesci e ogni forma di vita».
Da allora la domanda
dell’Autore dell’Apocalisse è rimasta sospesa sull’intelletto dei millenni.
25. A questo punto, nella
distanza che separa l’autore divino dal lettore del XXI secolo, la risposta
ufficiale, per bocca di teologi e scienziati, è che Mosè si sia limitato a
inventare una metafora basata su una rara forma di iperbole mistica.
Personalmente non so come
definire un fallimento che nega la possibilità di qualsiasi vittoria e che,
nell’affermazione del Nulla, spera di affogare la propria sconfitta nel mare
dell’oblio. Forse un giorno riuscirò a trovare la risposta. Nel frattempo, il
primo compito di questo libro è dimostrare, contro Cartesio, che Dio non mente.
Il secondo, che i geni si sono creduti più intelligenti di quanto fossero in
realtà. E il terzo, dare la risposta corretta alla domanda verso cui si è
incamminata la Civiltà: «Come ha creato Dio l’Universo?».
26. La necessità che ci
obbliga a iniziare da qualche parte ci ha posto di fronte all’Informazione
Biblica in questione:
«In principio Dio creò i cieli e la terra.
La Terra era informe e
vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’Abisso, ma lo spirito di Dio
aleggiava sulla superficie delle Acque.
Disse Dio: «Sia la luce»;
e la luce fu».
Quante volte è stata letta
questa Informazione? Quante volte è stata commentata questa Rivelazione? Quante
generazioni hanno cercato di strapparle il segreto! E quanti pensatori sono
stati onesti con se stessi e con gli altri e hanno riconosciuto che il quoziente
intellettivo di chi ha creato questi Cieli e questa Terra è tanto lontano dal
quoziente intellettivo umano quanto lo è l’Inferno dal Cielo?
(In questo libro il tempo
andrà sempre inteso su scala geologica. Man mano che si procede, si apriranno
nuovi orizzonti. Il Principio è il problema. E il problema sta nella scelta
della piattaforma).
CAPITOLO
3.- CREAZIONE DELLA TERRA
27. L’Informazione biblica
ci colloca su una piattaforma geologica specifica. In concreto, la Rivelazione
stende ai nostri piedi un periodo geostorico. Se partendo dalla sua
Informazione («la Terra era vuota») guardiamo intorno a noi e cancelliamo dalla
superficie del Globo tutti gli elementi classici della Natura: atmosfera,
continenti, oceani e calotte polari; cosa ci rimane? Ci rimane un pianeta vuoto
il giorno prima della Nascita della sua Biosfera!
Ma il punto, verso cui
l’intelligenza è stata messa in moto, si concentra sulla ricerca della risposta
per la quale sono stati sprecati tanti sforzi. Voglio dire: partendo da un
pianeta con tali caratteristiche geologiche, con una crosta primaria priva di
qualsiasi elemento naturale con cui iniziare a fare qualcosa, l’immagine più
vicina al suo stato primario è la vista della superficie lunare; partendo da
questo stato primario, la domanda è:
Come ha fatto Dio a creare
la biosfera?
Questo sarebbe il modo
tradizionale di affrontare l’argomento.
Ma ce n’è un’altra.
28. Affrontiamo
l’argomento da una nuova prospettiva. Perché non poniamo noi stessi la domanda?
Vale a dire: quale serie di processi fisici dovremmo innescare, controllare e
dirigere per creare una biosfera partendo da una piattaforma geologica simile?
Bisogna vederlo per
crederci! In futuro vedremo con i nostri occhi Dio all’opera e rimarremo
meravigliati nel contemplare come Dio compie le Sue Opere. A proposito di
queste, suo Figlio, mentre ci rivolgeva un invito a partecipare allo spettacolo
della Creazione, ci ha stupito dicendoci «che suo Padre compirà opere più
grandi di questa». Da ciò comprendiamo anche che quell’invito è stato la causa
della partecipazione di i figli di Dio a quest’opera, la Creazione dei nostri
Cieli e della nostra Terra; Invito che raggiunse la sua felicità suprema
quando, chiamando i suoi figli, li rese partecipi della nostra Formazione, e
dicendo «Facciamo l’Uomo a nostra Immagine e a nostra Somiglianza», l’Invito fu
aperto alla Partecipazione all’Atto Creatore.
Detto questo, e per non
perderci in percorsi paralleli, e poiché l’Origine del nostro Universo non può
essere vista da noi se non con gli occhi dell’Intelligenza, sarà con questi
occhi dell’intelligenza che vedremo come Dio creò la Luce e tutte le cose.
29. Va da sé che il
recupero, per la Memoria dell’Umanità, di una Realtà Storica alla quale al
Genere Umano era stato negato l’accesso, per logica deve scontrarsi con i
sistemi cosmologici che il Mondo Moderno si è creato per colmare quel vuoto.
Irrilevanti i dettagli
sulle origini dei sistemi cosmologici del XX secolo, ai quali, per conferire
loro maggiore veridicità virtuale, è stato assegnato il tempo persino in
nanosecondi; l’entrata in gioco del vero sistema storico nell’origine
dell’Universo non può che sconvolgere l’intelligenza di tutti coloro il cui
pensiero è ancora ancorato all’oceano nelle cui acque è morto il Mondo Moderno.
Da parte mia, abituato a
navigare liberamente nella Conoscenza delle Memorie dell’Universo, corro sempre
il rischio di procedere a una velocità superiore a quella che il lettore è in
grado di seguire. Confido di poter superare questo problema. Almeno così spero.
Ho tracciato la
piattaforma geostorica da cui partiremo.
All’alba del Primo Giorno
della Genesi la Terra era vuota, nuda, senza oceani né continenti né atmosfera
né calotte polari. Nessuno degli elementi naturali rivestiva la nudità della
Terra il giorno dopo la sua nascita. Come creò, allora, Dio la Biosfera?
Come la creeremmo noi, se
ne avessimo il potere?
30. Infatti, Dio creò
la Terra nelle Tenebre, poiché l’Autore scrive che, una volta creata la
Luce, Dio separò la Luce dalle Tenebre; e poi dice che «Dio creò le stelle per
separare la Luce dalle Tenebre».
Da qui la domanda: dove si
trovavano, e dove si trovano, quelle Tenebre «che coprivano la superficie
dell’Abisso» tra le quali Dio creò la Luce?
A questa questione verrà
data, a tempo debito, la dovuta risposta. Da quanto si legge si vede, con
occhio d’aquila, che ovunque si trovassero quelle Tenebre tra le quali Dio creò
la Luce, in origine la Terra non fu creata nel seno delle stelle dei nostri
Cieli. Un’affermazione precoce che avanza sulle ali dell’aurora, ma che si
vedrà coprire il firmamento del Secolo con la potenza del Sole che allontana la
Notte dal Giorno.
Basta prendere carta e
matita, elaborare le informazioni partendo dal Principio, mettere in relazione
la Luce con la Terra e ritrovarsi di fronte a un’immagine rivoluzionaria nella
pienezza della sua grandezza. C’è ancora un bel po’ di strada da percorrere
prima che questa immagine venga disegnata.
Percorriamolo.
31. In verità il mio
lavoro in questa Introduzione consisterà nel creare questo quadro, integrarlo
nella Storia della Terra e, partendo da questo quadro, aprire la Porta della
Luce dell’Intelligenza a tutte le scienze.
C’è forse qualcosa di più
naturale che sapere da dove veniamo!
Per il momento, una volta
posto sulla carta il Mare delle stelle dei nostri Cieli tra la Luce e le
Tenebre, non solo si risveglia l’Ammirazione, ma essa ci apre gli occhi su uno
Scenario Creatore al limite dell’incredulità: «La Terra fu creata dall’altra
parte del Mare delle stelle dei nostri Cieli».
Ma lasciamo che la Luce ci
risvegli, ci apra gli occhi, e che la «potenza» soffocata, creata per diventare
«atto», questa Vocazione di un’Intelligenza nata per crescere nell’Onniscienza
naturale del suo Creatore, realizzi quella Natura così nostra, a causa di una
Ribellione soffocata nell’abisso dell’Ignoranza, madre di tutti i Crimini, tra
i cui fiumi di sangue la Madre Terra si sente morire di vergogna e tristezza
agli occhi del Cielo. Per lei io sollevo la mia anima dalla polvere, e Dio
voglia che le nostre lacrime di orrore di fronte a un odio che non cessa si
trasformino in fiumi di gioia che non si prosciughino mai.
32. Per quanto riguarda
l’intelligenza della Creazione, quale padre non svelerebbe ai propri figli i
suoi segreti più intimi!
La Terra fu creata là,
nelle Tenebre, al di là delle stelle del Firmamento. Sì, ma perché?
Vista da lontano, la Terra
disegnava nello spazio un pianeta con tutte le sembianze di un satellite,
simile alla Luna, solo molte volte più grande. Un pianeta «vuoto» su
quell’Abisso la cui superficie era avvolta dalle Tenebre: come non sentirsi
confusi!
Il suo Dio l’aveva forse
creata per abbandonarla nelle Tenebre? Dov’era quel consorte stellare che il
suo Creatore le aveva dato affinché lei fosse la sua sposa celeste? Fin dalla
loro nascita, la Terra e il Sole erano stati promessi in matrimonio perpetuo;
dal loro abbraccio sarebbe emersa la Vita a immagine di Dio, per la gioia di
tutte le stelle. Separata dai suoi fratelli, i pianeti, abbandonata nelle
Tenebre che ricoprono la Superficie dell’Abisso dall’altra parte del Mondo
delle stelle, con la distruzione che la circonda, il suo futuro appeso a un
filo sotto un ponte di pietra, come non sentire la Confusione che le lacerava
l’anima!
33. Dio promette alleluia
che fanno impazzire di gioia e, una volta consumata la nascita, volta le spalle
alla sua creatura, la consegna alla sua distruzione, e si passa ad altro?
Ah, il cuore della Terra,
quel cuore tenero nella sua speranza più forte del fulmine e della tempesta,
consegnato alla solitudine perpetua che precede la disintegrazione della
coscienza e della ragione. «Ahimè, anima mia, che mi si spezza in mille pezzi di
fronte all’indifferenza del mio Creatore», piange sconvolta la Madre che non ha
mai partorito, e nella sua confusione crede di non partorire mai.
È stato annunciato il
matrimonio, è stata scelta come damigella d’onore, bella come solo lei sa
essere, quella Luna che attende in silenzio con il suo mazzo di fiori l’arrivo
della sua signora e regina, e poco dopo si ritrova abbandonata nelle Tenebre....
34. «Vuota e confusa»,
abbandonata nelle Tenebre dall’altra parte del mondo delle stelle, la Terra si
raggomitola, con le braccia attorno alle ginocchia, in attesa della Morte. Già
l’ e la circonda. Già si lascia cadere senza forze. Il sonno che tutto
guarisce, scagliandola fuori dal Creato come una pietra che si è frantumata
sotto il colpo dello scultore, la riporterà alla polvere da cui il suo Creatore
l’ha tratta. La Terra respira senza fiato. Si adagia attorno all’ultima
scintilla di calore. È la Saggezza che, abbracciandola, la copre con una
coperta e all’orecchio le sussurra parole di fiducia e amore:
«Resisti, figlia mia, il
tuo Creatore sta arrivando».
Questo era lo scenario; e
questa sarà la piattaforma da cui inizieremo a salire la scala degli elementi
naturali.
Come io sia giunto a
costruire questo scenario per un’Introduzione cosmologica si capirà a tempo
debito. In mancanza di numeri, vanno bene le lettere. E stimolare
l’intelligenza con le parole è come lo zucchero nelle mani di un bambino.
L’Intelligenza senza il Potere è sterile, e il Potere senza la Scienza si
trasforma in Forza di distruzione. Pretendere che l’Uomo sia la misura di tutte
le cose è come una pistola nelle mani di un suicida; negare l’esistenza di Dio
sulla base dell’Ignoranza significa alimentare il Genocidio dell’Estinzione. Le
ragioni del Creatore del Cosmo non hanno bisogno di giustificazioni, ed è da
creatura insensata chiedere spiegazioni al proprio Creatore. Chi può
distruggere un universo con la sola Parola fa ciò che fa perché ama la Vita;
scandalizzarsi del Suo Potere e delle ragioni per cui determina che la Sua
Creazione percorra una strada piuttosto che un’altra significa fare uso della
Libertà per commettere Omicidio. Non è nell’Ignoranza che deriva dalla
Negazione che si trova la Vittoria della Scienza; e, in fin dei conti, tutto
ciò che sale deve scendere e la Menzogna non può regnare per sempre finché la
Verità è viva.
Continuiamo dunque.
CAPITOLO
4. – CREAZIONE DELLA BIOSFERA
35. Abbiamo, dunque, due
realtà: da un lato la Terra, e dall’altro Dio. Si tratta qui di capire come,
partendo da quella piattaforma geologica «vuota», Dio abbia creato la biosfera.
Ho detto prima che
potremmo porci questa domanda noi stessi. Infatti, conoscendo le scienze della
materia e il suo comportamento, potremmo sempre proporre una sequenza geofisica
che si avvicini il più possibile al modello storico reale. E l’ho detto perché
questo è lo stesso problema che Dio ha dovuto affrontare e risolvere. E lo ha
risolto. Su questo non è necessario dilungarsi né insistere più del necessario.
I risultati saltano agli occhi e riempiono tutto ciò che la Terra contiene.
36. Il fatto è che «poiché
conosceva la risposta», Dio risolse il problema della creazione della biosfera
partendo da quella struttura geologica, apparentemente informe. E conosceva la
risposta perché conosceva tutte le relazioni che le equazioni geofisiche gli
presentavano.
Perfetto conoscitore di
quelle equazioni e delle loro soluzioni, Dio si alzò, salì sul palcoscenico,
aprì la bocca e proclamò il Suo Verbo: «Sia la Luce».
37. Parliamo della fusione
del corpo geofisico esterno. E qui potremmo lanciarci nella descrizione di una
fusione per fuoco dall’esterno, oppure portare in primo piano una fusione
causata da una compressione dall’esterno verso l’interno, proprio come se il
campo gravitazionale collassasse su se stesso fino a ridurre il proprio raggio
al minimo possibile.
Se l’Ignoranza ci tenesse
ancora schiavi del Muro della Morte, la scelta sarebbe aperta. Non è questo il
caso, e di conseguenza vado al sodo.
38. Il primo passo
compiuto da Dio per procedere alla fusione del corpo geofisico fu «l’aumento
della densità per unità cubica astrofisica del campo gravitazionale terrestre».
L’effetto immediato fu il seguente:
Immediatamente la Terra
iniziò a ruotare sul proprio asse a una velocità sempre maggiore.
Sotto la pressione
gravitazionale generata, proprio come una raffica di vento comunica a tutto ciò
che si trova ai margini della sua traiettoria un movimento accelerato, il Globo
terrestre iniziò a ruotare sul proprio asse a velocità sempre più elevate.
Questo fu il primo
effetto.
39. Per quanto riguarda i
fondamenti di questa Natura dei campi gravitazionali coinvolti in uno spazio
tridimensionale specifico, in cui la densità può aumentare o diminuire secondo
la legge della trasformazione dell’energia, essendo questa natura dei campi
alla base del rapporto tra l’energia universale e la materia astrofisica, la
Creazione non avrebbe potuto avere inizio se Dio non fosse stato un Conoscitore
infinito di tale Rapporto Cosmologico alla base dell’Espansione del Cosmo e
della Costruzione degli Universi.
La trasformazione
dell’energia gravitazionale in forze fisiche materiali: campi elettrici, luce,
energia cosmica, ecc., è, in effetti, il pilastro fondamentale su cui si basa
l’intera struttura della Creazione. Si vedrà in seguito cosa implica e cosa significa
questa Relazione.
40. Di conseguenza, da una
rotazione pari a zero – come è naturale per ogni corpo astrofisico il cui
nucleo si trova sull’orlo del collasso – la Terra iniziò a ruotare sul proprio
asse a una velocità sempre maggiore. Velocità di rotazione che Dio calcolò in
base alle necessità; l’elevazione cinetica del corpo terrestre doveva essere in
corrispondenza con la densità gravitazionale per unità cubica astrofisica che
avrebbe dovuto produrla.
Questa corrispondenza tra
la densità gravitazionale di un campo e i parametri termodinamici dei corpi
astrofisici è una delle leggi fondamentali del comportamento della Materia
Cosmica.
41. Questa fu, dunque, la
prima fase della sequenza geostorica all’Origine della nostra Biosfera.
L’effetto di fusione del
corpo geofisico esterno – mantello e crosta – in risposta all’attivazione del
nucleo astrofisico della Terra, non si fece attendere.
Vediamo se riusciamo a
entrare nel quadro e, dall’interno della tela, a percepire il Movimento che, in
quanto Memoria, si trova appeso come oggetto decorativo sulla Parete della
nostra Storia Universale.
Poiché sappiamo che la
Materia che reagisce direttamente alla Gravità è la Materia Astrofisica, e
poiché dagli effetti risalendo alla causa comprendiamo che i parametri cinetici
di un corpo stellare derivano da questa relazione di corrispondenza con le proprietà
del campo gravitatorio in cui si trova, possiamo aprire la nostra intelligenza
all’accelerazione rotazionale del Nucleo della Terra come effetto dell’aumento
della Densità del Campo Gravitatorio terrestre che Dio ha innescato.
42. Una volta creata
questa Attivazione del Nucleo Astrofisico della Terra, grazie alla quale il
Trasformatore Geo-Nucleare ha iniziato a generare Forze Fisiche Naturali nel
proprio Corpo, vale a dire forze elettromagnetiche e calore, l’impulso
sismologico della struttura geofisica interna si è innescato, con il Mantello e
la Crosta terrestre che hanno subito nell’atto stesso l’effetto naturale
derivante, da un lato, dalla loro assoggettazione al processo di espansione del
Nucleo fisico scatenato da Dio e, dall’altro, dal loro aumento termico.
43. Come il ruggito del re
della giungla quando si risveglia, come gli echi dei primi fulmini della
tempesta, come una stella nel giorno della sua implosione, come un terremoto di
proporzioni astronomiche che scuote il Manto sotto il quale il Nucleo aveva
dormito, sia il Manto che la Crosta cominciarono a riscaldarsi e a
scricchiolare sotto una sinfonia di terremoti e vulcani.
Lo spettacolo del
risveglio di quel gigante che giaceva addormentato nel cuore della Terra
trasformò la superficie terrestre in un mare di lava viva scossa da un processo
vulcanologico di indescrivibile potenza e bellezza.
Come il soldato che
obbedisce al suo re e signore e, all’ordine di battaglia, fa un balzo, afferra
la spada e lo scudo e senza pensarci si lancia in combattimento ruggendo con la
voce di un vulcano, e con la potenza di gambe che provocano terremoti fa scricchiolare
il suolo sotto i suoi piedi, in questo modo meraviglioso, in poche ore
geologiche quella Terra «confusa e vuota» si trasformò in un oceano di lava
viva, sotto le cui correnti sembrava muoversi un esercito di vulcani che
lottavano contro le onde magmatiche di un Mantello che aveva rotto gli argini
esterni e imperava gioiosamente sulla superficie della Terra. Maremoti,
giganteschi tsunami di lava scossero la superficie terrestre; dalle loro creste
furono scagliate nella stratosfera isole di magma che, raffreddandosi, si
trasformarono in roccia e ricaddero nell’oceano di fuoco con il fragore di un
meteorite, di una cometa.
CAPITOLO
5. – FUSIONE DELLA CROSTA
44. Vediamo quindi che,
traendo da ciò che si vede ciò che se ne deduce, proprio come l’inerzia di per
sé suggerisce, partendo da ciò che si ha le conseguenze a cui conducono i fatti
non ammettono incongruenze, sebbene sia vero che chi possiede non valuta
solitamente ciò che un altro perde; è seguendo questa linea di pensiero che la
risposta, di ordine fisico, all’enigma biblico, mette in moto una serie
geofisica le cui principali tappe sono:
1: Fusione della crosta
primaria
e 2: Sublimazione della
proto-atmosfera risultante.
45. Il motore di questa
serie geostorica è stato il Nucleo. L’energia necessaria per provocare questo
cambiamento di stato è stata prodotta da Dio attraverso l’accelerazione del
ritmo di lavoro del Nucleo; un’accelerazione rivoluzionaria che è stata, a sua
volta, l’effetto dell’aumento della Densità Gravitatoria per Unità Cubica
Astrofisica del Campo Gravitatorio Terrestre.
In termini pratici,
paragonando ora il Corpo Geofisico a una Macchina, diciamo che Dio ha riempito
il serbatoio (Campo Terrestre) di energia (Gravità), provocando in questo modo
l’innalzamento automatico dei parametri del Motore Geonucleare fino al Punto
Critico di Implosione Astrofisica.
Il fatto che questo Punto
Critico non sia stato superato è evidente dagli effetti causati dalla
sublimazione della proto-atmosfera, a sua volta origine delle calotte polari,
senza le quali il sistema biosferico non sarebbe nato e la cui scomparsa
presuppone il suo irrimediabile collasso.
Così, una volta che la
crosta primaria si fu trasformata in un mare di lava viva, le cui coste si
estendevano da un polo all’altro del globo, e la proto-atmosfera (primigenia)
sollevò il proprio corpo fino al soffitto del pianeta, il corpo geonucleare iniziò
a rallentare il proprio numero di rivoluzioni per unità geologica di tempo.
46. Era già mezzogiorno
quando i gas prodotti dalla fusione della crosta si erano accumulati attorno al
Globo e avevano dato origine a un’atmosfera planetaria, primitiva, ma che
conteneva nel suo volume tutti gli elementi necessari per dare vita alla nostra
biosfera.
Quell’atmosfera continuò a
espandersi per tutta la mattina e, con il passare delle ore, iniziò a
nascondere sotto il suo volume rarefatto il mare di magma che le aveva dato
origine. (Sempre parlando a grandi linee, in modo approssimativo, concentrando
l’attenzione sul tutto piuttosto che sui dettagli).
Queste cose accaddero
durante la mattina del primo giorno. C’era ancora un pomeriggio da affrontare.
47. Tenendo conto dei
meccanismi della fusione dei solidi, una lezione per bambini che viene
solitamente impartita in tutte le classi fin dai tempi più antichi, e di cui
tralasceremo il nocciolo, tralasciando la conoscenza approfondita delle
strutture cristalline e della manipolazione a cui si presta sia in chimica che
in fisica, e comprendendo che fu proprio questa meccanica elementare quella che
Dio applicò alla Crosta Primaria della Terra, possiamo affermare senza timore
di cadere nell’assolutismo della ragione onnipotente della scienza, e ancor
meno nella trappola nobeliana del dogmatismo accademico, che la stabilizzazione
dinamica della struttura geofisica esterna di quella Terra Primaria è scaturita
come conseguenza del decremento dell’attività sismologica del suo corpo
interno.
Diciamo che quella Forza
che Dio impiegò per giocare con la Terra come se fosse una batteria di vulcani
con cui comporre una sinfonia unica, spettacolare, meravigliosa e strabiliante,
e dopo averne tratto scintille e tuoni dai piatti, sia perché si fosse stancato
e non ce la facesse più, sia perché avesse distrutto le bacchette, il fatto è
che la Forza si placò, e calò il silenzio. Tradotto in parole povere:
48. Seguendo la legge
dell’inerzia, una volta trasformata l’energia all’origine della fusione della
Crosta Primaria, e una volta compiuto il proprio compito, il Nucleo Astrofisico
della Terra tornò allo stato di equilibrio precedente al momento in cui Dio
aprì la bocca e pronunciò la Sua Parola: «Sia la luce».
Così, man mano che il
silenzio si faceva più denso, fino a eguagliare la densità dell’Atmosfera
Primaria così creata, il colore rosso e giallastro vulcanico della Crosta
Primaria iniziò a sfumare, a scemare e ad assumere il colore della materia
solida vulcanica. E così, entrando nella fase finale del Pomeriggio del Primo
Giorno della Genesi, la Terra iniziò a tornare al suo stato naturale di
equilibrio tra le diverse parti che compongono il suo corpo geofisico.
49. La fase finale di
questo processo (la creazione dell’Atmosfera Primigenia) fu la Sublimazione di
una Proto-Atmosfera, la cui composizione chimica primaria possiamo paragonare a
quella dei pianeti «gassosi» la cui evoluzione non fu soggetta a questo evento
speciale, senza tuttavia dimenticare la fenomenologia unica a cui Dio sottopose
la formazione della crosta primaria della Terra, argomento che verrà trattato
quando sarà il momento e si adatterà al ritmo di questa Introduzione.
Pertanto, e proseguendo,
una volta isolata la Terra da una fonte di energia esterna con cui avviare uno
“scambio energetico” – per usare un’espressione di uso quotidiano – il nucleo
terrestre, a seguito della trasformazione del campo gravitazionale in forze
meccaniche, è entrato in una pericolosa fase di collasso astrofisico (argomento
che verrà comunque trattato quando sarà opportuno e pertinente. L’importante
sono i fatti, e il fatto è che:) Durante il passaggio dallo «stato di fusione
massiva» allo «stato di equilibrio geofisico», la crosta terrestre si
solidificò e la proto-atmosfera, di conseguenza, entrò in una fase di
sublimazione improvvisa.
50. Al calare della Notte
del Primo Giorno, per dirla in poche parole, la proto-atmosfera si era
trasformata in un manto di ghiaccio.
Un manto di ghiaccio che
ricopriva la Terra dal Polo Nord al Polo Sud, ed era la Luce di cui parla la
Genesi.
In linea di massima: dal
Fuoco al Ghiaccio.
CAPITOLO
6.- CREAZIONE DELL’ATMOSFERA PRIMIGENIA
51. Naturalmente ho
trattato questo Primo Giorno il più rapidamente possibile, pensando di lavorare
partendo da una base solida. Non volevo che il lettore, senza sapere di cosa
sto parlando, si perdesse nel tentativo di comprendere l’idea che sto delineando.
Fusione della Crosta
Primaria e Sublimazione dell’Atmosfera Primigenia: questi furono i due processi
principali che Dio realizzò durante il Primo Giorno.
(Il fattore tempo rimane
un’incognita. Non sarò io a quantificare il tempo impiegato da Dio in ciascun
processo.
Per le ragioni che
vedremo, il mio consiglio al lettore è di non preoccuparsene troppo.
Soprattutto perché, essendo Dio onnipotente e una volta definita la potenza in
base al rapporto tra forza e lavoro, una delle cose alla portata del Creatore è
accelerare un processo fino alla sua massima espressione possibile.
Quando parlo di
onnipotenza, la intendo da questo punto di vista. Logicamente la materia pone
dei limiti, sia verso l’alto che verso il basso.
Lo do anche per scontato).
52. Ma cosa fece Dio per
innescare la rotazione accelerata del Globo all’origine della fusione del suo
corpo geofisico?
Va bene, «Dio disse e così
fu». Sono il primo a fregarmene olimpicamente di come l’abbia fatto o di come
Dio faccia ciò che vuole fare. Il fatto è che, essendo stato creato a sua
immagine e somiglianza, distogliere lo sguardo e non preoccuparmi di una risposta
senza la quale il mio essere si sentirebbe insoddisfatto, non fa per me. Non mi
basta credere. Voglio dire, mi basta e avanza, ma se posso vedere, e dato che
ho gli occhi per vedere, se vedo, tanto meglio.
Quindi insisto: quale
forza, capace di provocare una simile serie di processi geofisici, mise in atto
Dio per scatenare in quel modo la rotazione accelerata del globo terrestre?
Ciò che Dio compì all’alba del Primo Giorno fu
generare un campo di energia. (Vedremo che la Natura Divina e l’Essenza dello
spirito Creatore si trovano nella sostanza di questa affermazione: «Dio è
Energia», sul cui campo avremo modo di addentrarci più avanti. Infatti, man
mano che l’intelligenza si aprirà alla contemplazione della Natura Increata
dell’Essere Divino, vedremo come l’energia creatrice si trasformi nelle forze
naturali del corpo su cui si sta realizzando l’Atto Creatore).
La prima cosa, quindi, che
Dio fece all’alba di questo Primo Giorno fu generare un campo di energia. E la
seconda fu proiettare quel campo di energia sulla Terra.
53. Dicevo che la prima
cosa che Dio fece all’alba di questo Primo Giorno fu generare un campo di
energia. E la seconda, proiettare quel campo di energia sulla Terra. E ho
affermato che Dio è Energia; e che la sua manifestazione fisica avviene
attraverso la sua trasformazione nella natura del campo dell’oggetto su cui Dio
proietta la sua forza. Nel caso che ci occupa, la Terra, il campo energetico
generato da Dio si è trasformato in energia gravitazionale.
54. In termini più
concisi, per non perderci in ragionamenti scientifici troppo lenti, dirò che il
campo gravitazionale terrestre ha assorbito quel flusso di energia e ne ha
raddoppiato la densità media per unità cubica astrofisica. Questo da un lato.
Dall’altro, Dio raddoppiò la densità originaria del campo gravitazionale
terrestre in base ai calcoli stimati che aveva effettuato per portare il Nucleo
della Terra al suo Punto di Implosione Astrofisica, effetto di tale implosione
sarebbe stata la fusione della Crosta Primaria.
La conseguenza immediata
della moltiplicazione dell’energia per unità cubica astrofisica a cui fu
sottoposto il campo gravitazionale terrestre fu quella di produrre l’effetto di
rotazione orbitale accelerata che la Terra iniziò a compiere.
(Man mano che andremo
avanti, si vedrà in che misura la velocità di trasformazione dell’energia
gravitazionale in massa e calore e la velocità di rotazione del corpo celeste
in questione mantengano una sorta di relazione simile a quella di qualsiasi
macchina con il carburante necessario al suo funzionamento).
55. Lo so, immagino che
affrontando l’argomento a questa velocità non sembri che paragonare il campo
gravitazionale a un serbatoio di carburante che si riempie e si svuota ci
porterà da qualche parte. Ma è proprio quello che è successo: la risposta automatica
della Terra alla moltiplicazione della densità media del suo campo
gravitazionale è stata l’accelerazione istantanea del numero di giri a cui fino
a quel momento si era mosso il suo Nucleo. E la risposta del Nucleo all’aumento
dei suoi giri di lavoro è stata la produzione di calore.
(A un livello più
superficiale, o meno approfondito, chiunque, in misura maggiore o minore, sa
qual è il prodotto finale della fusione dei solidi. Dico questo riferendomi
alla fusione della crosta primaria. I vulcani sono il miglior esempio che io
possa citare a sostegno di questa tesi. L’associazione tra eruzione vulcanica e
masse di gas che si innalzano verso il cielo è un classico della Natura, e la
foto ci evita di dover navigare tra le reti cristalline e i loro legami
molecolari, viaggio piacevole per alcuni, piuttosto pesante per altri. A
livello industriale, gli altiforni ci offrono gratuitamente un altro esempio.
Ma se ciò che ci interessa è approfondire l’argomento, la cosa migliore è
rivolgersi a un esperto di scienze naturali e chiedergli come fa la materia
solida a ritardare il peggio; dopotutto, il comportamento delle reti
cristalline sottoposte a una fonte di calore in aumento è un caso onnipresente
nei manuali di fisica più elementari.
56. Le domande che qui ci
danno da pensare sono le seguenti:
Cosa cercava di ottenere
Dio quando ha spinto al massimo i motori del trasformatore geofisico?
Cosa intendeva ottenere
provocando l’accelerazione delle rotazioni operative del Nucleo terrestre e
producendo la fusione della Crosta Primaria?
(Le altre questioni che ho
lasciato in sospeso, la natura chimica della crosta primaria e la sua
formazione, sono dettagli che cercherò di approfondire più avanti, quando
tratterò il capitolo sulla creazione della Terra. A tempo debito cercherò anche
di approfondire la natura astrofisica del nucleo e la relazione che la materia
stellare e i campi gravitazionali intrattengono e che sta all’origine delle
proprietà del cosmo. Sottolineare, come ho fatto, che tale relazione
energia-materia si traduce in luce e calore non è un’idea campata in aria, ma
semplicemente il modo più naturale e semplice per spiegare il processo
fondamentale da cui hanno origine le stelle e le galassie e in base alla cui
fenomenologia esse si distribuiscono e interagiscono. Ma poiché una promessa è
un debito, spero di ricordarmene in seguito; e se così non fosse, spero che il
lettore perdoni questo tic psicologico che mi affligge quando si tratta di
saldare i “debiti”.
57. Torniamo quindi
indietro, riprendiamo il filo e seguiamo il sentiero che, nelle tenebre del
tunnel, la Luce ci indica.
Stavo dicendo che, una
volta attivato il Nucleo, a causa della pressione derivante dalla
moltiplicazione della densità gravitazionale del campo terrestre, la
trasformazione dell’energia in calore ha preceduto la fusione del corpo
geofisico. E mi chiedevo poi cosa Dio si aspettasse di ottenere da questa
fusione.
Alla luce della
rappresentazione della fusione della Crosta Primaria, la risposta è la
seguente:
Dio mirava alla creazione di un’Atmosfera
chimicamente predeterminata. In altre parole, l’effetto finale che Dio ha
prodotto premendo l’acceleratore del trasformatore geonucleare aveva nella
Atmosfera Primaria la sua stella polare.
(In questa sezione
tralasceremo tutto ciò che riguarda la matematica del controllo di volo dallo
stato iniziale a quello finale. La logica della vittoria raggiunta implica,
nella sua struttura e nel suo sviluppo, il superamento di un complesso sistema
di incognite. Con i risultati sotto gli occhi, non sarebbe giusto rischiare di
perdere il filo sulla base di considerazioni specifiche «adatte solo ai geni».
Ma sarebbe bene chiarire
che la necessità di attraversare quel mare di equazioni aveva come ricompensa
il futuro. Qualsiasi errore nel raddoppiare la densità gravitazionale per unità
cubica astrofisica oltre un punto critico avrebbe portato il sistema geofisico
a trasformarsi in una sorta di supernova planetaria. In tal caso la Terra si
sarebbe disintegrata in uno sciame di meteoriti. Ma torniamo all’argomento).
58. Stavo dicendo che, una
volta raggiunto il mezzogiorno di quel Giorno, la Terra si ritrovò avvolta da
un’atmosfera supersatura di uno degli elementi più abbondanti negli spazi
esterni: l’idrogeno. Sotto tutti gli altri aspetti, l’atmosfera terrestre era
simile a quelle degli altri pianeti.
In termini di colori,
diciamo che dal bianco e nero tipico del corpo lunare la Terra passò al rosso
brillante e vivo delle fulgrazioni solari, solo che, in forma liquida, per poi
spegnersi gradualmente e raffreddarsi fino a far svanire la sua superficie nel
seno di una nube densa, avvolgente ed enigmatica come una nebulosa che
orbitasse attorno a un campo immaginario alla velocità di crociera di una
cometa di Natale.
Diciamo...
E lasciamola qui.
CAPITOLO
7.- CREAZIONE DELLA LUCE
59.
E continuiamo.
Spero
che abbiate seguito il mio ragionamento fino a questo punto e che la velocità
con cui il mio pensiero si è lanciato a ricreare le Memorie del nostro Universo
non vi abbia creato alcun disagio.
Continuiamo
quindi.
Una
volta che la Terra ebbe trasformato l’energia che il suo Creatore le aveva
fornito in forze naturali per il suo sistema geofisico, e l’implosione
geonucleare provocò nell’architettura del suo corpo i due processi meccanici
descritti: fusione della crosta primaria e produzione dell’atmosfera
primordiale; una volta concretizzata questa prima sequenza, il motore
geonucleare ha gradualmente ridotto i propri regimi di funzionamento fino a
raggiungere un nuovo stato di equilibrio.
60. È possibile seguire le
tracce di questo processo nei manuali di fisica. Infatti basta invertire la
sequenza, ridurre la velocità di rotazione del Globo, nonché la temperatura del
Pianeta, e il resto è un gioco da ragazzi, anche se va detto: da ragazzi, sì,
ma da ragazzi intellettualmente in grado di cogliere il gioco di forze che
caratterizza il Sistema della Creazione, in cui Dio entra come «fonte
universale di energia», e dove il campo gravitazionale si manifesta secondo i
principi classici dell’energia, vale a dire che si trasforma, in questo caso,
nelle forze naturali che agiscono su un determinato corpo astrofisico,
trasformazione che è alla base del movimento universale e rende possibile
l’esistenza sia di strutture astrofisiche sistemologiche puntiformi, aperte o
globulari, sia di strutture del tipo delle galassie; non a caso, prendendo
sempre il Verbo come fonte di ispirazione, come vedremo man mano che entreremo
nella creazione del Firmamento, Dio parla della Gravità come di quelle «acque… che
stanno sopra il Firmamento…», aprendo così il nostro Creatore la nostra
intelligenza al paragone tra la Gravità e l’elemento liquido, realtà a cui Egli
stesso è abituato, che Gli è naturale e dalla quale, secondo questa realtà:
Gravità = combustibile liquido, Egli opera. Certamente la Gravità in quanto
«energia liquida singolare», ma questo lo vedremo più nel dettaglio man mano
che procederemo.
61. Pertanto, una volta
trasformata la moltiplicazione in eccesso del volume originario del campo
gravitatorio che Dio aveva causato dicendo «Sia la Luce» — trasformazione di
energia nel lavoro che comportava la fusione del corpo geofisico esterno — e una
volta compiuta la fusione della crosta primaria e del mantello geologico, una
volta completata questa serie, la velocità di rotazione del nucleo del globo
terrestre diminuì, e nel suo abbassarsi trascinò con sé la temperatura generale
del Pianeta.
Le due conseguenze
immediate dell’abbassamento della temperatura in tutto il corpo geofisico
furono:
1: Formazione della
litosfera
e 2: la sublimazione
dell’atmosfera.
62. Ribadisco ora ciò che
ho detto prima. La mia abitudine di trattare questi processi come parte della
mia Memoria Viva mi porta per inerzia a saltare alcuni passaggi sequenziali che
agli occhi degli altri potrebbero non essere così ovvi.
Mi spiego meglio.
Se ho detto che la
velocità di rotazione e la velocità di trasformazione della gravità in luce e
calore sono direttamente correlate, e ora affermo che la velocità di rotazione
della Terra ha iniziato a diminuire, è chiaro che tale diminuzione ha influito
sul Nucleo. Le sue rotazioni operative, in caduta verticale discendente una
volta che il combustibile fornito era stato consumato nel processo di
trasformazione della gravità in calore, hanno fatto sì che la temperatura
geologica generale iniziasse a scendere. Prima quella del Nucleo, poi quella
del Mantello e infine quella della Crosta. Conseguenza di questo raffreddamento
sarebbe stata la creazione dell’anello litosferico e la sublimazione
dell’Atmosfera. Di questa sublimazione parleremo in seguito.
63. E ancora una volta,
parlando della fusione della crosta primaria, insisto sull’importanza
fondamentale della conoscenza della fusione dei solidi come punto di partenza
per comprendere il cambiamento nella struttura cristallina che si è verificato
nella struttura della Terra a seguito della fusione del suo corpo geofisico
primario.
In questo senso, il
precondizionamento artificiale esistente, a livello universale, riguardo
all’origine naturale dei pianeti è un ostacolo che il lettore deve superare.
Quell’immagine archetipica per ignoranti che ancora si muovono alla cieca nel
tunnel delle vergogne del XX secolo, dove una Gravità che emerge come per magia
dal Nulla comprime un mare di materia fluttuante che esce dal cappello del
Merlino di turno, e abracadabra produce un ente fisico, questa immagine, come
si evince dal discorso stesso, calza a pennello per una storia di Alice nel
Paese della fantascienza.
E nient’altro.
64. Ogni intelligenza che
si rispetti e che operi con un sistema in cui i valori astrofisici sono
determinati dal rapporto tra materia (stella) ed energia (gravità) giunge alla
conclusione, considerando l’astro-iconografia come riflesso della Realtà, che
il raffreddamento temporale dei corpi stellari provoca il deposito della
materia nebulare sul loro corpo esterno, essendo questa l’Origine Naturale dei
Pianeti.
Nel caso dell’Origine del
Pianeta Terra, la sua Singolarità Cosmica deriva dal fatto che la sua Origine è
un’Applicazione diretta dell’Intelligenza Creatrice sul sistema
materia-energia, argomento che approfondiremo a tempo debito, e che ha
determinato sia i parametri geofisici primari sia gli effetti geostorici
deducibili da tale Applicazione Creativa.
A questo punto potremmo
chiederci perché Dio non si sia limitato allora a giocare con un Pianeta di
Origine Naturale; questione alla quale risponderemo man mano che procederemo,
ma che riguarda la Teologia, poiché ha a che fare con il Perché, mentre il Come
è di competenza delle Scienze Fisiche.
65. Tornando al nostro
argomento principale:
Per sublimazione dei gas
si intende il passaggio della materia dallo stato gassoso a quello solido senza
passare per lo stato liquido. L’esempio più comune di sublimazione gassosa ci
viene offerto dalla Natura ogni inverno. Le nuvole si trasformano in neve e
grandine.
A livello di esperienza
domestica, l’orizzonte sperimentale ci appare molto limitato, ma a livello di
laboratorio gli esperimenti aperti alla curiosità sono numerosi. Poiché qui non
abbiamo né lo spazio né i mezzi per tradurre le parole in immagini, concludo
dicendo che:
Il Mantello di Ghiaccio in
cui Dio trasformò l’Atmosfera Primigenia, protagonista di questo Primo Giorno,
era «la Luce» della Genesi.
66. E lascio qui ai miei
lettori la riflessione sul mistero dei misteri, il più incredibile: come ha
potuto un uomo di tremilacinquecento anni fa farsi un’idea fisica così moderna
sull’Origine della Biosfera?
A. Fusione della crosta
primaria,
B. Formazione della
proto-atmosfera,
C. Raffreddamento della
crosta e sublimazione dell’atmosfera primordiale.
Non è da togliersi il
cappello?
Questo è un punto su cui
dovrei insistere, credo, o almeno così dovrei pensare. Immagino che avremo
tempo di tornare su questo argomento del rapporto cognitivo, così come
descritto in questa Introduzione, del pensiero di Mosè riguardo al contenuto
del geroglifico che chiamiamo «la Genesi».
67. In ogni caso, il
rapporto di Mosè l’Ebreo con la Storia Universale non si è realizzato
attraverso il ponte della Scienza, ma sui binari dell’Onnipotenza e del Potere
Assoluto, lasciando l’Onniscienza, intesa come Scienza, a Dio, il vero Autore
di questo geroglifico, poiché le mani umane non sono altro che penne che si
muovono al ritmo dettato dal Pensiero di colui che si erge di fronte
all’Eternità e disegna gli Avvenimenti sulla tela dei Millenni con la stessa
facilità con cui altri pianificano i propri delitti alla luce del mondo intero.
Due argomenti, dunque: l’Onniscienza e l’Onnipotenza, piatti distinti, che
verranno serviti a tempo debito seguendo le regole della buona tavola.
SECONDA
PARTE
CREAZIONE
DEL FIRMAMENTO DEI CIELI
CAPITOLO
8. – RIASSUNTO GEOSTORICO
68. La sorpresa nel
scoprire questa sequenza di avvenimenti geostorici, dove i geni del mondo
moderno hanno ritenuto non esserci nulla se non l’immaginazione febbrile e
fanatica di una mente in stato di fervore religioso (sequenza perfettamente
scientifica nel suo approccio e nel suo sviluppo), non deve distogliere il
nostro sguardo dalla serie completa di fatti sui quali, per facilitare la
visione d’insieme del tutto, ho accennato solo di sfuggita.
Ricapitoliamo:
69. Uno: Moltiplicazione
Controllata della densità per unità cubica astrofisica del campo gravitazionale
terrestre. L’origine di questa Moltiplicazione Controllata, ho detto, è la
Natura dell’Essere Divino.
70. Due: accelerazione
verticale delle rivoluzioni operative del trasformatore geonucleare della
Terra. Da essa derivarono l’accelerazione rotatoria del Globo attorno al
proprio asse e l’implosione astrofisica del Nucleo all’origine del calore del
Pianeta.
71. Tre: elevazione
termodinamica globale del corpo geofisico, che dal Mantello si estese fino alla
superficie e produsse la fusione della crosta primaria.
72. Quattro: liquefazione
della crosta primaria sotto gli effetti della fusione del Globo esterno e
formazione dell’atmosfera primordiale.
(La natura chimica
dell’atmosfera terrestre, unica nel suo genere tra quelle della sua famiglia
planetaria, ci pone un problema alternativo che non tratterò in questa sede, ma
sul quale tornerò a tempo debito).
73. Cinque: Una volta
completata la trasformazione in calore del combustibile gravitazionale, la
Terra tornò nelle mani della Natura, adeguando i suoi nuovi cambiamenti alla
legge dell’inerzia.
A. Decelerazione delle
rivoluzioni operative del trasformatore geonucleare.
B. Diminuzione della
velocità di rotazione del Pianeta.
C. E diminuzione della
temperatura del Globo.
Questi furono i primi tre
effetti visibili.
74. Sei: questi tre
effetti furono causa di una nuova sequenza di effetti. Il primo di questi nuovi
effetti fu il raffreddamento della superficie esterna del Globo, che ipso facto
pose la prima pietra della creazione dell’anello geofisico esterno, la litosfera.
75. Sette: possiamo anche
parlare di solidificazione della crosta secondaria. Insomma, questo dipende dai
gusti. Una volta che approfondiremo l’argomento, avremo tempo di distinguerle.
Andando un po’ oltre nell’argomento, diciamo che la litosfera sta al Globo come
la crosta secondaria sta alla litosfera. In sintesi, la crosta secondaria è lo
strato esterno della litosfera. Fu quindi la crosta secondaria il primo strato
litosferico a solidificarsi.
76. Otto: Il continuo
abbassamento della temperatura geofisica verso il suo antico stato iniziale,
che non avrebbe mai più raggiunto, provocò la solidificazione della crosta
secondaria, come ho detto, e la creazione dell’anello litosferico.
L’Architettura Geofisica continuò a completare la propria struttura con la
nascita del secondo anello, il Manto, il cui raffreddamento avrebbe chiuso la
fonte di calore da cui fino ad allora si era alimentata l’Atmosfera Primigenia
per conservare il proprio stato naturale.
77. Nove: Il
raffreddamento dall’esterno verso l’interno del Globo, per logica, doveva
trasformare l’anello litosferico in una barriera che impedisse il trasferimento
di calore dal Nucleo all’Atmosfera.
78. Dieci: Termicamente
isolata dal Nucleo, la temperatura dell’Atmosfera precipitò alla velocità
vertiginosa imposta dall’isolamento. Il suo volume si congelò. Il risultato fu
la trasformazione dell’Atmosfera nel Manto di Ghiaccio che ricoprì la sfericità
del Pianeta dal polo nord al polo sud durante il Pomeriggio del Primo Giorno.
Come ho detto prima,
questo Mantello di Ghiaccio è la Luce nel Verbo del Primo Giorno.
79. Questa è la sequenza
che abbiamo percorso con gioia. Man mano che procedevo, ho indicato fatti
specifici che rendono l’idea della grandezza dell’Intelligenza Creatrice e
della sua padronanza delle scienze dello spazio, del tempo, della materia e
dell’energia. Una padronanza cognitiva che è come un campo in cui affonda le
sue radici l’Albero della Scienza della Creazione. Su questi fatti ci
soffermeremo un po’ nella prossima sezione.
CAPITOLO
9. – PRIMA LEGGE DEL COMPORTAMENTO DELL’UNIVERSO
80. Dio applicò al sistema
geofisico la prima delle leggi che regolano il comportamento dell’Universo: la
trasformazione dell’energia gravitazionale in luce e calore. Essendo questa
prima legge il principio generale su cui Dio ha costruito l’Architettura dei
Cieli, è grazie alla sua manifestazione nello spazio locale che la geometria
del nostro Universo rimane costante nel tempo. So bene che è un po’ avventato
affermare qualcosa di così forte, ma man mano che procederemo, l’immagine che i
risultati esposti vogliono trasmettere alla nostra intelligenza si aprirà
sempre di più fino a dispiegare a colori la grandezza della sua bellezza.
81. Detto questo,
l’applicazione al sistema geofisico della prima legge tra quelle che regolano
la Fisica dei Cieli ci porta a interessarci alle reazioni che corpi stellari
con proprietà diverse mettono in atto di fronte a uno stesso fattore esterno,
come potrebbe essere l’irruzione all’interno del loro sistema di una corrente
di energia , del tipo di una corda gravitazionale intergalattica che, man mano
che attraversa gli abissi, trascina con sé tutta la materia libera che incontra
sul suo cammino.
82. Le spiegazioni a cui
potremo giungere avranno sempre in questo Evento Storico (moltiplicazione della
densità gravitazionale del campo terrestre) il loro punto di partenza. Sono le
sue derivazioni a condurci a formulare la relazione tra l’energia universale e
la materia astrofisica nel quadro della produzione di luce e calore, le due
conseguenze visibili più dirette che giungono ai nostri sensi. Quando parlo di
produzione di luce, intendo l’intero spettro della radiazione stellare alla
radice dell’energia cosmica. L’importanza di questa relazione tra energia
gravitazionale e materia stellare verrà scoperta nei capitoli che seguono. Per
il momento mi limiterò ai fatti, considerando sempre la moltiplicazione della
densità originaria del campo gravitazionale come punto di partenza di questa
Nuova Cosmologia.
83. Abbiamo osservato (e
ciò è avvenuto perché dalla causa prima si è dedotta la conseguenza finale)
che, raddoppiando la densità cubica astrofisica, ovvero la quantità di energia
presente in un campo gravitazionale – nel caso specifico di un pianeta, e più
precisamente della Terra –, la produzione di calore del trasformatore
astrofisico si moltiplica per tale fattore.
Se stessimo parlando di un
trasformatore stellare, la prima conseguenza visibile si manifesterebbe
nell’intensità della luce prodotta.
Nel caso che il nostro
Creatore ci presenta, il calore è la conseguenza diretta, in funzione della
natura del trasformatore su cui Dio ha operato.
(La gamma dei
trasformatori astrofisici va oltre la nostra immaginazione. Nell’orizzonte che
si apre davanti a noi, è lecito supporre che tale gamma comprenda fonti di
raggi gamma, raggi X e raggi di natura indefinibile per la nostra limitata
comprensione del Cosmo. E, in fin dei conti, come osare porre limiti a ciò che
non ha fine!).
84. Le domande sono: cosa
accadrebbe se, invece di essere Dio a controllare il processo di trasformazione
dell’energia di un sistema astrofisico in luce e calore, ci trovassimo ai
confini dei Cieli e, per qualsiasi causa esterna, un sistema stellare binario o
multiplo subisse una moltiplicazione fuori controllo della densità del proprio
campo gravitazionale? E viceversa, cosa accadrebbe se la velocità di
trasformazione del campo gravitazionale in luce o in qualsiasi altro tipo di
sorgente radio superasse il ritmo di trasferimento di energia da un sistema
all’altro? Non dovremmo forse iniziare a correggere le nostre ipotesi
sull’origine delle novae e delle supernove?
85. Eccone un’altra: le
fluttuazioni di intensità della luce delle stelle e le variazioni nei loro
periodi e cicli orbitali non sono forse un richiamo alla nostra intelligenza,
con l’intento di aprirci la mente all’idea di identificare l’universo come un
oceano di energia sulle cui Acque galleggia la materia?
Non è meravigliosamente
curioso che, parlando di sé stesso e ricordando quei giorni, Dio ce lo
raccontasse dicendo: «che aleggiava sulla superficie delle Acque»?
Personalmente non ho alcun
dubbio sull’identificazione del campo gravitazionale universale con un oceano
di energia in cui si formano correnti che fungono da canali di trasferimento
della gravità da una zona all’altra, mantenendo Dio, attraverso questo sistema
di irrigazione, la Geometria della Sua Creazione in perfetto stato di
equilibrio.
Ma la questione che ho sollevato in precedenza
riguarda il rapporto del nostro universo-galassia con il cosmo esterno, con il
regno delle galassie.
86. La domanda era: cosa
accade quando una corrente extra-locale irrompe come una tromba nel perimetro
dei nostri Cieli e sbilancia una zona, sia per la moltiplicazione della somma
totale di energia presente, sia per l’accelerazione istantanea delle rivoluzioni
operative della materia astrofisica.
Attraverso questa analisi,
l’idea è quella di recuperare l’effetto di rotazione accelerata che la Terra ha
sperimentato quando Dio ha moltiplicato la densità del suo campo
gravitazionale, effetto dal quale traiamo una legge di regolarità diretta tra
il processo di produzione di calore e la velocità di rotazione del
trasformatore astrofisico.
L’idea ci porta a
constatare che, una volta portata una stella a una rotazione accelerata
istantanea, l’effetto dovrebbe dar luogo, in sequenza, alla creazione di una
Nova, o di una Supernova se il corpo interessato dalla moltiplicazione
istantanea delle sue rotazioni operative è un sistema multiplo.
A tempo debito ci
soffermeremo anche ad analizzare in dettaglio questo processo di formazione di
novae e supernove.
CAPITOLO
10.- E IL VERBO È DIO
87. E riprendiamo ora il
filo che il nostro Creatore ha steso davanti a noi, filo che è sempre stato lì
ma che, nella Sua Prescienza, Egli ha lasciato giacere nelle tenebre finché
l’Intelligenza della nostra Civiltà non avesse aperto le orecchie al Linguaggio
della Scienza della Creazione. Detto questo, la sintesi sequenziale degli
eventi storici di cui Dio è stato protagonista durante quel Primo Giorno può
essere così sintetizzata:
A: Moltiplicazione della
densità del Campo Gravitazionale Terrestre. (La questione della moltiplicazione
da parte di Dio del volume di energia di un dato sistema astrofisico, questione
che sta alla base della Creazione stessa, è un argomento che abbiamo risolto
assumendo la natura del Creatore stesso, natura che gli permette di essere la
fonte di energia fondamentale da cui attinge l’oceano cosmico).
B: Aumento progressivo del
ritmo di funzionamento del Trasformatore Centrale Geofisico. (L’esistenza di
una corrispondenza innata tra densità gravitazionale e rotazione stellare è
alla base della luce e della sua intensità).
C: Fusione del Mantello e
liquefazione vulcanica della Crosta Primaria. (Tralascio qualsiasi commento al
riguardo poiché ho affidato all’intelligenza naturale del lettore il compito di
cogliere il nesso tra la causa prima indicata e gli effetti finali esposti).
D: Formazione
dell’atmosfera primordiale “classica”. (Quando parlo di “classica” intendo
l’atmosfera planetaria tipica, rarefatta, caotica, proprio come la troviamo
negli altri pianeti del nostro Sistema).
E: Raffreddamento del
nucleo e solidificazione della crosta secondaria, o litosferica.
(Questa fu l’origine della
Crosta Secondaria. Su di essa e durante il raffreddamento agì Dio, occupandosi
della formazione del Substrato Ecosferico Autonomo, di cui non ho ancora
parlato, ma di cui si dirà qualcosa in seguito. Insomma, ecco le dorsali
oceaniche come prova delle forze di trascinamento che Dio ha messo in azione,
dalla cui solidificazione si deduce il momento in cui Dio ha plasmato la
geografia dei continenti.
La logica più elementare
impone il proprio criterio e dà per scontato che uno stato di semiliquidità sia
il momento perfetto per rimuovere dalla superficie del corpo semisolido parte
della sua materia, proprio come fa chi lavora con l’argilla e poi cuoce la
figura risultante nel forno. In questo caso, l’effetto forno è stato assunto
dal processo accelerato di solidificazione che la Crosta Secondaria aveva
intrapreso.
Il motivo per cui Dio ha
aperto a canal l’emisfero atlantico fa parte dell’Architettura Geofisica alla
base della Creazione del Piano Biosferico, di cui parleremo tra poco.
Il fatto è che le forze di
trascinamento che hanno creato il Canale Atlantico e dato origine alle dorsali
oceaniche hanno lasciato le loro tracce durante la solidificazione dello strato
litosferico. E lì rimangono come testimonianza dell’esistenza dell’attività
creatrice che opera sulle piattaforme continentali.
Non intendo esprimermi su
come questa creazione influisca sulla teoria della tettonica a placche. Oltre
alla Teoria del Piano Biosferico, presenterò un’ulteriore prova contro il
modello geofisico che il XX secolo ha imposto come norma.
F: Sublimazione
dell’atmosfera primordiale. (Ho detto che quando la litosfera isolò l’atmosfera
primaria dal Nucleo: trascinata dall’abbassamento della temperatura,
l’atmosfera si congelò, si sublimò, e il risultato finale fu la sua
trasformazione in un Mantello di Ghiaccio che, come in precedenza aveva fatto
il mare di lava, ricoprì la sfericità della Terra dal Polo Nord al Polo Sud, da
Est a Ovest).
88. Questo Mantello di
Ghiaccio che avvolse il pianeta nel pomeriggio di quel giorno era la Luce che
uscì dalle labbra del nostro Creatore, quando disse: «Sia la luce».
E così fu fatto. E così avvenne.
Il contrario sarebbe stato
assurdo.
Il dubbio cartesiano come
metodo di relazione tra l’Intelligenza del Creatore e quella della Creatura non
è un metodo, è un muro di separazione, una barriera che limita le possibilità e
le capacità della Scienza di crescere nella direzione dell’Onniscienza
Creatrice.
Se prima intendevo per
Onnipotenza la facoltà creatrice di ridurre il tempo di lavoro di un processo
al minimo possibile, ora intendo per Onniscienza il dominio che Dio, nella Sua
Saggezza, esercita su tutte le scienze della materia, dello spazio, del tempo e
dell’energia. E così facendo includo in tale elenco scienze che operano in
universi diversi, sui quali non possiamo dire nulla, se non meravigliarci della
Sua infinita conoscenza.
CAPITOLO
11. – CREAZIONE DEL FIRMAMENTO
89. Pertanto, considerando
lo stato della Terra alla fine del Primo Giorno, con il Globo Geofisico avvolto
in quel Mantello di Ghiaccio che il suo Creatore chiama «la Luce», da lontano
la visione del nostro Pianeta era quella di un’immensa sfera di ghiaccio che
galleggiava nell’Abisso, come la visione di un gigantesco uovo cosmico nato
nelle Tenebre.
La successiva sequenza geostorica che Dio
aveva in mente era la seguente:
90. Spostamento della
Terra dalla sua regione d’origine alla sua collocazione definitiva nei Cieli.
(L’individuazione della
regione d’origine della nostra Terra sarà un problema da risolvere nei capitoli
a venire. Me lo suggerisce la necessità di avvertire il lettore del senso di
incredulità che tale individuazione susciterà. Anche questa sfida la affronterò
con eleganza e serenità).
91. Lancio della Terra nel
Sistema Solare e inserimento nella sua terza orbita.
92. Sublimazione del
mantello di ghiaccio. (Per sublimazione del ghiaccio si intende il passaggio
della materia dallo stato solido a quello gassoso senza passare per lo stato
liquido. In questo caso si tratterebbe del processo inverso rispetto alla sublimazione
dei gas.
Se nel Giorno precedente
abbiamo visto come Dio sia riuscito ad abbassare la temperatura del Globo fino
al punto critico di sublimazione della sua Atmosfera, in questo nuovo Giorno
vedremo il processo opposto. Il mio consiglio è di aprire gli occhi dell’intelligenza
e prepararsi a comprendere meraviglie. E come sempre, se dovesse sorgere
qualche obiezione non bisogna preoccuparsi troppo, tutto si risolverà).
93. Frattura del manto di
ghiaccio in due blocchi e ritirata verso i poli geografici. (Questa ritirata
dei due blocchi di ghiaccio verso le calotte polari è un periodo geostorico
che, affrontandolo da una prospettiva diversa, la geologia classica ha impresso
nella mente di tutti.
Ricordo qui che la Scienza
è l’ABC del Linguaggio della Creazione. L’altro aspetto, ovvero pretendere di
modellare l’Universo e la sua Storia su misura per l’onnipotenza della Ragione
umana, è un esercizio di vanità sul quale non dirò nulla ora.
Sia la Scienza che la
Teologia sono rimaste fino ad oggi soggette alla schiavitù imposta dalla
Necessità della Caduta. Non è da una tribuna di accusa e condanna che dobbiamo
analizzare le teorie e gli stati intellettuali attraverso i quali sono passate
sia la Fede che la Ragione. Probabilmente, se fossimo stati nei panni di uno
qualsiasi di coloro che ci hanno preceduto, avremmo fatto esattamente ciò che
hanno fatto loro. Quindi, in questo Giorno di gioia, non prendiamoci troppo sul
serio).
94. Nascita dell’Oceano e
Formazione dell’Atmosfera Biosferica. (Questa Atmosfera è il Firmamento nel
Verbo del Secondo Giorno. Tra poco entreremo nella sua sequenza geostorica.
Prima che l’alba di questo Secondo Giorno spunti e la Storia si avvicini ancora
di un passo a noi, penso che non sia una cattiva idea riflettere sul luogo in
cui Dio creò la Luce. So già che più di uno si porterà le mani alla testa e
rimarrà senza parole. Beh, basta aprire il Vangelo e vedere cosa faceva suo
Figlio per rimanere meravigliati dalla sorpresa).
TERZA
PARTE
CREAZIONE
DELLA SCALA DEGLI ELEMENTI NATURALI
CAPITOLO
12. – SULLE TENEBRE
95. Il Testo biblico non
mente. Nel Quarto Giorno della Genesi ci viene detto che Dio creò le stelle per
separare la Luce dalle Tenebre. Cito:
«E così fu. Dio creò i due
grandi luminari, il maggiore per presiedere al giorno e il minore per
presiedere alla notte, e le stelle; e li pose nel firmamento dei cieli per
illuminare la terra e presiedere al giorno e alla notte, e separare la Luce
dalle Tenebre».
Chi non ha mai letto
questo testo?:
«Dio creò le stelle e le
pose nel firmamento dei cieli per separare la Luce dalle Tenebre».
L’autore della Genesi ci
dice innanzitutto che Dio creò la Luce, e subito dopo ci dichiara che, una
volta creata la Luce, la separò dalle Tenebre.
96. Ebbene, le opzioni che
ci vengono offerte sono quelle che sono e non ammettono sconti. Dio creò la
Luce, poi la separò dalle Tenebre e creò le stelle per separare la Luce dalle
Tenebre. La questione è: cosa accadrebbe ora se, dove Mosè scrisse «Luce», noi
mettessimo il Mantello di Ghiaccio di cui abbiamo seguito la creazione?
L’atmosfera comincia a
scaldarsi?
Che ne dite di prendere
carta e matita e tracciare delle linee?
Tracciamo una
circonferenza in un angolo del foglio e la chiamiamo Terra.
Sul lato opposto tracciamo
un altro cerchio e lo chiamiamo Tenebre.
Ora tracciamo al centro un
muro di separazione tra Terra e Tenebre, che chiameremo Stelle.
È l’immagine che ne
risulta mettendo la Terra dove Mosè mise la Luce. E, infatti, se guardiamo al
cielo vediamo che i Cieli fungono da muro di separazione tra la Terra e il
cosmo esterno.
97. Conclusione: se Dio
creò la Luce e la separò dalle Tenebre… significa che la Terra si trovava in
quel momento in quella regione da cui le stelle la separano attualmente. O, il
che è lo stesso, prima di creare la Luce: la Terra si trovava in mezzo alle
Tenebre.
98. Capisco che questo
semplice modo di costruire la logica possa sembrare al lettore un’arte sinistra
volta a complicare ulteriormente le cose. La verità è che, per quanto ci provi,
non ries e a trovare alcuna complicazione e forse è per questo che mi lancio
nella ricostruzione degli avvenimenti geostorici senza pensare all’opinione dei
secoli. Al momento della verità, che è quello che qui ci interessa, il problema
è dove, in quale regione dello spazio esterno si trovino quelle Tenebre che
coprivano la faccia dell’Abisso quando Dio disse: «Sia la luce».
99. La Rivelazione si
limita a informarci sulla distanza astronomica che Dio ha posto tra le Tenebre
e la Luce. Non fornisce né numeri né coordinate intergalattiche. Ci dice che
Dio ha creato la Terra e che, tra la Terra e la sua regione d’Origine, ha posto
i Cieli. Una traduzione meravigliosa e rivoluzionaria che ci lascia incollati
alla sedia e ci colloca proprio dove il nostro Creatore voleva vederci: in
mezzo alle Tenebre e con lo sguardo rivolto ai Cieli. A che serve, dunque,
avere i piedi per terra se alla fine chi ha la testa tra le nuvole è quello che
vede meglio le cose?
100. Una questione
aggiuntiva è pertinente.
Dio ha creato le stelle
per separare la Terra dalla sua regione d’origine senza altra ragione se non
quella di disegnare lo zodiaco sulla volta del firmamento?
Oppure ha conferito ai
Cieli dimensioni galattiche per qualche altra ragione?
Una risposta affermativa
implica l’affermazione di un’impossibilità storica, nientemeno che un uomo di
tremilacinquecento anni fa avrebbe compreso, senza aver mai osservato il cosmo,
che il nostro Universo è una Galassia nel cuore di un oceano di galassie in
movimento, motivo per cui Dio ha dato ai nostri Cieli le loro attuali
dimensioni astronomiche.
CAPITOLO
13. – LA SCALA DEGLI ELEMENTI NATURALI
101. Ma proseguiamo.
Creata la Luce (processo
che abbiamo descritto seguendo la linea temporale con cui Dio ha sfidato, fin
dalla sua Genesi, la Scienza di tutti i tempi, e percorrendo la quale siamo
giunti alla Fusione della Crosta Primaria e alla Sublimazione della risultante
Atmosfera Primigenia, luogo in cui Dio produsse il Mantello di ghiaccio che
durante il Mattino del Primo Giorno ricoprì la sfericità del pianeta Terra, e
senza giudicare i processi meccanici data la naturalezza dell’argomento:
Fusione della Crosta Primaria e Sublimazione dell’Atmosfera Primigenia),
abbiamo lasciato la questione della Rivelazione un po’ in sospeso finché
l’occasione non ci avesse permesso di rimettere i piedi per terra.
102. E senza entrare in
ulteriori dettagli torniamo al Testo, leggendo le cui lettere concordiamo sul
fatto che la definizione della Parola Creatrice, la cui identità la allontana
dal regno delle metafore, delle iperboli, dei miti e di altre entità leggendarie,
ha fatto di «la Luce» una Chiave di Champollion, grazie alla quale si
interpreta la Rivelazione, contro ogni opinione, teologica o scientifica,
sostenuta fino ad oggi, affermando che Dio separò la Terra dalla sua regione
d’origine e la introdusse nei Cieli, conclusione che si deduce dal Testo: «e
Dio vide che la Luce era buona, e la separò dalle tenebre», affermazione che,
alla luce del e di questa interpretazione, mi porta ad ammirare il coraggio
dimostrato dall’autore umano quando osò, senza alcuna conoscenza scientifica,
confessare tale dichiarazione di separazione tra Luce e Tenebre per mano dello
stesso Dio che aveva creato la Terra e i Cieli.
L’ignoranza di Mosè è
proprio il fondamento della saggezza di colui che gli dettò il Testo, e grazie
al suo silenzio il suo scriba divenne l’uomo più saggio del suo tempo. In una
sezione dedicata all’ignoranza di Mosè in quanto scriba di Dio, torneremo sul
tema dell’onniscienza del Signore che gli dettò il racconto della creazione
dell’universo. Come non poteva essere altrimenti. O forse per noi tutto non è
iniziato quando fu creata la Terra?
103. Sappiamo già che si
dice in giro che la vera storia dell’Uomo risalga addirittura a prima
dell’esistenza della Terra. Ora, né l’esistenza dell’Uomo è trascendentale per
il Cosmo, né la conoscenza della struttura delle galassie è vitale per
l’esistenza dell’Uomo. Pertanto, se l’Uomo non esistesse, il Cosmo
continuerebbe a trovarsi dove si trova, seguendo il proprio corso, e se l’Uomo
non conoscesse la struttura del Cosmo, ciò non impedirebbe comunque all’Uomo di
essere ciò che è.
Ciò non significa che
l’importanza della Conoscenza dell’Universo non abbia un valore esistenziale
specifico per noi; ma serve a chiarire che la conoscenza di importanza vitale
per l’Uomo in quanto Essere è la Conoscenza di Dio; e poiché in Dio risiede il
Creatore, la Scienza della Creazione ne fa parte a pieno titolo, per così dire
con gioia nel corpo.
104. Qualcuno si chiederà
allora perché Dio abbia mantenuto nel Silenzio il Ricordo della Creazione della
Terra e dei Cieli, separando il Creatore in Dio dal Signore. Una posizione che
Dio ha mantenuto in Cristo, conservando la Fede e l’Intelligenza come due
braccia unite a un unico corpo, nate per obbedire alla stessa Volontà, ma il
movimento di ciascuna braccio è soggetto al pensiero della testa, sotto i cui
impulsi si muove l’intero corpo.
E io risponderò a questa semplice domanda
affermando che così è stato in verità.
Allo stesso tempo negherò
che fin dall’inizio Dio avesse disposto la Conoscenza del Creatore in Sé
seguendo questo percorso di crescita secondo le condizioni della Scienza del
Bene e del Male. È successo ciò che è successo e ormai non c’è più rimedio. E poiché
è successo, la Formazione dell’Intelligenza a Immagine e Somiglianza di quella
del nostro Creatore ha subito, lungo il percorso, una battuta d’arresto, che ha
costretto Dio, di fatto, a anteporre alla Conoscenza della Scienza della
Creazione la Conoscenza dell’albero della scienza del Bene e del Male, il cui
frutto, come sappiamo, è la Guerra.
105. Non so se chi legge
queste righe abbia compreso le leggi di questa Scienza. Da parte mia, credo che
la struttura di detto Frutto sia stata assimilata e, sulla base della
conoscenza che deriva dall’esperienza, posso scrivere ciò che, con la conoscenza
derivante dalla teoria, prendeva forma nella lingua del Primo Uomo, ovvero:
«Maledetto chiunque mangi di quel frutto, e maledetto chi dia da mangiare del
frutto dell’Albero della Scienza del Bene e del Male».
Confessione finale che mi
riporta al punto da cui abbiamo iniziato questo breve viaggio, parlando della
Separazione della Luce che Dio compì una volta che l’ e l’aveva creata nelle
Tenebre. A questo proposito ho scritto che, mentre l’Ignoranza aveva la sua
Legge, l’impossibilità di penetrarne il Contenuto portò alcuni, i teologi, e
altri, gli scienziati, a restituire a Dio la sua Genesi avvolta nel velo delle
metafore e dei miti.
Ma una volta che la Luce
fu tradotta dal Mantello di Ghiaccio che, al termine del Primo Giorno,
ricopriva la superficie della Terra — Mantello di ghiaccio prodotto dalla
Sublimazione dell’Atmosfera Primigenia scaturita dalla Fusione della Crosta
Primaria —, non ci resta altro che dare fuoco al foglio della Tradizione
Teologica e della Cosmologia del XX secolo, soffiare sulle ceneri, sparecchiare
la tavola e rimetterci al lavoro partendo dall’Informazione che Dio ci offre
nel Suo Libro.
Potrei tornare su questo
argomento in un’altra sezione, e forse l’ho già fatto in una precedente.
Non importa.
E non lo dico perché io
sia tra coloro che credono che una verità sia più o meno vera a seconda del
numero di volte in cui il martello cade sulla testa dello sciocco di turno. Lo
dico pensando che la vita sia un pensiero che si crea da sé partendo da radici
universali, e non perché si abbia un sogno molte volte quel sogno acquisisca
più senso, né perché, smettendo di sognare, il corpo perda il beneficio che gli
procura il riposo notturno.
Niente affatto!
106. Poiché
l’insignificanza dell’uomo per il Cosmo è un dato di fatto, la Verità esiste in
sé stessa, anche se nell’Universo non esistesse nessuno. Io potrei smettere di
esistere proprio ora, ma la verità era prima di me e rimarrà senza di me.
107. Per quanto riguarda
la mia mania di tornare su un punto di riferimento, che oggi può essere uno e
domani un altro, essa deriva più che altro dalla necessità di mantenere un
punto di riferimento comune tra scrittore e lettore.
Per inerzia, il saggista
tende a perdersi nei propri pensieri e il lettore ad aggrapparsi a un’idea
concreta.
E dato che il caso che ci
occupa è di tale complessità, per quanto io voglia rivestirlo con il mantello
della semplicità, il fatto è che mettere da parte la cosmologia e la teologia,
affrontando la loro posizione rispetto alla Genesi di Mosè, dal tavolo di
lavoro sulla cui superficie lo spirito dell’Intelligenza di Dio si sta muovendo
in questo XXI secolo, presuppone un atto più affine all’arte che alla scienza,
ammesso che scrivere sia un’arte, e che sia arte dare espressione al pensiero;
cosa su cui personalmente concordo, e che deduco dai filosofi e dagli eroi
delle rivoluzioni del secondo millennio, i primi affinando le loro penne con
l’arte del polemista e i secondi le loro spade con l’arte dei filosofi.
Le due volte in cui questa
unione ha dato alla luce, ha portato nel mondo due Eventi per l’eternità: la
Rivoluzione Francese e la Rivoluzione Russa.
108. Il problema, dunque,
non sta nella Parola, ma nell’uso dell’arte della sua scienza. In questo caso
la Verità, non il Potere, è il Principio e il Fine. E da qui deriva che,
essendo l’uomo insignificante e la Verità eterna, l’opinione umana sia polvere
sul tavolo. La cui superficie abbiamo sgomberato al fine di collocare la Terra
al suo posto nel Giorno in cui Dio creò la Luce, e una volta creata: «la separò
dalle Tenebre».
109. Tornando quindi al
punto della restaurazione, dirò che chiunque abbia due occhi in faccia vedrà
che, una volta creata la Luce nelle Tenebre, la Terra – essendo la Luce il
Mantello di Ghiaccio che al termine del Primo Giorno ne ricopriva la superficie
– si trovava nelle Tenebre.
Da quella Regione Dio la
separò una volta creata la Luce, ovvero il Mantello di Ghiaccio che copriva la
sfericità della Terra al termine del Primo Giorno, secondo quanto è scritto da
tremilacinquecento anni: «E Dio vide che la Luce era buona, e la separò dalle
Tenebre».
Se la separò, è perché era
lì. E se in seguito Dio creò le stelle per separare la Luce dalle Tenebre, come
si può leggere nel Quarto Giorno: «Dio fece i due grandi luminari, il maggiore
per presiedere al giorno e il minore per presiedere alla notte, e le stelle; e
li pose nel firmamento dei cieli per illuminare la terra, per presiedere al
giorno e alla notte e per separare la Luce dalle Tenebre».
110. Quindi, traducendo in
questa Linea del Geroglifico di Mosè «Luce» con «Manto di Ghiaccio», ne
deduciamo che la Terra si trovava in una Regione esterna ai Cieli. Una
traduzione sbalorditiva e sorprendente che, se non fosse perché è Dio a
sottoscriverla e il suo Scriba a scriverla con la Verga del comando di cui si
servì per separare le acque del Mar Rosso, la nostra intelligenza si
spingerebbe nel mondo degli extraterrestri e dove metto C-di Cosmologia dovrei
mettere F-di fantasia.
Detto questo, perché se lo
merita, e visto che la porta è ormai aperta, entriamo.
111. Su come Dio abbia
operato questo passaggio da una regione dello Spazio Generale alla regione in
cui si trova attualmente, l’autore non ha detto nulla. Né ha detto nulla sulla
natura specifica della regione d’origine in cui Dio avrebbe creato la Terra. E
nemmeno io, in questo momento, entrerò nei dettagli. Quando sarà opportuno per
questa cosmologia, solleveremo il velo. Per ora basta accettare che Dio abbia
creato la Terra al di fuori dei nostri Cieli, oltre le costellazioni della
nostra galassia, nell’Abisso avvolto dalle Tenebre.
112. Infatti, tornando al
tema della formazione della crosta secondaria e della sublimazione
dell’atmosfera primordiale, il fatto che la Terra si trovasse in una regione
soggetta allo zero assoluto fu l’acceleratore di cui Dio si servì per creare il
manto di ghiaccio.
Vediamo come, trovandosi
Marte a una distanza maggiore, la sua atmosfera non abbia subito quel processo
di sublimazione che ha interessato la Terra. La singolarità che la Biosfera
rappresenta tra i pianeti testimonia l’esistenza di un periodo geostorico speciale
che, per quanto incredibile possa sembrarci, viene rivelato quando Dio afferma
che la singolarità della Biosfera obbedisce ed è la risposta alla regione
d’origine in cui Egli l’ha creata. Un’affermazione spontanea che ci conduce
immediatamente al problema del Potere del Creatore dell’Universo. Infatti, se
dal punto di vista intellettuale il processo di creazione della Biosfera rivela
nella sequenza esposta la sua natura scientifica, l’obiezione insuperabile
riguarda la Natura di quell’Essere che non solo pensa a come fare le cose, ma
possiede anche il Potere Infinito per realizzarle.
113. Non so se l’ho già
detto, ma se non lo dico ora: il Potere senza l’Intelligenza non soddisfa
l’esigenza che la trasformazione della Realtà richiede; e viceversa,
l’Intelligenza senza il Potere rimane nei sogni, nella fantasia, in risposte
che il vento porta via.
In questo caso, conoscendo
Dio attraverso la Teologia e l’Universo attraverso la Scienza, l’unica cosa che
dobbiamo fare è fonderle in una Nuova Scienza, la Scienza della Creazione, e
seguire le sue leggi e i suoi principi.
In questo caso, sapendo
che esponendo un’Atmosfera a una regione soggetta allo zero assoluto il suo
volume si sarebbe sublimato dando origine alla creazione di un Blocco di
Ghiaccio, e potendo farlo, Dio lo fece.
E chiamò Luce il Mantello
di Ghiaccio.
114. Ma l’integrazione
della Terra nei Cieli fu preparata da Dio prima ancora di aprire bocca e dare
origine alla sequenza creatrice della Luce. Non fu una questione di fortuna che
Dio trovasse un sistema stellare con caratteristiche planetarie compatibili con
la Terra. Prima di immergersi nell’oceano delle costellazioni del latte, Dio
sapeva cosa stava cercando, dove si trovava ciò che stava cercando e quali
fossero le caratteristiche del Sistema Solare che stava cercando. E lo sapeva
perché Egli stesso ne aveva formato la struttura planetaria in modo da non
provocare un rifiuto dell’integrazione della Terra nell’edificio solare.
115. La Genesi parte da
una piattaforma preesistente: la Terra e i Cieli erano già stati creati, e
sulla loro superficie ci siamo lanciati a navigare. Avremmo potuto iniziare
questo viaggio immergendoci nelle profondità del Tempo, ma ho preferito seguire
il percorso tracciato da Dio in anticipo, tra l’altro perché Egli conosce il
terreno meglio di chiunque altro. A tempo debito mi impegnerò a ricreare la
Creazione del Sistema Solare. Fino a quel momento, dobbiamo mettere sul tavolo
le leggi fondamentali necessarie per comprendere una sequenza sistemologica di
così grande interesse per noi.
116. Pertanto,
l’integrazione della Terra nel Sistema Solare, per quanto naturale possa
sembrare a chi associa la Divinità al potere di aprire la bocca e avere tutto
già pronto, implicava la risoluzione di un mare di equazioni complesse, piene
di incognite e fattori da tenere in considerazione. Come qualsiasi altro
sistema dell’Universo, il corpo solare non può accettare l’integrazione di un
nuovo elemento senza subire esso stesso una trasformazione di stato. Pensando a
questa semplice regola universale di integrazione dei corpi astrofisici in
sistemi complessi, Dio si assicurò l’impossibilità di un rifiuto o di una
perturbazione distruttiva del Sistema Solare in risposta all’integrazione della
Terra nella sua struttura, creando Sole, Terra e Luna con una stessa Origine
nello spazio e nel Tempo.
117. Una volta creati il
Sole e i pianeti con le loro lune e i loro anelli, Dio procedette
all’isolamento della Terra, radice della Confusione a cui si riferisce il
Testo, per poi, dopo aver creato la Luce – come abbiamo già visto – riunire
nuovamente la Terra e il Sole, momento attorno al quale graviamo in questa
sezione. Questa integrazione aveva un percorso. E lungo quel percorso la
calotta di ghiaccio doveva intraprendere il proprio percorso particolare verso
la sua trasformazione in aria e acqua. Descrivere questo percorso è l’obiettivo
che ci prefiggeremo nella prossima sezione.
118. E, infine, la
conseguenza del lancio della Terra sulla traiettoria boreale (porta attraverso
la quale la Terra entrò nel campo elettrico del Sole) si fece sentire sulla
superficie del manto di ghiaccio. Il fatto che la Terra accedesse alla propria
orbita biosferica attraverso questa traiettoria boreale aveva cause più
complesse di quelle che qui ci interessa trattare. Per ora concentriamoci sulla
fusione del Mantello di Ghiaccio e sulle conseguenze fisiche della sua
accelerazione fino al punto critico massimo nel corso della durata del
processo. Elevazione istantanea voluta da Dio nel concedere alla Terra
l’accesso alla traiettoria boreale.
119. La verità è che,
introducendo la Terra lungo la traiettoria solare boreale, ciò che Dio otteneva
era accelerare alla massima velocità consentita il processo di scongelamento
della Calotta Glaciale, così come fare lo stesso con la conseguente evaporazione
del prodotto risultante.
L’interazione di forze
grazie alla quale la fusione del Mantello di Ghiaccio si è accelerata al
massimo possibile combina le forze classiche con quelle rivoluzionarie, e si
ricollega a quella sfuggente cosmologia quantistica all’origine di tutti i
processi di creazione della materia astrofisica e delle energie
elettromagnetiche.
Più l’avvicinamento
Terra-Sole aumentava, minore era la distanza Sole-Terra, più intenso era il
processo di scioglimento della Calotta Glaciale. È proprio la rapidità del
movimento di avvicinamento che ci porta a parlare di sublimazione. In questo
senso la sublimazione del Mantello di Ghiaccio fu un’evaporazione diretta. Che,
cercando di comprenderla nel modo più semplice possibile, possiamo paragonare
all’applicazione di un ferro rovente sulla superficie di una barra di ghiaccio.
Il Sole fece da barra di ferro incandescente nella mano di Dio e la Terra da
barra di ghiaccio.
Non parlo in senso
figurato quando affermo che, se Dio avesse continuato ad applicare il ferro
all’infinito, la massa totale della calotta glaciale si sarebbe trasformata in
atmosfera. Almeno è questa l’impressione che ci dà l’estensione all’infinito
dell’argomento. Direi che si tratta di una semplice apparenza e nient’altro.
Un’apparenza che ci invita a fare un ulteriore passo avanti e ad affermare che
la stabilità dell’universo in generale, e del nostro Sistema in particolare, si
basa su due pilastri fondamentali. Il primo l’abbiamo già visto: è la
trasformazione dell’energia in nuove forme di energia. Il secondo è la natura
elettrodinamica della materia cosmica fondamentale.
CAPITOLO
14. – SECONDA LEGGE DEL COMPORTAMENTO DELL’UNIVERSO
120. Lo studio che Dio
condusse sul comportamento della Materia Cosmica lo condusse nel regno
dell’Elettrodinamica Astrofisica. Durante le ricerche sulla natura dello
spazio, della materia e del tempo che Dio condusse nel corso della sua ricerca
della padronanza della Scienza della Creazione, che Gli avrebbe permesso di
trasformare la Realtà Universale, Dio osservò come la materia fondamentale,
nonostante le sue trasformazioni e i salti dimensionali nello spazio generale,
conservi le proprietà della sua natura atomica.
La scoperta della
conservazione delle proprietà atomiche naturali nell’energia cosmica
fondamentale, indipendentemente dalla direzione percorsa, aprì a Dio un
orizzonte creativo senza limiti. Infatti, per quanto grandi possano essere le
distanze percorse durante il salto dalla materia microcosmica a quella
macrocosmica, la natura delle sue forze elettrodinamiche rimane invariata; lo
scenario che si apre all’intelligenza creatrice è quindi illimitato. Inoltre,
questa scoperta fa sì che le stelle e le loro reti sistemologiche si
trasformino in mattoni, in blocchi, in un campo di materia prima da cui
estrarre tutta la massa necessaria per erigere edifici costellazionali.
121. Quindi, applicando
ora il ragionamento: se la prima legge (trasformazione del campo gravitazionale
in luce) si oppone alla contrazione all’infinito dell’universo, poiché la
quantità di energia non rimane statica nell’equazione – instabilità equazionale
derivata dalla trasformazione della gravità in luce e forze elettromagnetiche
–, condizione di stabilità richiesta dall’ipotesi per dare libero corso alla
contrazione del campo universale in un nucleo primordiale, e che non viene
soddisfatta, realtà dimostrata dalla stabilità del sistema astrofisico locale;
questa seconda legge – natura elettrodinamica dei campi gravitazionali –
impedisce il movimento opposto (distruzione per dispersione) creando tra i
sistemi siderali una rete elettrodinamica di comportamento.
In altre parole,
l’operatività di questa legge di trasformazione dell’energia gravitazionale in
forze elettromagnetiche e altre forme di energia luminosa, l’operatività di
questa legge – dicevo – contro la dispersione dovuta al costante indebolimento
del volume dell’energia universale: mantiene la concentrazione grazie alle
leggi dell’elettrodinamica.
122. E infine, l’entrata
in azione di questo muro elettrodinamico di protezione permette l’esistenza di
correnti gravitazionali attorno a continenti astrofisici soggetti a una teoria
delle strutture molecolari in cui le particelle sono astri.
123. L’applicazione
visibile di queste due leggi a un singolo sistema stellare la troviamo nel
nostro.
Da un lato, il campo
magnetico funge da collegamento tra la Terra e il Sole. Ciò vale anche per
tutti gli altri pianeti.
D'altro canto, il campo
elettrico erige una barriera tra il Sole e la Terra. Il che, in termini
poetici, potremmo sintetizzare così: lanciata la Terra verso l'impossibile
incontro con la propria distruzione, la natura del suo spirito positivo
trasformò l'apparenza in ammirazione quando l'uguaglianza tra i segni risolse
il conflitto.
E continuiamo.
124. In modo più o meno
semplice, ricreerò la prima parte di questa nuova sequenza geostorica che ebbe
luogo nel Secondo Giorno.
Ma tornando al tema,
l’accoglienza da parte del Sole di un nuovo pianeta comportava per il suo
Sistema l’integrazione nel proprio campo di un nuovo trasformatore di energia
gravitazionale, con le sue proprietà esclusive. Non è facile determinare in che
modo questo cambiamento strutturale abbia alterato il rapporto tra la famiglia
planetaria, ma questo era un fattore che Dio conosceva per esperienza, e sulla
base di tale esperienza risolse sulla carta tutte le incognite prima di passare
all’azione. Non occorre andare molto lontano per trovare il successo
dell’applicazione della Sua matematica alla realtà; i risultati sono sotto gli
occhi di tutti. Ci concentreremo sulla Terra e su ciò che ha comportato per il
suo corpo fisico l’integrazione in un campo gravitazionale condiviso.
125. Inizierò dicendo che
qualsiasi corpo di natura astrofisica, fintanto che rimane isolato da qualsiasi
altro corpo, si limita a consumare la propria energia. Mentre durante il Giorno
Zero era isolata nella sua regione d’origine, la Terra si alimentava del
proprio campo gravitazionale. La bassa velocità di trasformazione alla quale
operava il suo nucleo manteneva il suo battito a un minimo stabile di
rotazioni. Il problema era che il campo gravitazionale continuava ad aumentare
la massa cortesaria attraverso il suo effetto di buco nero. Quindi la Terra
aveva ragione ad essere confusa.
126. E Dio dice che era
vuota perché la Terra non poteva uscire da sola da quella situazione. Solo
collegandosi a una rete energetica avrebbe potuto superare il destino verso
cui, abbandonata alle proprie forze, era destinata. Quando Dio tornò e raddoppiò
l’energia del suo campo, accelerando la rotazione del suo corpo esterno, ruppe
quella situazione. Da ciò derivò, come ho mostrato, la fusione della crosta
primaria e la creazione del Mantello di Ghiaccio che ricoprì il Globo alla fine
del Primo Giorno.
127. L’energia fornita,
una volta trasformata in calore, dopo che il Nucleo era tornato a un nuovo
stato di equilibrio al termine del Primo Giorno, quando fu immessa nel Sistema
Solare all’alba del Secondo Giorno, la Terra si trovò improvvisamente nella situazione
in cui si trova un trasformatore collegato a una rete elettrica.
La prima reazione del suo
Nucleo fu quella di passare da uno stato di funzionamento lento a uno avanzato.
Possiamo comprenderne il
significato ricordando come la variazione dell’energia con cui il suo campo può
interagire lo abbia influenzato all’inizio del Primo Giorno. Da tale effetto si
deduce, a titolo universale, che il motore che mantiene costante il movimento
stellare è il Nucleo.
128. Il movimento delle
stelle e di tutti i corpi dell’Universo, quindi, come si vede molto bene nel
nostro Sistema, presenta una particolarità. Tutti ruotano attorno al proprio
asse. L’effetto fisico naturale di questo tipo di movimento è, come si osserva
negli elicotteri, il movimento verso l’alto. Da ciò dovremmo dedurre che tutte
le stelle e i loro sistemi seguono una traiettoria ascendente. Come se
dicessimo che l’Universo si comporta come un corpo che si muove eternamente
verso l’alto. Ora torniamo al punto in cui avevo interrotto questo Racconto.
QUARTA
PARTE
CREAZIONE
DELLA BIOSFERA
CAPITOLO
15. – CREAZIONE DEI CONTINENTI E DEGLI OCEANI
129. Dicevo che Dio creò
la Terra nelle Tenebre e che, una volta creato il Mantello di Ghiaccio – che
nel Suo Libro Egli chiama Luce –, lo separò dalle Tenebre e lo introdusse nei
Cieli, dove si trova.
E credo di aver detto che
il primo di tutti gli effetti che la Terra subì a seguito di questa
integrazione può essere paragonato all’effetto che subisce un trasformatore
quando viene integrato in un circuito elettrico. E che, come all’inizio del
Primo Giorno, all’inizio di questo Secondo Giorno l’aumento della velocità di
rotazione del Globo, segno esteriore dell’aumento di giri che subì il suo
Nucleo, fu l’effetto immediato dell’integrazione della Terra nel campo del
Sistema Solare.
130. Ora, essendo la
traiettoria naturale tra due punti che si attraggono la linea retta, e il
movimento in un campo gravitatorio simile a quello di un liquido in un
bicchiere, il movimento approssimativo di un corpo esterno verso un corpo
astrofisico per effetto di questa relazione disegna un cerchio attorno alla
stella. Ma poiché Dio scartò l’opzione di un avvicinamento lungo la traiettoria
planetaria, la traiettoria che la Terra doveva descrivere non poteva che essere
la parabola. Ed è proprio quella che iniziò a tracciare in reazione all’azione
di accelerazione istantanea subita dalla sua rotazione. Questo per quanto
riguarda la prima fase del volo della Terra alla ricerca della sua orbita biosferica.
131. Per il primo effetto
illustrato, ovvero la legge che regola il volo degli elicotteri tracciata a
matita, è necessario introdurre in questo processo di accoppiamento la natura
dei rispettivi campi elettrici. Detto questo, un campo elettromagnetico qualsiasi
è definito dalle sue due componenti: la forza magnetica che agisce a distanza
tra i corpi e la forza elettrica che li dispone attorno a un nucleo di
riferimento. Nel caso del lancio della Terra abbiamo la forza magnetica in
azione, in combinazione con la legge del moto rotatorio. La descrizione che
questa combinazione ci fornisce dell’avvicinamento della Terra al Sole è quella
che ci disegna una parabola dall’esterno del Sistema Solare verso il polo
boreale del Sole come percorso di accesso.
132. L’entrata in azione
della seconda forza elettromagnetica, quella elettrica, ha generato
sull’orizzonte degli eventi una fascia di inversione in corrispondenza
dell’avvicinamento indefinito della Terra al Sole.
Una volta all’interno di
questa fascia, in risposta all’uguaglianza dei segni elettrici tra i rispettivi
campi, la traiettoria della Terra ha iniziato la sua discesa verso la propria
orbita biosferica.
(Indipendentemente dalle
equazioni che regolano la massa dei corpi astrofisici soggetti a una relazione
sistemologica, dalle energie in gioco tra i corpi che compongono un sistema
stellare di tipo solare, e la distanza percorsa da un corpo planetario durante
la sua orbita, la sequenza di effetti che la Terra ha sperimentato durante la
sua traiettoria di avvicinamento al Sole ha provocato il surriscaldamento del
suo Nucleo, effetto dal quale è derivata la serie di onde termonucleari
all’origine dello stato termodinamico del Mantello).
133. L’effetto derivante
dalla trasformazione del Mantello – cosa che abbiamo già visto parlando della
Creazione dell’Anello di Ghiaccio – in una massa di reazione termonucleare fu
la fusione della Litosfera Inferiore.
(Per litosfera inferiore
si intende la zona di contatto geofisico con il mantello superiore. Si ricordi
che la divisione del corpo terrestre in tre zone principali, con le relative
fasce di contatto intermedie, non è un semplice capriccio della natura. La zona
che è stata denominata Nucleo Esterno appartiene, all’interno di questa
struttura, alla fascia di contatto tra il Nucleo propriamente detto e il Manto.
Tenendo conto che il Nucleo è il corpo stellare attorno al quale si forma un
pianeta, e che quindi è il Trasformatore dell’Energia Gravitazionale in calore,
la fisica del Nucleo Esterno corrisponde allo stato della materia nel Manto
Inferiore, che sarebbe equivalente a quello che avrebbe una massa attorno a un
microastro a bassa temperatura, ovvero materia compressa allo stato gassoso,
sebbene questo stato non sia adeguato per descrivere la fisica della fascia
all’interno della quale oscilla il Nucleo, causando con la sua oscillazione –
come ho già detto altrove – l’appiattimento del Globo. Ma torniamo al punto
principale:)
134. In altre circostanze
il riscaldamento del corpo del Mantello Superiore, ovvero della massa di
reazione termonucleare, origine del vulcanismo geologico globale, avrebbe
dovuto raggiungere l’Anello Litosferico Superiore o esterno, ma il fatto che
l’Anello Litosferico si trovasse sotto la Calotta Glaciale, la cui Creazione
abbiamo visto all’inizio, mantenne la struttura della Crosta Litosferica allo
stato solido, sebbene la Crosta Secondaria fosse soggetta alla dinamica
dell’innalzamento della temperatura all’interno di una pentola a pressione. È
comprensibile che la temperatura, all’interno di quella pentola a pressione in
cui Dio aveva trasformato il corpo geofisico, non potesse continuare a salire
all’infinito.
135. I nostri geologi
hanno determinato la fisica della Terra partendo da un Nucleo freddo,
meccanicamente inattivo, e vivo solo in base alla reazione termodinamica
dipendente dalla pressione gravitazionale, che in questo caso agisce come
pressione solida. Avevano bisogno di un modello virtuale da cui spiegare la
costanza del calore geofisico determinante per l’attività vulcanica
litosferica. Il fatto che la radiografia a onde delineasse sul tavolo una
struttura termodinamica dal minore al maggiore, cioè dall’esterno verso
l’interno, finiva per dare ragione al modello infantile del calore geonucleare
dovuto alla pressione della massa che si erano prefissati nella mente; modello
puerile che a sua volta andava a letto con l’ipotesi dell’origine della materia
stellare da una concentrazione di polvere nel cuore di un campo gravitazionale
alla deriva nei mari stellari... non attraversa il mare senza volare... bla bla
bla... Il lettore perdoni il mio infinito cinismo.
136. E facendo l’amore,
diedero vita a un’Ecosfera, come per magia regolata da Equazioni Perfette che,
ovviamente, contraddicendo l’Origine dal Caso, per logica non potevano che
risultare loro sospette e, di conseguenza, prive di qualsiasi possibilità di
prosperare. E preferirono continuare ad aggrapparsi al modello infantile
piuttosto che continuare a cercare un Modello Geofisico in grado di spiegare
l’Equilibrio Termodinamico della Biosfera.
137. Come, tuttavia, un
pianeta privo di generatore di energia termica possa rimanere caldo per milioni
di anni, al punto che, come dimostrano i reperti fossili, si possa parlare di
un ciclo termodinamico ecosferico, questo è un punto che, una volta elevato a
dogma il modello infantile della pressione della materia come origine del
calore geonucleare, e poiché non esisteva alcuna ipotesi con cui sostituirlo,
hanno preferito l’ignoranza di chi preferisce il male che conosce al bene da
conoscere. E da qui nasce la sfida che una teoria in cui il nucleo di ogni
pianeta diventa un corpo stellare, trasformatore dell’energia gravitazionale in
calore, apre in questo nuovo secolo.
138. Dicevamo, quindi, che
il calore geonucleare (conseguenza dell’ingresso della Terra nel Sistema
Solare) che si stava accumulando tra la crosta e il mantello, se non avesse
trovato una via d’uscita, avrebbe finito per provocare un’esplosione astronomica,
il che avrebbe significato la disintegrazione del corpo geofisico. In altre
parole, e per centrare l’argomento: senza distruggere la litosfera, Dio doveva
procedere a rompere quell’enorme barra di ghiaccio sotto la cui massa le
reazioni termonucleari che crescevano nel corpo del mantello minacciavano di
far esplodere il nucleo. La soluzione risiedeva nell’attrazione gravitazionale
che il campo magnetico solare avrebbe esercitato sul corpo geofisico quando la
Terra (in direzione della propria orbita stazionaria) avesse attraversato la
fascia di interazione tra i rispettivi campi elettrici.
139. L’origine della
catena di reazioni termonucleari che mantengono attivo il Mantello è un
argomento da studiare nella prospettiva dell’Architettura Geofisica che stiamo
sviluppando. Ad esempio, come una serie a catena di reazioni termonucleari
possa estendere il proprio fronte d’onda fino alla litosfera e aprire vie di
galleggiamento attraverso le quali viene liberato il calore magmatico. E anche
quest’altro: il rapporto tra il Nucleo e la forma irregolare del geoide della
Crosta. Quest’argomento ci porta a considerare l’oscillazione del Nucleo
all’interno del Mantello come origine del rigonfiamento della regione
equatoriale. E di conseguenza a introdurre, tra la zona esterna del Nucleo e
quella interna del Mantello, un anello geofisico in stato cromosferico, sulla
cui singolarità non mi soffermerò ora.
140. Abbiamo visto –
ricapitolando – che, una volta lanciata la Terra in direzione del Sole, il
nostro pianeta ha attraversato la fascia di interazione tra i rispettivi campi
elettrici, il che ha provocato la naturale reazione elettrica tra due campi dello
stesso segno. (La stessa legge operativa che determina le orbite stazionarie
delle particelle attorno a un nucleo atomico in funzione dei campi elettrici è
la legge che dobbiamo applicare alla struttura del Sistema Solare. Sebbene
sembri troppo semplice per essere vero, dimostreremo tra poco che la
configurazione planetaria obbedisce alle leggi dell’elettrodinamica. L’orbita
della Terra ne è una conseguenza naturale).
141. Ed è curioso che, pur
avendo notato la somiglianza tra la struttura di un atomo e quella del Sistema
Solare e l’analogia tra le forze intraatomiche e le forze elettromagnetiche
sistemologiche – per quanto ovvia – e poiché si rifiutavano di credere che la
Natura e la Creazione obbedissero a principi così logici, gli scienziati del XX
secolo si sono rifiutati di credere a ciò che avevano davanti agli occhi e, pur
avendo la risposta sotto il naso, l’hanno respinta perché indegna del loro
genio, preferendo addentrarsi in una Teoria di Unificazione dei campi
elettromagnetici e gravitazionali, che, tuttavia, trova il suo miracolo
quotidiano nella struttura della materia atomica. Infatti, se l’origine del
calore geonucleare deriva dalla pressione della materia, com’è possibile che
questa stessa pressione non abbia fatto sprofondare l’intera massa planetaria
nel corpo del Sole nei milioni di secoli in cui il Sistema è rimasto attivo?
142. Essi rispondono con
l’energia centrifuga, ma ignorano che un lavoro non può essere svolto
all’infinito; la costanza orbitale lo contraddice, per cui, dovendo cercare una
forza diversa, hanno intrapreso la ricerca di un campo unificato e, pur parlando
di forze elettromagnetiche, lo facevano eliminando la componente elettrica dal
campo magnetico. Dei veri e propri saggi!
Quindi: una volta
indirizzata la traiettoria terrestre verso la sua orbita stazionaria, per
effetto della repulsione elettrica tra campi dello stesso segno, in termini di
lavoro possiamo paragonare questo effetto a quello di una forza centrifuga
accelerata. Infatti, soggetta a questo effetto, se il campo magnetico non ne
avesse frenato le conseguenze: la Terra, trascinata dalla tempesta elettrica,
sarebbe stata proiettata verso l’orbita di Marte, per esempio. La forza
gravitazionale generata dall’interazione tra i rispettivi campi magnetici,
quando la Terra attraversò la fascia elettrica che le spettava nel Sistema, fu
il freno che la stabilizzò nella sua orbita. Questa forza si ripercosse sulla
litosfera inferiore, strappando dal mantello superiore le basi delle grandi
catene montuose. Con questa azione di sollevamento delle radici delle grandi
catene montuose, l’azione del martello contro la barra di ghiaccio sotto il cui
anello si trovava la litosfera era ormai compiuta. Riprodurre questa azione
sismologica globale significherebbe aprire una porta nel tempo e osare rimanere
saldi su un terremoto con epicentro nel Nucleo e il cui raggio di estensione
universale fa danzare sotto i nostri piedi, piantati sull’Anello di Ghiaccio,
l’intero corpo della Crosta terrestre.
(I saggi del XX secolo trovarono, certamente,
prove di un ritiro dei ghiacci; ciò che non osarono mai nemmeno sognare è che
il corpo di ghiaccio che si ritirò, un tempo, all’inizio, ricoprisse l’intera
sfericità del Pianeta. Come abbia fatto il suo Creatore a spezzare quella Barra
di Ghiaccio è il punto trattato in questa sezione, sul quale c’è un mondo da
raccontare, e della cui Meccanica, Origine dell’Orografia Ecosferica, avremo
tempo di occuparci, a tutti i livelli, nel corso di questo XXI secolo).
Una volta frantumato in
questo modo il manto di ghiaccio che Dio chiamò «la Luce», il calore accumulato
nel corpo geofisico interno trovò lo sfogo attraverso cui liberarsi: sotto
forma di gas e lave, ottenendo Dio da questo effetto la trasformazione del ghiaccio
in acqua. Questa è la sequenza all’origine dell’Acqua e dell’Aria. Ma
ricordiamo come reagì il Mantello di Ghiaccio all’avvicinarsi della Terra al
Sole.
QUINTA
PARTE
CREAZIONE
DELL’ECOSFERA
CAPITOLO
16. – SUBLIMAZIONE DEL MANTO DI GHIACCIO
143. Esistono due modi di
agire. Uno consiste nel lasciare che la legge del tempo agisca, l’altro
nell’accelerare lo svolgimento di un’azione con i mezzi a disposizione. Se
fosse stato soggetto alla legge del tempo, il Mantello di Ghiaccio avrebbe
reagito all’energia solare sciogliendosi, si sarebbe diviso in due e, col
tempo, le due masse di ghiaccio si sarebbero ritirate verso le calotte polari.
Le acque del primo grande oceano si sarebbero evaporate. Lentamente, ma
inesorabilmente, l’oceano si sarebbe diviso per moltiplicarsi; dagli oceani
sarebbero scaturiti i mari... Ma Dio conosceva un modo più rapido per
sviluppare questo processo globale.
Perché sciogliere il manto
di ghiaccio a bassa temperatura quando avrebbe potuto provocare, attraverso
l’integrazione lungo la via boreale, l’effetto del ferro incandescente contro
una lastra di ghiaccio? A questo effetto lo chiamiamo sublimazione del ghiaccio.
L’effetto immediato dell’incontro Terra-Sole nelle condizioni descritte
determinò la sublimazione accelerata del manto di ghiaccio. L’energia solare
agì come ferro incandescente applicato direttamente sulla superficie del manto.
Una sublimazione che ha determinato la frattura del manto in due grandi blocchi
e la nascita dell’atmosfera biosferica. (Quando dico «condizioni descritte» mi
riferisco alla parabola di accesso, che ha determinato che la Terra si trovasse
per un certo periodo a una distanza inferiore a quella naturale della sua
orbita stazionaria).
144. Ho già detto che
l’attrazione gravitazionale solare derivò dall’effetto contrario che spinse la
Terra verso la sua orbita biosferica. E che, in conseguenza di questa
attrazione, frutto dell’aggancio magnetico tra i due campi, le basi delle
grandi catene montuose si liberarono completamente. Forse «sollevamento» è il
termine corretto. La liberazione fu favorita dal riscaldamento della struttura
geofisica. Ricordiamo che, con il raffreddamento del Mantello, l’anello
litosferico si solidificò, lasciando la placca di contatto fusa in un unico
corpo. Quando la Terra entrò nel Sistema Solare, il Nucleo si riscaldò, il
diametro del Mantello si allargò e la pressione termica generò onde naturali
con un movimento di espansione dal centro verso l’esterno del corpo geologico.
Questo movimento non era sufficiente a spingere le catene montuose contro una
litosfera esterna racchiusa sotto un mantello di ghiaccio che, sebbene
esternamente si stesse sublimando, internamente rimaneva nel suo stato
originario.
145. La solidità del
Mantello di Ghiaccio determinava l’accumulo di calore all’interno della Terra.
Questo accumulo iniziò a provocare un movimento sismico generalizzato che,
partendo dal Mantello e attraverso serie ininterrotte di sequenze termonucleari,
riscaldò la Crosta, aprendo vie di liberazione del calore che minacciavano di
disintegrare l’intera struttura. La fusione tra lo strato superiore del
Mantello e quello inferiore della Crosta, così fratturata, fece sì che la
pressione termica iniziasse a sollevare le basi delle catene montuose, attorno
alle quali il calore geonucleare trovò vie di sfogo verso l’esterno. Così,
mentre nella zona esterna l’energia solare faceva il suo corso, dal basso
l’energia geofisica faceva lo stesso, incrinando il Mantello di Ghiaccio, tra
le cui fessure i gas cominciarono a fuoriuscire e a contribuire alla creazione
dell’Atmosfera in corso.
146. La distanza dal Sole
arrestò la sublimazione e diede inizio allo scioglimento del Mantello di
Ghiaccio. La pressione termica esterna e interna sul Ghiaccio portò alla sua
fusione in Acqua. Processo che, data la temperatura del Globo, diede origine a
un Oceano che ricoprì l’Equatore e le regioni tropicali, e continuò a spingere
verso i poli geografici i due grandi blocchi di ghiaccio in cui si era diviso
il Blocco originario. Le Acque di questo Oceano Madre erano le Acque che si
trovavano sotto il Firmamento dei Cieli.
Il Firmamento dei Cieli
che «si trovava tra le acque che erano sotto e sopra il suo corpo» era
l’Atmosfera.
147. Identificazione del
Firmamento che ci chiarisce molte cose.
Primo: essendo le acque
che si trovano sotto il Firmamento le acque dell’Oceano Madre, le acque che si
trovano sopra questo Firmamento sono le acque del campo gravitazionale solare.
Questo ci fa comprendere la necessità di
affrontare il comportamento della gravità partendo dalla natura dei fluidi. Ciò
dà origine all’immagine dell’Universo come un oceano di energia su cui
galleggiano i continenti con le loro isole, che in questo caso sarebbero i
sistemi astrofisici. Un oceano di energia su cui c’è ancora molto da dire, ma
che per ora ci apre nuovi orizzonti alla comprensione del comportamento del
campo gravitazionale, a immagine della fenomenologia tipica di un fluido
esposto a forze interne ed esterne.
148. Riassumendo:
La Luce era il Mantello di
Ghiaccio sotto il cui corpo rimase racchiuso il resto dell’edificio geofisico
al termine del Primo Giorno. La sua creazione avvenne mediante la fusione della
Crosta Primaria; e la fusione di questa Crosta Primaria fu operata da Dio
accelerando il battito geonucleare del Globo. Questo aumento del ritmo di
lavoro del cuore astrofisico della Terra fu la conseguenza della
moltiplicazione della densità del campo gravitazionale terrestre per unità
cubica astrofisica.
149. All’inizio del
Secondo Giorno la Terra e il Sole si ritrovano. Dio crea una serie di effetti,
di cui la Sublimazione del Mantello di Ghiaccio sarà il primo. Il Mantello si
rompe e nasce l’Atmosfera, la cui crescita, unita alla forza gravitazionale all’origine
dell’orbita stazionaria, imprimerà un’impressionante accelerazione fisica. I
due blocchi di ghiaccio risultanti iniziano il loro viaggio verso i poli
geografici, lasciando tra di essi le acque dell’Oceano Madre, dal cui volume,
per evaporazione, continuerà ad alimentarsi il corpo dell’Atmosfera. Questa
Atmosfera è il Firmamento nel Verbo del Secondo Giorno.
150. Una volta
identificato il Firmamento, il movimento dello spirito di Dio sulle Acque si
risolve come suo movimento nello Spazio. E ci addentriamo nel comportamento
della Gravità, che possiamo comprendere grazie alla nostra conoscenza della
natura dei liquidi. Ciò apre la nostra intelligenza alla comprensione del campo
gravitatorio universale come un oceano in cui i sistemi siderali si presentano
come continenti e isole, consentendo la navigazione siderale grazie alla loro
posizione nello spazio galattico locale.
151. Fuoco, Ghiaccio,
Acqua e Aria. Questi sono i primi gradini della scala degli elementi naturali
che stiamo salendo. Il prossimo non ha bisogno di presentazioni. In definitiva,
e per concludere:
A.- Fusione della Crosta
Primaria.
B.- Sublimazione
dell’Atmosfera Primigenia.
C.- Scioglimento e ritiro dei ghiacci.
D.- Formazione
dell’atmosfera biosferica.
CAPITOLO
17.- CREAZIONE DEL PIANO DI INTERRELAZIONE BIOSFERICO
152. Concludiamo l’ascesa
lungo la scala degli elementi naturali e apriamo una nuova via.
Ghiaccio, acqua, aria:
tutti gli elementi erano al loro posto e pronti per il grande evento del salto
dalla materia inorganica a quella organica. (Punto attorno al quale la Ragione
e la Fede si persero e seguirono percorsi tanto opposti quanto suicidi).
Parlando dell’evoluzione
delle specie, il saggio biblico per eccellenza lasciò cadere la pietra
nell’acqua, dicendo: «E per esercitare in loro la giustizia, gli elementi si
accordarono, come nel salterio i suoni si accordano in un’armonia immutabile,
come si può chiaramente vedere dagli avvenimenti. Poiché gli animali terrestri
si trasformano in acquatici, e quelli che nuotano camminano sulla terra».
Parole perspicaci di un uomo che non esitò a lamentare altrove la solitudine
del genio, ma che, nei suoi momenti migliori, non esitò nemmeno ad anticipare
la mente scientifica e ad affermare che Dio gli aveva dato «la vera scienza
delle cose, e la conoscenza della costituzione dell’universo e della forza
degli elementi; l’inizio, la fine e il mezzo dei tempi; le alternanze dei
solstizi e i cambiamenti delle stagioni; il ciclo degli anni e la posizione
delle stelle; la natura degli animali e gli istinti delle belve; la forza dei
venti e i ragionamenti degli uomini; le differenze delle piante e le virtù
delle radici. Conosceva tutto ciò che è nascosto e ciò che è manifesto, perché
la Saggezza, artefice di ogni cosa, me lo insegnò».
C’è da credere che se la Fede e la Ragione
avessero ascoltato con orecchie più umili questa confessione di Salomone,
l’ostilità tra cristianesimo e scienza non avrebbe raggiunto gli estremi a cui
giunse nei primi decenni del XX secolo.
Tornando al tema
dell’evoluzione dell’albero della vita, la prima cosa sono le radici. È da lì
che l’albero comincia a germogliare. Ma affinché ci sia un albero, deve esserci
un seme d . Partendo dal presupposto che la Cellula Madre, il Seme della Vita,
abbia avuto in Dio la sua origine, dalle sequenze bio-storiche che stiamo
seguendo si deduce che il seme dell’albero delle specie sia stato piantato da
Dio sotto le acque del Grande Oceano. E di conseguenza, per prime ci furono le
piante. Da questo regno vegetale sottomarino, grazie all’adattamento dei primi
rami alla vita terrestre, man mano che il livello delle acque del Grande Oceano
si abbassava, sorse l’albero delle specie vegetali terrestri. L’evoluzione di
questo nuovo regno si completò quando la fotosintesi trasformò la composizione
chimica dell’atmosfera.
153. Questo passo
bio-storico ebbe luogo durante il Tardo del Terzo Giorno. Abbiamo già visto
come, una volta rotto il Mantello di Ghiaccio, i due blocchi risultanti abbiano
intrapreso la ritirata verso i poli, e come l’evaporazione dell’Oceano, in
concomitanza con il sollevamento delle catene montuose per effetto della forza
gravitazionale, abbia prodotto la moltiplicazione dell’Oceano in oceani e la
divisione degli oceani in mari. Così, man mano che il livello delle Acque si
abbassava, le piante marine si adattarono alla vita terrestre, finendo col
tempo per trasformare l’atmosfera preistorica nell’atmosfera storica, con
l’ossigeno come elemento principale. A sua volta, e in seguito al necessario
adattamento alla rivoluzione che lo stesso regno vegetale stava producendo, la
fibra vegetale preistorica del substrato sottomarino acquisì le proprietà degli
alberi terrestri storici. Con la creazione del regno degli alberi, Dio completò
la struttura del Piano di Interrelazione Biosferica. Piano su cui mi soffermerò
un attimo prima di staccarmi dal suolo e lanciare questo racconto nello spazio.
154. L’autonomia del Piano
di Interrelazione Biosferica può essere riassunta affermando che le calotte
polari furono stabilizzate per diventare i due principali focolai
termorefrigeranti del sistema ecosferico. Focolai dai quali Dio fece dipendere
l’equilibrio della temperatura della biosfera e che, per stabilizzare lo
scioglimento di entrambi i focolai termorefrigeranti, Dio fece dipendere
dall’angolo di rotazione del globo terrestre. Andiamo per parti, tuttavia.
155. Immaginiamo per un
secondo che la Terra fosse piatta e rimanesse sempre alla stessa distanza dal
Sole. Cosa accadrebbe? Quanto tempo impiegherebbe il Sole per riscaldare gli
oceani fino al punto di ebollizione e trasformare gli oceani in una pentola di
acqua bollente? E in quante ore geologiche l’atmosfera perderebbe il suo
equilibrio termodinamico e tutta la sua struttura andrebbe in pezzi, non
potendo contare sull’angolo di rotazione della Terra come meccanismo
regolatore? Calcoliamo quanti anni ci vorrebbero affinché, in assenza dei due
focolai termorefrigeranti polari, la temperatura degli oceani e dell’atmosfera
salisse di dieci gradi. In che modo questo aumento di temperatura influirebbe
sulla vita marina? Se a causa di un’ondata di caldo morissero gli esseri umani,
quanti ne morirebbero all’anno se quell’ondata di caldo persistesse e, quel che
è peggio, minacciasse di aumentare di altri dieci gradi nei prossimi vent’anni,
per esempio?
156. Ciò che è accaduto in
questi milioni e milioni di anni è esattamente il contrario. I focolai termorefrigeranti
ecosferici sono rimasti costanti, hanno mantenuto stabile la temperatura
biosferica, pur sapendo che, diminuendo la loro massa, la temperatura generale
avrebbe inevitabilmente dovuto aumentare. Ma facendo dipendere la temperatura
biosferica dai focolai termorefrigeranti polari, il nostro Creatore si è visto
costretto a fornire loro una piattaforma geofisica. Piattaforma che chiamerò
Substrato Ecosferico Autonomo e che ha a che fare con le equazioni alla base
dell’immutabilità dell’angolo di rotazione della Terra.
CAPITOLO
18.- IL SUBSTRATO ECOSFERICO AUTONOMO
157. La Terra ruota
attorno al Sole. Abbiamo visto che Dio ha fatto sì che la stabilità
termodinamica della biosfera dipendesse dalle masse polari. Ora spetta a noi
studiare la meccanica che mantiene le calotte polari, poiché tutto ci porta a
credere che la temperatura e l’angolo di rotazione siano in relazione diretta;
tuttavia, la Terra orbita all’interno di un campo gravitazionale soggetto alle
alterazioni che, provenienti dall’astro centrale, trasformano lo spazio
interplanetario in ragione della sua interrelazione con il mondo siderale a cui
appartiene. Ciò provoca nei pianeti una dinamica rotatoria instabile, riflesso
dell’oscillazione del Sole.
(Il fatto che il Sole
oscilli significa che il suo angolo di rotazione sembra muoversi come se fosse
ubriaco e, così come il corpo dell’ubriaco oscilla da sinistra a destra, allo
stesso modo il suo asse geografico si inclina ora a destra ora a sinistra. Movimento
che si riflette con particolare intensità nella rotazione di Marte e che, per
sua natura, dovrebbe essere quello naturale dell’asse terrestre. Se
l’oscillazione dell’angolo di rotazione planetario è la regola, la Terra è
l’eccezione alla regola. L’importanza di questa dinamica costante è vitale se
ricordiamo che la temperatura e l’angolo di rotazione sono in relazione
diretta).
Il fatto che il nostro
pianeta sia soggetto alla legge dell’inclinazione solare, sulla cui causa
dovremmo soffermarci in un altro capitolo, farebbe variare l’area di incidenza
dell’energia solare sulla geografia continentale, con il conseguente effetto di
uno scioglimento irregolare delle calotte polari. Ma ciò non accade, e da qui
sorge la domanda: perché la Terra offre al Sole sempre lo stesso angolo di
rotazione?
158. Questa particolarità
ha una spiegazione. La risposta si trova nella legge che regola l’inclinazione
dell’asse di rotazione verso un emisfero o verso l’altro di un corpo che ruota
su se stesso. L’esperienza non mente. La realtà quotidiana ci offre vari esempi
sulla natura e sugli effetti pratici di questa legge. La sua descrizione non è
complicata. Pensiamo: cosa succederebbe se iniziassimo a girare su noi stessi
con le braccia aperte, tenendo un’enciclopedia in una mano? Il braccio carico
non ci cadrebbe nella direzione naturale, a causa del peso che sostiene?
Insomma, sugli esempi come sui gusti non c’è nulla di scritto. Una volta
compresa la natura della legge e l’effetto a cui dà luogo, ognuno può
inventarsene uno proprio. Una volta compresa appieno la legge, ciò che occorre
fare ora è applicarla alla realtà del Globo terrestre. Intendo dire che basta
prendere un mappamondo, appoggiarlo sul tavolo e fermarsi a osservare questo
esempio dell’enciclopedia in una mano, mettendo in relazione il fenomeno con la
concentrazione dei continenti in un emisfero. Tutta la massa continentale non è
forse raggruppata in un emisfero? L’altro emisfero è occupato dalle acque del
Pacifico. Abbiamo già l’enciclopedia su un braccio della Terra; quale effetto
otterremo se ora prendiamo il mappamondo e iniziamo a farlo ruotare attorno al
proprio asse?
159. Questo effetto di
inclinazione dell’angolo di rotazione verso l’emisfero sovraccarico è proprio
quello che Dio cercò di ottenere caricando la massa pentacontinentale su un
emisfero. L’effetto finale che ne derivava era un angolo di rotazione fisso. Perché
prendersi questo disturbo? Ebbene, la necessità di stabilizzare il Piano di
Interrelazione Biosferica era una causa di primo ordine. La creazione di una
piattaforma termodinamica stabile era una necessità dell’Evoluzione. Grazie
alla concentrazione pentacontinentale all’interno di un emisfero del pianeta,
Dio rendeva possibile che la zona di incidenza che il Globo presenta
all’energia solare fosse sempre la stessa. Grazie a questa costanza ottica, la
curva di crescita della temperatura biosferica e quindi dello scioglimento
delle calotte polari si sarebbe mantenuta a un ritmo stabile durante tutte le
ere geologiche. (Conclusioni semplicissime e naturali queste che, ai
sostenitori della tettonica a placche, ad esempio, devono sembrare un’eresia. Ma
che ci si può fare. Non c’è nulla di scritto sui gusti e non si può
accontentare tutti).
CAPITOLO
19. – TEORIA DEGLI ANELLI GEOFISICI
160. Ho detto che,
stabilizzando l’angolo di rotazione del Globo mediante lo spostamento della
massa continentale su un emisfero, Dio otteneva un angolo costante di incidenza
della luce solare sui poli geografici. Da questo effetto sperava di ottenere il
graduale disgelo che avrebbe concesso all’evoluzione dell’albero delle specie
il tempo necessario per essere portata a termine. E ho sottolineato che,
ovviamente, questa versione architettonica si scontra con la famosa ipotesi
della deriva dei continenti. Ma non poteva essere altrimenti. La deriva dei
continenti non può spiegare la costanza dell’angolo di rotazione; e, quel che è
peggio, ne contraddice l’esistenza. A parte, ovviamente, il fatto di non
riuscire a risolvere nessuna delle incognite che la struttura e la morfologia
della litosfera presentano. Negare le incognite per imporre la finzione sulla
scienza è stato, purtroppo, l’atteggiamento che l’età moderna ha adottato per
filosofia nel suo ateismo.
161. Tralasciando le
discussioni barocche e partendo dalla concretizzazione della matematica del
Substrato Ecosferico Autonomo, diciamo che l’architettura geofisica a cui Dio
avrebbe dato il suo benestare ci presenta una struttura in cui la litosfera si configura
come un anello compatto che ruota uniformemente su un anello magmatico,
liquido. L’anello magmatico, o Mantello, a sua volta galleggia su un anello
cromosferico. E al centro la microstella che costituisce il Nucleo oscilla nel
seno delle correnti gravitazionali che le fungono da orbita. All’interno di
questa configurazione, il fatto che la temperatura della superficie del Nucleo
sia uguale a quella del Sole non è una coincidenza. Né lo è il fatto che,
mantenendo costante la temperatura litosferica, gli oceani si comportino come
le acque del fiume di cui il reattore nucleare ha bisogno per mantenere la
propria temperatura in equilibrio. (Per quanto riguarda l’uguaglianza di
temperatura tra la superficie del Nucleo e quella del Sole, non si sa se essa
si verifichi in tutti i membri del Sistema o solo per la Terra. Nel caso in cui
valesse solo per la Terra, sarebbe possibile arrivare a una legge di
interazione tra stella e pianeta che confermi questa regola di uguaglian e per
ogni sistema biosferico. Le dimensioni dell’astro e la sua temperatura
superficiale determinerebbero la distanza dal pianeta in questione. Anche se al
momento si tratta solo di ipotesi, l’uguaglianza indicata non implicherebbe una
parità tra i cicli termodinamici del Sole e del Nucleo? In questo caso
l’importante non è tanto determinare, quanto cogliere l’interazione tra Sole e
Terra).
162. Detto questo, mi
direte allora che ciò che sto proponendo è una sorta di ingranaggio a
cuscinetto in cui l’anello magmatico svolge le funzioni delle sfere su cui
ruota la ruota esterna. E vi do pienamente ragione. Mi obietterete allora che
in questo caso occorre spiegare come mai quella pentola a pressione non
esploda. Domanda sottile che vi onora, e alla quale potrete rispondere voi
stessi osservando quotidianamente il sistema di galleggiamento del calore
interno rappresentato dai vulcani. Le linee di galleggiamento del calore
geonucleare non sono forse costanti e non sono forse determinate dalla
circolazione delle correnti elettromagnetiche?
CAPITOLO
20. – TEORIA DEL SISTEMA SISMOLOGICO DI GALLEGGIAMENTO
163. Anche se può sembrare
un esercizio gratuito, ricominciamo. Nel primo Giorno il nostro Creatore
raddoppiò la densità di energia per unità cubica astrofisica del campo
gravitazionale terrestre. La risposta del Nucleo, in quel momento allo stato
freddo, fu quella di attivarsi e procedere alla trasformazione di quell’apporto
in calore. Immediatamente il Mantello si liquefece e la crosta primaria si
fuse. Una volta completati questi processi, il Nucleo si raffreddò nuovamente,
cosicché la crosta si solidificò e si trasformò nell’anello geofisico che
chiamiamo litosfera. Se la Terra fosse rimasta nella regione in cui si svolsero
questi processi, il raffreddamento del suo Nucleo avrebbe portato alla
solidificazione del Mantello. La Bibbia afferma che ciò non avvenne perché Dio
separò la Terra dalla sua regione d’origine e la introdusse in un campo
gravitazionale a densità stabile, il Sistema Solare.
164. Una volta entrata nel
campo d’azione del Sole, il trasformatore geonucleare si riattivò e raggiunse
una temperatura costante, pari alla temperatura esterna dell’astro attorno al
quale orbita. Credo che si tratti di circa seimila gradi Celsius. Questa
integrazione nel Sistema Solare ha arrestato la solidificazione del Mantello e
allo stesso tempo ha mantenuto la solidità dell’anello litosferico, che da
allora ruoterebbe con movimento proprio sull’anello magmatico. In linea di
massima.
165. Essendo costante la
produzione di calore da parte del Nucleo, la fisica impone di delineare tra il
Mantello e il Nucleo una sorta di zona cromosferica, all’interno della quale il
Nucleo stesso oscilla, causando con questa oscillazione – soggetta alle
variazioni di gravità di cui ho parlato in precedenza – l’appiattimento dei
poli che il Globo manifesta. (In questo senso l’oscillazione del Nucleo
all’interno del corpo geofisico dipende dalla sua stessa meccanica di
produzione di calore e dalla sua reazione alle onde termonucleari all’origine
dei vulcani. Per quanto riguarda la morfologia del Nucleo, la reazione del
corpo geofisico stesso alla sua azione oscillatoria ci fornisce alcune
indicazioni. Ma questo verrà approfondito in un altro momento partendo da altre
basi).
166. È proprio questa
struttura geofisica che ci porta a porci la seguente domanda: in che modo la
Terra libera l’accumulo di calore interno generato dall’anello litosferico? La
risposta, più che teorie, richiede fatti; ebbene, sebbene stiamo parlando di
una litosfera con un angolo di rotazione fisso su una superficie magmatica, il
suo corpo è dotato di un complesso sistema di tubi di galleggiamento attraverso
i quali il calore geonucleare viene continuamente liberato. Parlare dei vulcani
significa parlare dell’intera dinamica sismologica che accompagna la creazione
di questa architettura geofisica, impressionante nella sua manifestazione e
perfetta nella sua esecuzione. Ora: perché le bocche del sistema di
galleggiamento si estendono lungo i confini delle grandi catene montuose?
167. La corrispondenza tra
le linee sismologiche e quelle delle grandi catene montuose si spiega con la
fisica dell’attrazione gravitazionale, sulla cui fenomenologia qualsiasi
esperto può chiarire i dubbi. E già che ci siamo, l’obiezione all’architettura
geofisica che presenterebbe il continuo aumento di temperatura di una litosfera
soggetta alla legge del Substrato Ecosferico Autonomo, viene spazzata via in un
colpo solo dalla temperatura costante dei fondali oceanici, grazie alla quale
la superficie più esposta della litosfera frena tale innalzamento naturale, che
senza quell’equilibrio finirebbe per far crollare questo edificio di ingegneria
geofisica. Credo che i reattori nucleari si avvalgano proprio di questa stessa
teoria per frenare il surriscaldamento dei propri motori.
168. Questo sistema
geofisico autonomo, all’origine di tanti grattacapi, è completato da una
struttura planetaria sui generis, speciale, di una meraviglia travolgente, di
cui ho l’onore di presentarvi le basi. Ma voglio partire da un fatto. Anzi, da
una legge: vale a dire che, se ogni sistema astrofisico è un trasformatore di
energia universale in luce e calore, la sua velocità operativa dipenderà dalla
densità gravitazionale del suo campo e dal numero di rivoluzioni per secolo del
suo astro. Questo da un lato.
169. Dall’altro lato, è
giusto affermare che la velocità siderale di un sistema – sia esso una
costellazione o una galassia – è una costante dedotta dalle forze della regione
astrofisica a cui tale sistema appartiene. In altre parole, se il Sistema Solare
non interagisse con l’Universo delle costellazioni, la sua velocità di crociera
dipenderebbe esclusivamente dalla quantità di energia del suo campo
gravitatorio. Sottoponendo il Sistema Solare alla legge di attrazione
gravitazionale tra i corpi dell’universo, la legge stessa ci dice che,
diminuendo la distanza tra le costellazioni, logicamente deve aumentare la
velocità di crociera dei sistemi stellari che le compongono. Si tratta di un
effetto universale dal quale possiamo dedurre che, se si accelera la velocità
dell’astro centrale da cui dipendono i corpi minori di un sistema, tutti i
corpi che dipendono dalla sua fisica subiranno tale variazione. In qualche
modo, in qualche forma.
170. E questo è rilevante
perché la domanda non può essere elusa né accantonata a causa di determinati
contesti, specialmente una volta che l’Evoluzione della Vita sulla Terra è
stata aperta a un complesso sistema di equazioni fisiche senza la cui risoluzione
il futuro della vita non poteva essere garantito. La nuova domanda che si pone
è: in che modo Dio ha frenato in anticipo le possibili alterazioni che, in
futuro, e proprio perché il nostro Sistema è soggetto a questa legge
universale, la Terra avrebbe dovuto subire? Per cogliere meglio il nocciolo
della questione, paragoniamo il nostro Sistema a una nave. Fatto ciò, avendo
paragonato il Sistema Solare a una nave in pieno volo, ciò che qui stiamo
cercando di scoprire è se questa nave fosse dotata di un freno di sicurezza, o
se semplicemente navighi alla deriva nel mare delle costellazioni, esposta ai
venti gravitazionali e ai campi elettromagnetici siderali.
171. Ma perché Dio avrebbe
dovuto dotare il Sistema Solare di un freno di sicurezza per mantenere stabile
la sua velocità di crociera? È la domanda opposta alla precedente. Ebbene,
penso che la necessità sia ovvia quanto il fatto che tutti i corpi dell’universo
siano soggetti alle leggi che lo regolano. Se le ruote accelerano, non lo farà
anche il telaio allo stesso tempo? Se il Sole preme sull’acceleratore, i
pianeti non ne subiranno le conseguenze?
172. E in che misura
questa ipotetica accelerazione influirà sui trasformatori centrali dei pianeti,
e in particolare su quello della Terra, una volta scoperta la relazione diretta
tra velocità e calore? Ma cosa succederebbe se ora la velocità solare calasse
bruscamente a causa di un’interazione elettrodinamica a distanza? In altre
parole, Dio si è scervellato per creare un Substrato Ecosferico Autonomo per il
Piano di Interrelazione Biosferico e poi avrebbe esposto l’intera Architettura
Geofisica alla distruzione a causa di un brusco cambiamento di rotta a livello
costellazionale? Ha tracciato linee, spostato continenti da un emisfero
all’altro, creato zone sismologicamente attive, regolato la termodinamica
geonucleare, non ha lasciato nulla al caso, nessun dettaglio gli è sfuggito. E
ora, proprio quando l’avventura della vita stava per iniziare, avrebbe lasciato
la nave solare alla deriva nelle correnti intercostellari? La necessità di
correggere le traiettorie nel tempo, controllare le variazioni nello spazio e
governare la materia a distanza costringeva l’Intelligenza Creatrice a dotare
il Sistema Solare di un freno di sicurezza che mantenesse la velocità di
crociera dell’astro centrale entro un intervallo di valori massimi e minimi. La
questione è: a quale tipo di freno automatico deve ricorrere un ingegnere
astrofisico quando mette in orbita un sistema di tipo solare? Anche se,
ovviamente, se non sappiamo a quale tipo appartenga il Sistema Solare,
difficilmente potremo trovare la risposta. La risposta è davanti ai nostri
occhi.
SESTA
PARTE
CREAZIONE
DEL SISTEMA SOLARE
CAPITOLO
21.- SISTEMOLOGIA FINITISTICA APPLICATA (STRUTTURA DINAMICA DEL SISTEMA SOLARE
173. La risposta
all’enigma esposto nella sezione precedente, ovvero: quale tipo di freno
automatico mantiene la velocità di crociera del Sistema Solare costante,
contrariamente alla legge gravitazionale che impone una costante accelerazione
a causa della diminuzione delle distanze tra il Sole e qualsiasi punto a cui
esso si avvicini? – la risposta a questo dilemma è inequivocabile. Ora, e
confesso la mia mancanza, il dovere esige di specificare meglio la natura del
problema. Intendo dire che siamo o siamo stati abituati a lavorare con un’immagine
istantanea del Sistema Solare. Eccola qui:
174. Per inerzia e grazie a una simulazione virtuale radicata negli anni della nostra formazione intellettuale, tendiamo a essere onniscienti e ci basta applicare le leggi di Keplero a quella foto immaginaria per sentirci come dei. Questo condizionamento risale a secoli fa e l’immagine è radicata nel profondo con tale sottigliezza che ai professionisti della formazione intellettuale basta imporre l’ordine con la bacchetta dei loro regimi statali per chiudere la questione. Il fatto è che oggi questa immagine semplicistica del moto kepleriano è propria di menti ritardate e di intelligenze prive di qualsiasi attività indipendente e con nulla capacità di giudizio critico. La verità è che il risultato è ben fatto e persino bello, e raggiunge il suo obiettivo: far sentire anche il più idiota più grande di un San Tommaso e un Sant’Agostino messi insieme. Quando si tratta di corrispondere alla Realtà, questa immagine di un Sistema Solare congelato nel tempo è l’esatto contrario della Fisica del Sistema Solare che si muove tra astri a pochi anni luce di distanza e con i quali forma, a tutti gli effetti, – cacofonia? – un ammasso stellare aperto.
175. Se prendiamo come
riferimento i parametri degli ammassi stellari aperti dei nostri cieli e li
combiniamo con quelli dei sistemi stellari binari e multipli, dove le distanze
tra gli astri di un sistema stellare individualizzato superano in molti casi la
distanza esistente tra il Sole e Alfa Centauri, per esempio, mi chiedo: che
fine ha fatto quella foto per bambini alle prime armi con l’astrofisica che
uscì dal laboratorio di Keplero ai tempi di María Castaña? Si dice che la legge
operi a distanze infinite, e si nega che quella stessa legge agisca tra corpi
situati a soli quattro o cinque anni luce di distanza? Qualcuno, oltre al buon
senso, ha perso la Ragione nel corso del XIX secolo, e a nessuno del XX secolo,
con l’Accademia lanciata nell’avventura della Ricerca dell’Origine del Cosmo,
ormai sistemati nella nave del Tempo che avrebbe dovuto condurre i saggi fino
al Nucleo dell’Origine e da lì saltare fino alla Fine attraverso una piega
dello Spazio… a nessuno è venuto in mente di premere il pulsante e mettere in
marcia la foto di un Sistema Solare congelato nel tempo che Keplero lanciò
verso il futuro. Neanche solo per divertirsi un po’. Il dogmatismo dei
discepoli della rivoluzione einsteiniana si dimostrò così primitivo e forte
che, nonostante avessero a disposizione i calcoli dinamici più aggiornati,
nessun astronomo osò avvicinare il dito al pulsante per osservare il Sistema
Solare così com’è nello Spazio e nel Tempo, incastonato in un Ammasso Stellare
Locale e con i suoi corpi planetari dotati di una struttura solida. È quindi
deprimente al punto da far scoppiare in una risata fragorosa aprire un Manuale
di Astronomia, scritto da professori universitari, come ad esempio il Manuale
della Complutense di Madrid, per non perdermi in altre lingue più sottili, e
leggere che Plutone sia un corpo gassoso. Poiché si è ben educati, si trattiene
il vomito. Continuiamo dunque.
176. Ho detto sopra che la
risposta al perché la velocità del Sistema Solare sfugga al dominio della legge
gravitazionale sotto la cui forza è governato l’intero universo, deve essere
una risposta inequivocabile, semplice e logica. Riconosco ora che le espressioni
verbali, a differenza di quelle matematiche, possiedono un’ambiguità di natura
così profonda da essere in grado di inghiottire nel proprio abisso la purezza
di qualsiasi montagna di numeri. E vorrei spiegare questo enigma. La parola, in
definitiva, è un veicolo capace di trasportare al suo interno diversi
viaggiatori e capita che, a seconda del viaggiatore, una parola possa smettere
di significare una cosa per assumere un nuovo significato. I politici sono
maestri in quest’arte. Ma non solo loro, non siamo crudeli con quegli
animaletti. Il numero, ad esempio, è un ente perfetto, il suo significato è
intrasferibile, divino nella sua incorruttibilità, e da qui deriva l’adorazione
pagana e selvaggia che i matematici provano per questi enti. Un quattro è un
quattro e, che si applichi alle banane o ai topi, l’essenza e la sostanza del
quattro, in quanto ente astratto, puro, immacolato, permane nonostante i
cambiamenti. Io, che sono un idiota, e in quanto tale fungo da esempio – poiché
posso essere tanto un cretino quanto un fiore, da cui si evince l’ambiguità
della parola, confusione alla quale il numero non si presta sotto nessun
pretesto – e poiché difendo la necessità di dare il via al Movimento Sistemologico
Solare per superare i traumi kepleriani e i complessi ereditati dai secoli
passati, mi riservo per me la risata che mi suscita vedere in rete la difesa a
oltranza di questo antico sistema sistemologico che, se un tempo nacque per
rivoluzionare, oggi è il sistema più reazionario che conosca. Non capisco
perché gli astronomi non adempiano al loro dovere e non elaborino la montagna
di dati con cui, se Keplero e Newton avessero lavorato, l’immagine definitiva
del sistema ereditato sarebbe già andata ad aggiungersi alla lunga lista di
errori, necessari come passo in avanti, ma nemici della Civiltà per il loro
rifiuto di passare a una storia migliore.
177. Ma il fatto che una
risposta possa essere inequivocabile non significa che non debba essere
complessa. Tutto dipenderà dal modello con cui si lavora. Se il ragionamento si
scontra con un’intelligenza ancorata all’immagine archetipica che identifica i
pianeti con sfere di gas, alla fine si arriverà al Ponte dei Sospiri, per
scrivere sulle acque un malinconico: «Poverino!» Superato questo problema e
dato per scontato che la banca dati a nostra disposizione renda impossibile
mantenere attiva una risposta ottenuta da una serie di dati insignificanti ai
piedi della montagna di conoscenze dalla cui vetta guardiamo nuovamente
l’Universo, il Cosmo e il Sistema Solare, la decisione spetta a noi, ed è nelle
nostre mani l’elaborazione di questo insieme di parametri la cui uguaglianza
finale, e poiché si basa su una nuova serie di dati, per logica deve porci
davanti agli occhi un’Architettura Estelologica Locale rispetto alla quale –
senza rinnegare il fotofinish kepleriano – questa Sistemologia Finistica
Applicata non vuole essere altro che l’azione di apertura e mai il punto e fine
alla questione centrale di questa Sezione: perché la velocità del Sole è
stabile e si discosta dalla legge di gravitazione universale, secondo la quale,
man mano che il Sole si avvicina a un sistema astrofisico, dovrebbe raddoppiare
la propria velocità in funzione della distanza?
178. Si vede che, per il
semplice fatto della sua complessità, una risposta non smette di essere
semplice. Bisogna collocarla nel suo vero contesto. Precizzare la natura del
problema che incarna. Definire quale legge la stimola. Aprire spazio e
tracciare sullo schermo della nostra intelligenza la natura della questione
alla quale cerchiamo una risposta. C’è un momento in cui sono gli esperti a
dover intervenire, poiché sono loro a disporre di quella banca dati la cui
elaborazione può dimostrare o confutare, se del caso, l’integrazione del Sole
all’interno di un ammasso stellare, più o meno aperto e più o meno popolato in
ragione dell’architettura gravitazionale a cui tali dati danno origine.
Prendiamo un nuovo ampliamento stellologico locale a 20 anni luce:
179. Quanti ammassi
stellari aperti potrebbero servirci da modello astrofisico? Ovviamente stiamo
parlando di una vera e propria rivoluzione a livello concettuale su cosa sia un
ammasso stellare. Bisognerà cancellare i concetti antiquati e lavorare partendo
dai sistemi binari fino ad aprire nello spazio universale campi gravitazionali
regionali all’interno dei quali gli astri si comportano come atomi all’interno
di una molecola astrofisica. Ciò spiegherebbe il motivo della costanza ottica
delle formazioni stellari nel firmamento, la costanza nelle distanze e nelle
velocità dei sistemi stellari all’interno della Rete Universale Lattica, e ci
porrebbe di fronte a un Universo che si comporta come un Corpo Cristallino,
alimentato da correnti gravitazionali, in funzione delle quali il consumo
dell’energia totale si mantiene nel tempo entro una fascia di massimi e minimi.
Da qui derivano le fluttuazioni delle intensità luminose stellari. Ciò implica
Dio, naturalmente, ma in questo Sistema Cosmologico Dio è dato per scontato,
quindi sottolineiamo subito la risposta locale al problema della costanza della
velocità del Sole.
180. A questo punto devo
correggere me stesso e, dopo aver sottolineato il punto veramente importante:
l’esistenza del Sole come membro di un sistema siderale, il mio stesso pensiero
mi porta a definire la trasformazione della massa planetaria in Meccanismo di
Correzione dell’Orbita Solare, grazie al quale la Forza Centrifuga a cui è
soggetto il Sole in risposta al Movimento del suo Sistema all’interno di un
Campo Gravitazionale Cumulativo viene annullata e rimane soggetta a una
costante specifica. Se prima ho detto che «Non dobbiamo fare altro che
trasformare la massa totale della famiglia planetaria in massa di
trascinamento, e avremo già il freno stabilizzatore della velocità di crociera
del Sole», ora ritengo che questa trasformazione concentri il suo peso
nell’Equazione Correttrice dell’Orbita del Sole, per la quale, come ho detto,
la forza centrifuga a cui è soggetto il Sole viene neutralizzata mediante la
trasformazione della massa planetaria in Controllo di Direzione tramite
Meccanismo Remoto. (Se vi viene in mente un’obiezione, provate a immaginare di
mettervi a correre spingendo solo con il vostro corpo e poi ripetete la stessa
operazione caricandovi sulle spalle un sacco di sabbia. Questo, per cominciare.
Ma prima di caricarci sulle spalle non il Globo, a somiglianza di quel titano,
bensì i nove pianeti con i loro satelliti e le fasce di anelli solari, prima di
impugnare la leva per muovere l’universo, dovrete abbandonare il fardello della
visione decadente dei pianeti come immense sfere di gas fluttuanti tra i fili
elettromagnetici del campo del Sole).
181. Voglio insistere su
questo tema perché credo che sia importante. L’affermazione accademica secondo
cui i pianeti sarebbero sfere di gas compressi sotto pressione gravitazionale è
uno di quegli argomenti pseudoscientifici primitivi, tipici del fondamentalismo
del XX secolo, che non reggono in alcun modo da soli, ma che nel XXI secolo
permangono come simbolo della sottomissione delle università al genio
dell’ateismo scientifico. Fino a quando l’idiozia e il genio continueranno ad
andare di pari passo come le due facce della stessa medaglia? Non è facile
dirlo con certezza. Fino a ieri stesso, per fare un esempio, Marte era una
sfera di gas, come Venere, Mercurio, Giove, Saturno e gli altri membri del
nostro Sistema Solare. E così continua ad essere descritto nei manuali redatti
dalle menti più prestigiose del pianeta per il grande pubblico. Le foto e le
spedizioni su Marte e sui pianeti vicini ci servono da prova proprio su questo
tema – quello dell’assurda visione gassosa dei pianeti. Tuttavia, le prove non
sono sufficienti per cancellare dai manuali di astronomia e dai libri di
scienze naturali questa vergognosa bufala. È quindi ridicolo, al limite della
farsa, vedere gli eminenti geni degli osservatori astronomici di tutto il mondo
continuare a predicare il vangelo della natura gassosa dei pianeti. Devono
avere qualche motivo nascosto per confessare con le labbra ciò che le loro
orecchie considerano un’eresia. Ora, se c’è qualche eminente super-saggio in
una delle università del mondo in grado di dimostrare che Marte è una sfera di
gas, che non se ne stia con le mani in mano e ci esorcizzi, così, adempiendo
alla volontà di quel mega-dio, andremo nel Tartaro degli sciocchi. È una
vergogna per gli altri – dico io – vedere nei manuali di astronomia parole che
solo nella bocca di un idiota potrebbero essere giustificate; una vergogna per
gli altri perché chi le scrive sono tutte eminenze, titolari di cattedre e cose
del genere. Il XXI secolo merita forse la mente tipica di uno stolto come
maestro e guida alla conoscenza dell’universo? La questione rimane: in base a
quale filosofia concederemo voce a una cosmologia suicida, sapendo che i suoi
effetti sulle nazioni, questa volta con mezzi di distruzione infinitamente più
letali a loro disposizione, saranno gli stessi? Ricordiamo che Satana non
uccise con la spada, ma con la parola, perché, anche se c’è ancora chi non ci
crede, l’arma definitiva, per il bene e per il male, è la parola. Come credere
allora, al giorno d’oggi, che Plutone sia una sfera di gas? A questo punto
bisogna essere un vero zoticone per insegnare un simile assurdo, e un idiota
per crederci. A chi scrive e a chi legge al di fuori di quel circolo mortale
tipico del XX secolo, ciò che ora ci interessa è scoprire in che modo la somma
della massa planetaria totale entri in gioco al momento della stabilizzazione
correttiva della velocità di crociera del Sole. Torniamo quindi al problema in
questione, poiché in un’altra occasione saranno le circostanze stesse a
ricondurci nel ventre di questo buco nero, nel cui interno si fa il lavaggio
del cervello alla gioventù mondiale, nella quale si scrive contro natura che i
pianeti sono sfere di gas. E io sono Cappuccetto Rosso, è chiaro.
182. Riprendiamo quindi il
filo del discorso. Navigando a velocità di crociera X, tra le costellazioni dei
Cieli abbiamo una stella chiamata Sole. L’attrito di questa nave contro la
superficie di volo è insignificante per frenarne la velocità; e, cosa ancora
più naturale, la spinta della forza centrifuga a cui è soggetta la sua orbita
spinge questa nave verso l’esterno del campo gravitazionale a cui appartiene.
Il nostro problema è capire perché la sua velocità di avvicinamento rispetto
alla stella verso cui si muove non aumenti col passare del tempo.
Indipendentemente dal fatto che il Sole viaggi in linea retta o seguendo una
linea curva, mentre il Sole naviga nello spazio interstellare le distanze tra
esso e il punto apparente di avvicinamento si accorciano. È ovvio. E non appena
si accorcia la distanza tra il Sole e il punto apparente di avvicinamento, la
forza di attrazione tra il Sole e quel punto stellare aumenta. È la legge di
gravità a prevalere. Man mano che aumenta l’attrazione tra il Sole e il sistema
stellare di riferimento puntiforme, aumenta la velocità di avvicinamento. Di
conseguenza, la velocità di crociera del nostro Sistema aumenta. E continua ad
aumentare. Più si accorcia la distanza tra due astri, maggiore diventa la
velocità del più piccolo dei due. Potremmo riferirci o meno al Sole. Che il
Sole sia l’astro più grande o il più piccolo della coppia in questione, il
fatto è che si verifica una variazione nella sua velocità di crociera. Ma visto
che stiamo parlando del Sole... parliamone.
183. Credo che la distanza
dal Sole al sistema stellare più vicino sia di pochi anni luce. Proxima
Centauri dista circa quattro anni luce dal Sole. Sono state scoperte anche
stelle ancora più vicine. Alla velocità con cui si muove il Sole, circa 600
chilometri al secondo, lo scontro tra il Sole e il sistema di Proxima Centauri,
a partire da questo preciso istante, avverrebbe tra circa 500 anni. Ci poniamo
ora una domanda a bruciapelo: da quante migliaia di anni il Sole naviga tra le
costellazioni del Cielo? E da questi milioni di anni durante i quali la vita
sulla Terra ha seguito il suo corso senza subire alterazioni letali, non
possiamo forse dedurre la stabilità della velocità di crociera del Sole? E non
abbiamo forse il diritto di credere che la velocità del Sole sia una costante?
E, essendo una costante, questa costante non ci obbliga forse a correggere la
fenomenologia della gravità, non in quanto legge ma in quanto alla sua natura?
Sottolineo questo frammento precisando che le mie domande cercano di aprire
nuovi orizzonti, mai di chiudere strade. Nella misura delle mie conoscenze
faccio del mio meglio per sintetizzare, al fine di osservare il processo da una
prospettiva dinamica. Non riesco ad accettare nella mia mente il «fotofinish»
kepleriano e, se devo paragonare il movimento dei pianeti attorno al Sole a
qualcosa, lo paragono a una corrente elettrica che scorre su una barra di
metallo, tipo un solenoide. La stessa angolosità delle orbite proiettate in uno
spazio tridimensionale evidenzia la necessità di un movimento ondulatorio di
corrente in cui il Sole occupa il posto della barra di metallo. Più o meno
così:
184. Partendo da questa
immagine, la questione tridimensionale si semplifica e si deducono le
irregolarità nutazionali di alcune orbite esterne. In un’altra sezione,
dedicata esclusivamente al Sistema Solare, tornerò sull’argomento cercando di
definire meglio l’immagine attraverso l’integrazione di dati fisici. Con questa
immagine solenoidale non intendo altro che spostare l’immagine congelata nel
tempo che circola fin dai tempi di Keplero, Galileo e Newton, e che è diventata
un muro ai nostri giorni, un idolo da quattro soldi davanti al quale chiunque
si crede un genio e, piegando le ginocchia, se ne va tranquillo a casa perché
ormai sa già tutto.
185. L’Accademia, sempre
così brillante, sa trovare in ogni momento la spiegazione che più le conviene
per mantenere intatta la propria gloria di fronte alle critiche del futuro. E
infatti, a quanto pare, il Sole naviga seguendo una traiettoria atipica, tale
da evitare il contatto gravitazionale con le altre costellazioni. Fingendosi
ignorante alla maniera di quel Socrate che sapeva solo di non sapere nulla, ma
sapendo tutto, l’ e Accademia vieta alle Università di cancellare dai manuali
di astronomia le falsità su cui si basa la loro idea del Sistema Solare e del
suo posto nell’Universo. Perché, ovviamente, se il Sole non segue una
traiettoria naturale come un corpo soggetto alla legge di gravità universale:
che tipo di traiettoria traccia il Sole tra gli altri sistemi stellari del suo
vicinato? Il calcolo infantile che ho esposto sopra riguardo a Proxima Centauri
può essere estrapolato agli ultimi cinquecento milioni di anni e, considerando
che il Sole si è trovato cinquecentomila volte sull’orlo della collisione senza
che questa avvenga, ciò mi spinge a cancellare dalla mappa l’idea idilliaca di
un Sole solitario, membro di nessun ammasso. E a voi dovrebbe farvi fermare di
colpo e, guardando in alto, sentire sotto i vostri piedi le vibrazioni del
motore stellare. Chiedetevi come sia possibile che il Sole, nei milioni di anni
in cui ha viaggiato a 600 km al secondo, non sia entrato in collisione con
nessuno di questi gentiluomini del suo vicinato. Non vi sembra logico pensare
che non potesse né possa farlo semplicemente perché il Sole appartiene a questo
ammasso? Insisto sull’immagine:
186. In realtà questa è
una domanda interessante, che per la semplicità della sua formulazione può
sembrare una banalità senza importanza. Grave errore. O forse al passeggero che
sale sull’aereo non interessa affatto la meccanica del velivolo, sapendo come
sappiamo che in volo si rischia la vita? Il Sole non è forse, nel suo insieme,
un velivolo eternamente in volo, pieno di passeggeri? Per quanto riguarda il
mantenimento della velocità autonoma della nave solare, possiamo dedurlo
trasformando la fenomenologia fotosferica solare nel consumo del combustibile
necessario per muovere un corpo nello spazio. In che cosa differiscono le
grandi eruzioni solari dal getto del reattore che spinge un veicolo nella
direzione opposta alla sua emissione? Entrambi i fenomeni non sono forse
soggetti alla stessa legge di azione-reazione? Supponiamo per un momento che
sia così. E poiché conosciamo il ciclo di undici anni che regola la temperatura
del corpo fotosferico solare, dato che questo ciclo di riscaldamento
fotosferico è soggetto a un ciclo stabile, non possiamo forse dedurre dalla sua
costanza la meccanica di propulsione controllata che regola la velocità di
crociera del Sole, meccanica a sua volta soggetta alla legge di trasformazione
dell’energia gravitazionale in energia luminosa? La risposta è difficile, ma
non impossibile.
187. Prendiamo in esame la
reazione del Sole al passaggio della cometa Hale-Bopp. Ve lo ricordate? Lo
straordinario brillamento osservato sulla superficie solare immediatamente dopo
il passaggio della cometa Hale-Bopp non è forse un fenomeno sufficiente per
aprirci la mente al nesso tra temperatura, densità gravitazionale e velocità di
trasformazione, in questo caso provocata da un fronte d’onda con testa solida?
E se la connessione tra il passaggio di Hale-Bopp e lo straordinario
brillamento osservato è un fatto scientifico, come si può continuare a
mantenere, entro gli stessi parametri di comportamento, la relazione tra il
Sole e i pianeti quando un corpo minuscolo è sufficiente ad accelerare, per un
tempo x, la velocità di trasformazione di un’intera stella!
188. Uno dei pilastri
fondamentali dello sviluppo del pensiero umano riguarda la ricerca delle cause
alla radice degli effetti osservati e, viceversa, la scoperta degli effetti
partendo dalle cause date. Grazie alla capacità dell’intelligenza di avvalersi
degli strumenti della logica, l’avventura del pensiero ha potuto raggiungere
vette inaspettate. Ma con il passare del tempo e dopo molte imprese, i
pensatori un tempo rivoluzionari hanno commesso il crimine nefando che consiste
nell’eliminare la causa originaria dell’effetto osservato, poiché la scoperta
non si adattava ai loro interessi soggettivi e alle loro emozioni irrazionali.
Perduto il XX secolo nella rete di un ateismo scientifico che ha cancellato le
cause e ha opposto ragioni alla logica della realtà, c’è da credere che gli
eredi di quei geni sappiano come distorcere il percorso tra effetto e causa e
condurre gli ignoranti nell’abisso di un’irrazionalità ormai superata. Ebbene,
per quanto sia difficile da credere, la Scienza si è fatta atea per dimostrare
a se stessa di sapere più di Dio. Il fatto che il suo discorso si sia concluso
ai piedi della Grande Guerra non l’ha indotta a riflettere, durante la Guerra
Fredda, sulla patologia in cui la sua intelligenza aveva fatto scivolare la
propria logica. La sua patologia si chiamava Ateismo. Ma torniamo al tema del
nostro Sistema Solare.
189. Il primo a dover
pensare a tutti i fattori da tenere in considerazione per la stabilità dinamica
del Sistema Solare fu l’Ingegnere che ne progettò la creazione all’interno di
una rete molecolare astrofisica chiamata i Cieli. La difficoltà maggiore che
Dio doveva superare gli veniva posta davanti dai milioni di anni che
l’evoluzione dell’albero delle specie richiedeva per la sua nascita e crescita.
Se nel caso della creazione della biosfera i processi potevano essere
accelerati senza causare alcun conflitto scientifico, nel caso della Vita la
legge era ed è ben diversa. Nel campo della Vita, diciamo così: le leggi sono
più rigorose. I milioni di anni che l’evoluzione della Vita sulla Terra
richiedeva a Dio per necessità dovevano necessariamente porgli davanti un
complesso sistema di equazioni sistemologiche. Tra queste, come mantenere
costante la velocità di crociera del Sole nello spazio e nel tempo, e come
dotare il suo Sistema di una rotta di volo tale da fargli planare tra le
costellazioni senza integrarsi nei loro sistemi, furono le due grandi e
principali sfide che la sua Intelligenza dovette superare. E nel cercare di
capire come ci sia riuscito, eccoci qui.
190. L’autonomia di volo
che la natura delle stelle, in quanto trasformatrici di energia in luce e
calore, procura loro – fenomeno molto simile al comportamento di una particella
eccitata che si difende irradiando una sottoparticella – è un aspetto che implica
la necessità di correggere l’ipotesi del movimento astrofisico a partire, e
solo a partire, dalla legge di gravità universale. Non la si nega,
semplicemente se ne corregge la definizione. Se finora la legge era l’unica
forza, d’ora in poi disponiamo di una meccanica di trasformazione dell’energia,
uno dei cui effetti genera l’autonomia di propulsione necessaria a mantenere
costante la velocità del Sistema. In questo contesto, la fenomenologia della
fotosfera solare ci funge da quadro di riferimento da cui attingere per evocare
l’immagine di un astro come nave a propulsione autonoma, grazie alla
trasformazione della propria energia nel combustibile necessario a mantenere lo
slancio iniziale. Un’altra cosa sarà che, nella sua irrazionalità scientifica,
l’Accademia voglia negare l’applicazione della legge di azione-reazione alle
fulgurazioni stellari e alla velocità siderale. L’autore non vede come si possa
dimostrare una simile negazione e, di conseguenza, preferisce proseguire con la
sua esposizione sul rapporto tra i pianeti e la rotazione del Sole durante la
sua traiettoria tra le costellazioni che ne segnano l’orbita.
191. Immaginiamo la
situazione. Abbiamo il Sistema in cui coltiveremo l’Albero della Vita. Sappiamo
con certezza che dal momento in cui lo pianteremo fino a quando ci darà i suoi
frutti dovranno trascorrere milioni di anni naturali. Sappiamo anche che lo
sviluppo della Vita richiede che la Natura mantenga la propria Struttura nelle
condizioni che le sono proprie. Ciò significa che dobbiamo evitare
l’interferenza nel processo evolutivo da parte di fattori cosmologici esterni.
Questo ci obbliga a proteggere il Sistema Biosferico in modo tale che, pur
rimanendo all’interno di un Universo, l’esistenza di tale Universo non comporti
per esso la creazione di un’interferenza letale. Come farlo? La stessa velocità
di crociera del Sole, circa 600 chilometri al secondo, e la sua sottomissione
alla legge di gravità indicano che, con il passare del tempo, tale velocità
dovrebbe aumentare, cosa che proprio noi non vogliamo. Di conseguenza, ciò ci
obbliga a dotare il Sistema Solare di un freno di sicurezza che agisca
automaticamente e si attivi in risposta all’aumento della sua velocità. È
questo l’obiettivo. Vediamo quali soluzioni pratiche ha trovato il nostro
Creatore.
192. La prima soluzione
pratica era logica: caricare la nave solare in modo tale che l’accelerazione
gravitazionale fosse frenata dal lavoro di spostamento e costringesse la nave a
trasformare tale accelerazione esogena nella forza necessaria per compiere il
lavoro di spostamento del carico frenante. In questo modo pratico, la navicella
solare manterrebbe la sua velocità di crociera sempre costante, contrastando al
contempo la tendenza inerziale ad aumentare la propria velocità nel tempo. Ma
trasferiamo questo caso a terra. Immaginiamo di avere un’auto con il serbatoio
pieno di carburante. Il tempo durante il quale l’auto rimarrà sulla strada
dipenderà, oltre che dalla velocità raggiunta, dal peso con cui la carichiamo.
Se carichiamo il bagagliaio al massimo, riduciamo il tempo di funzionamento che
il serbatoio può garantire. A questo tipo di freno lo chiameremo esogeno.
193. Ma ora immaginiamo un
tipo di freno esogeno ancora più sofisticato. Immaginiamo che, man mano che la
macchina percorre una distanza maggiore, il carico nel bagagliaio moltiplichi
il proprio peso. Non arriverebbe il momento in cui la macchina verrebbe
frenata, schiacciata sotto il peso acquisito da questo freno esogeno? La
domanda è: il Sole è dotato di questo tipo di freno esogeno, in modo tale che
il peso dei pianeti si moltiplichi per l’energia potenziale acquisita nel tempo
trascorso? E viceversa, non è forse grazie a questa legge dell’aumento
dell’energia potenziale e della sua trasformazione in peso che viene frenata la
tendenza del Sole a comportarsi secondo la legge di gravitazione universale?
194. Se le idee sulla
natura dei pianeti sono false, lo devono essere anche i numeri. Il che mi porta
ad affermare che non si può arrivare da nessuna parte finché la dittatura della
cosmologia del XX secolo continuerà a imporre la sua legge dogmatica e il suo
assolutismo razionalista all’intelligenza del XXI secolo. Fino a ieri stesso
Marte – come ho detto prima – era una sfera di gas. Quindi, se dobbiamo
aspettare che le sonde raggiungano Plutone per tradurne il corpo in massa
geofisica, sediamoci e aspettiamo che arrivi la morte; arriverà prima la morte
che la sonda su Plutone. Una volta che i calcoli corretti saranno sul tavolo,
allora potremo iniziare a lavorare sui fatti e non su ragioni imposte a base di
premi. Superando, dunque, la critica distruttiva contro tali geni, continuiamo
a viaggiare a bordo della nave solare e continuiamo a porci delle domande.
195. Il Sole si sta
avvicinando a un sistema stellare e, di conseguenza, la sua accelerazione sta
per impennarsi nonostante l’efficacia del freno esogeno. Come supereremo questo
nuovo problema? Nel gioco immaginario che abbiamo avviato siamo noi al comando,
pilotiamo la nave e quindi il suo futuro dipende da noi. Quello che dovremmo
fare ora è prendere il volante e sterzare, ad esempio, a sinistra. O così,
oppure andremo a schiantarci contro i corpi celesti del sistema stellare verso cui
ci trascina la forza di gravità. Forse non domani né dopodomani. Ma è lo
stesso. La nostra missione è trovare il modo di provocare la virata che ci
condurrà lontano dall’inevitabile collisione con il sistema che, con la sua
gravità, ha preso il controllo dei comandi della nostra astronave. La prima
cosa che ci viene in mente è cercare il volante. Dov’è? Perché c’è, eccome.
Milioni di anni e il Sole ancora in rotta sono la prova migliore che Dio abbia
dotato la nave solare di un freno esogeno, ovvero i pianeti e l’interazione
delle energie che li muovono, e di un volante azionato da un programma di
controllo remoto che vince l’invincibile accelerazione intercostellare
costringendo la nave a virare. La mia intelligenza mi spinge a guardarmi
intorno e a chiedermi: quale tipo di forza endogena è in grado di far sì che il
Sistema Solare si comporti come un’astronave pilotata da un capitano
intelligente? Per rendere possibile questa rotazione che il Sole compie sin
dall’alba dei tempi e senza il cui meccanismo l’astronave si sarebbe integrata
in un qualsiasi sistema stellare del vicinato: con quale tipo di meccanica
autonoma Dio ha dotato il Sole?
196. Come ieri e come
sempre, alzo le braccia verso il mio Creatore e gli dedico la gioia che suscita
nella mia intelligenza l’ammirazione per la risposta che Egli ha dato a questi
problemi. Il programma di controllo remoto della rotta si chiama Allineamento
Interplanetario. Una volta creato il freno esogeno, a cosa serve un freno se
non c’è un piede che lo prema? A questa azione del piede sul freno chiameremo
Meccanica Endogena di Rotazione. Se l’azione esogena di frenata deriva come
risposta del Sistema nel suo insieme all’ambiente universale, questa azione del
piede sul freno deriva come risposta dei pianeti al comportamento del Sole. Più
o meno. Ma prima di addentrarci nell’effetto degli allineamenti planetari sulla
traiettoria solare, in questo momento vorrei richiamare alla memoria la
moltiplicazione della forza del braccio sott’acqua e la riduzione del peso di
un corpo immerso nello stesso elemento. Non pensate che lo faccia per
depistarvi. Al contrario, lo faccio per aprire al nostro Sistema l’ambiente
naturale in cui si muove il gioco delle forze naturali.
197. Pensate che il peso
di un corpo sia in relazione diretta con la gravità. Una roccia da un chilo ha
la stessa massa sia sulla Terra che sulla Luna. E quella stessa roccia non ha
forse la stessa massa sia nell’acqua che fuori dall’acqua? Hanno però lo stesso
peso? Non è vero, certo che no! Ora applichiamo questa realtà al Sole stesso.
Questo senza pretendere di eguagliare, nella visione, il genio che cercò una
leva per muovere l’universo. Immaginiamo quindi di mettere il Sole a
un'estremità della leva, noi ci mettiamo all'altra estremità e spetta a noi
muoverlo. La prima cosa che dobbiamo chiederci è quale sia il valore della
gravità nell'ambiente in cui ci troviamo. Anche se può sembrare un trucco,
minore è la gravità, minore sarà il peso del corpo e maggiore l'efficacia della
forza del braccio contro la leva. La deduzione è ovvia. Il peso del Sole e di
qualsiasi corpo celeste varia a seconda dell’interazione gravitazionale del
momento. Questo da un lato. Dall’altro, a differenza del Sole, i pianeti del nostro
Sistema si muovono in un ambiente gravitazionale stabile e mantengono quindi
l’equilibrio tra la forza che sviluppano e il peso che possono sollevare.
198. L’Allineamento
Planetario, totale o parziale, multiplo o semplice, agisce come un braccio, e
la sua azione sul Sole è quella del braccio contro la leva. L’equazione
sistemologica afferma che l’accelerazione solare è frenata dal programma
regolatore in cui Dio ha trasformato l’allineamento planetario. I pianeti
trasformano il peso dell’unico corpo in cui l’Allineamento li converte: in
forza; e, poiché ogni forza ha per natura quella di compiere un lavoro, il
lavoro che essi svolgono è quello di provocare l’angolo di rotazione di cui
parlavamo e di mantenerlo costante. Questo, infatti, è il volano che stavamo
cercando.
199. Per quanto riguarda
la descrizione fisico-matematica di questa astronave guidata a distanza in volo
autonomo nel seno delle costellazioni dei Cieli, la lascio a qualcun altro più
esperto di numeri, incognite e altre equazioni complesse. Sottolineando sempre
sia gli allineamenti planetari parziali che quelli totali nel quadro della
Sistemologia Astrofisica Applicata, i primi agiscono come contrappeso alla
velocità, mentre i secondi determinano lo spostamento della prua del Sistema
verso l’emisfero da cui avviene il carico. In sintesi, prima di seminare nelle
acque del grande oceano il seme dell’albero delle specie, furono molte le
equazioni che Dio dovette risolvere.
200. Concludendo: tutto è
ancora da risolvere a livello di dati definitivi. Le idee sono l’anticamera
delle ricerche. E in questo contesto ho voluto ritoccare la mia prima idea sul
rapporto tra i Pianeti e il Sole all’interno di un campo gravitazionale condiviso,
in cui, così come il campo solare stesso è causa di una forza centrifuga che
respinge i corpi e produce gli anelli di asteroidi esterni; essendo integrato
nel Sole in un campo multistellare, il cui centro è gravitazionale, come se
dicessimo che è un punto di riferimento attorno al quale si produce il
movimento cumulativo; questo centro è causa di una forza centrifuga generale,
che il Sole supera grazie alla massa planetaria complessiva che corrisponde al
suo sistema. Il che ci porta, infine, a una struttura di Ingegneria Astrofisica
talmente perfetta che abbandonarla al caos è, in tutta sincerità, da parte di
un genio incapace di comprendere il complesso edificio di equazioni che Questo
Ingegnere Divino ha risolto all’inizio, e poiché non è in grado di accettare il
fallimento nel tentativo di emulare, se non in tre dimensioni almeno sulla
carta, l’infinita Scienza di questa Intelligenza Creatrice, opta per
l’alternativa del folle: Dio non esiste. Ne prendano dunque nota gli astronomi
e i matematici di questo secolo.
201. Le cose, dunque, sono
ciò che sono, e non ciò che sembrano; anche se a volte ciò che sembrano è ciò
che sono. Stiamo parlando di un numero indefinito di milioni di anni, periodo
durante il quale il sistema biosferico esigeva la propria integrazione in una
struttura astrofisica stabile. Finora i tempi relativi alle sequenze geofisiche
descritte non sono stati menzionati nel racconto. Ho lasciato questi numeri
alle sfide che Dio ha superato una ad una. E credo di aver detto che, una volta
messa in relazione l’Onnipotenza Creatrice con il concetto fisico di potenza, i
calcoli naturali bruciano nel Fuoco, si congelano nel Ghiaccio, annegano
nell’Acqua ed evaporano nell’Aria. In quanti milioni di anni Dio ha ridotto la
sublimazione e lo scioglimento del Mantello di Ghiaccio integrando la Terra nel
Sistema Solare attraverso la parabola boreale? Se lo scioglimento del Mantello
di Ghiaccio fosse rimasto esposto alla distanza corrispondente alla terza
orbita, quanti milioni di anni sarebbe durato lo scioglimento?
SETTIMA
PARTE
CREAZIONE
DEI CIELI
CAPITOLO
22. – IL PRINCIPIO COSMOLOGICO GENERALE
202. Lo scopo e
l’obiettivo della creazione dei Cieli e della Terra, l’Uomo alla fine del
tunnel del tempo: stiamo vedendo come Dio abbia tracciato l’architettura
generale dei Cieli e quella specifica della Terra, pensando ai milioni di anni
che la Nascita e la Crescita dell’Albero della Vita richiedevano per dare i
propri frutti. Poiché poteva e sapeva farlo, Dio creò un Piano di relazione tra
gli elementi della Biosfera, con due focolai termorefrigeranti principali agli
estremi dell’Ecosfera e focolai puntuali distribuiti sui continenti, che sono
le catene montuose dalle nevi perenni. Il modo in cui, a partire dai focolai
polari, le correnti atmosferiche e oceaniche si riciclano e mantengono stabile
il termometro biosferico è un’opera di ingegneria geofisica tanto meravigliosa
quanto sorprendente, che coinvolgeva la morfologia della stessa litosfera.
Poiché doveva mantenere stabile il termometro ecosferico, doveva dotare
l’Ecosfera di un angolo di rotazione perenne. E poiché poteva e sapeva farlo,
creò il Substrato Ecosferico Autonomo, grazie al quale, come ho già detto,
l’angolo di incidenza dell’energia solare sarebbe rimasto costante per i
milioni di anni di cui l’Albero della Vita avrebbe avuto bisogno per dare i
suoi frutti. Ma c’era ancora di più, perché il Sistema Solare non è isolato dal
resto del Creato, ed essendo in movimento e soggetto alle leggi generali
dell’Universo, l’interrelazione causava e poteva causare interferenze tali da
vanificare il lavoro di tanti milioni di anni. Poiché ciò era possibile, e Dio
ne era consapevole, Egli non esitò a dispiegare la Sua intelligenza e a dotare
il Sistema Solare di un meccanismo di controllo remoto della sua velocità
siderale, che ho chiamato Sistemologia Astrofisica Applicata. Eppure tutto ciò
non era sufficiente.
203. L’Universo locale, la
Via Lattea, si muove nel seno di un Cosmo in cui il movimento è la
caratteristica più evidente. È possibile che tra le galassie esistano
differenze qualitative e quantitative, ma in tutte esse c’è un denominatore
comune: si muovono. Dire che si muovono significa dire che interagiscono, si
moltiplicano, si dividono, si sommano, si sottraggono. La Creazione è movimento
costante, travolgente, meraviglioso, sorprendente. Anzi, il Cosmo descritto
nelle teorie del XX secolo e il Cosmo di Hubble si assomigliano quanto una foca
a una rondine. In quello reale, quello di Hubble, non c’è movimento omogeneo,
non ci sono distanze standard, non ci sono schemi. Il regno delle galassie è
pura diversità, pura armonia nella scoperta dell’ignoto, estasi nell’apoteosi
dell’infinita capacità della materia cosmica di riprodursi nello spazio e di
intrattenere senza mai annoiare. Genio dispiegato ai quattro venti, bellezza
che si manifesta gioiosa e non reclama l’ultima moda. Sviluppo di stelle in
ammassi di ammassi di miliardi di astri che non si distruggono né collassano,
sono come fari nelle distanze oceaniche. Galassie che, come creature
sottomarine, viaggiano lungo le correnti cosmiche e, come aquile, aprono le ali
e si lasciano trasportare dai venti intergalattici. Dov’è il Cosmo del XX
secolo?
204. In effetti, la
struttura celeste che osserviamo nel nostro immediato intorno presenta
caratteristiche molto tipiche. Per poi risolversi, nel suo insieme, in
un’architettura costellazionale a difesa del cuore astrofisico, dal cui centro
si definisce la sua speciale configurazione ottica. Infatti, proprio come
possiamo osservarlo con i nostri occhi telescopici, l’universo è attraversato
da potenti correnti gravitazionali che spostano grandi masse di nubi da una
parte all’altra, origine delle Nebulose. Così, quando Dio ci rivela di aver
«creato le stelle del Firmamento per separare la Luce dalle Tenebre», ci dice
molto su come il passaggio della Terra attraverso una di quelle correnti nebulari
influenzerebbe il Sistema Solare. E ci svela la natura degli scudi costellazionali.
205. Il Testo Biblico è
chiaro come l’acqua. «Dio creò le stelle per separare la luce dalle tenebre»,
dice. Nel Primo Giorno ci viene detto che Dio creò la Luce e la separò dalle
Tenebre. In questo Quarto Giorno della Prima Settimana della Storia del Genere
Umano si dice che, una volta separata la Luce dalle Tenebre, Dio creò i Cieli
per separare la Luce dalle Tenebre. Il Testo non potrebbe essere più diretto.
Il fatto che le conclusioni che ne derivano risultino appassionanti e, per
quanto meravigliose, totalmente opposte alla mentalità del XX secolo non
significa nulla. L’opinione dell’uomo moderno sulla natura dell’Universo non
conta. Dio non ha redatto la sua Rivelazione a Mosè guardando all’uomo moderno.
Chi non contava per Dio non può contare nemmeno per i suoi figli. Le
conclusioni a cui sono giunti non interessano a questo libro, né le loro
opinioni all’autore. Quindi andiamo avanti.
206. La struttura
dell’Universo della Rivelazione e la sua risoluzione nello specchio della
Realtà ci forniscono, per analogia, quanto segue. Vale a dire: l’Universo della
Genesi è la Via Lattea. Ed è proprio riguardo alla Creazione di questa Via
Lattea che si dice: «Dio creò i Cieli per separare la Terra dal regno delle
Galassie». Una necessità fisica che si deduce dallo studio dei Cieli, e dai cui
fenomeni si evince che al di là dei Cieli potenti correnti e venti attraversano
il Cosmo. Ecco le immagini astronomiche che parlano con la forza di mille
parole per ogni foto. La loro bellezza, tuttavia, non deve offuscare la
lucidità della nostra intelligenza nel momento in cui interpretiamo gli eventi
che ne sono la causa. La funzione fisica svolta dagli ammassi stellari che ci
circondano è quella di una rete che intrappola tutto ciò che la corrente
trascina e che impedisce alle nubi intergalattiche di penetrare all’interno del
sistema costellazionale attorno al quale sono distribuiti. Fondiamo ora su basi
scientifiche l’affermazione divina secondo cui i Cieli sono stati creati per
erigere, tra la Terra e il mondo delle galassie, un muro di protezione.
207. La descrizione,
dunque, dello Spazio Generale Cosmologico che abbiamo ereditato ci dipinge un
Universo-Galassia che si muove e interagisce con gli altri corpi attraverso
leggi generali. Ciò si adatta perfettamente all’espansione all’infinito della Materia
suggerita dall’Idea della Creazione. La necessità di comprendere perché Dio
abbia creato i Cieli per proteggere la Terra dal Movimento Cosmico Generale
implica la risposta al rapporto tra Dio e quella Moltiplicazione della Materia
fino all’infinito. E la risposta a questa domanda ci conduce direttamente a
quell’altra domanda alla quale, con la sua teoria cosmologica, il genio del XX
secolo ha voluto rispondere, ovvero: Prima del principio, cosa c’era? Questione
che a sua volta ci porta direttamente a chiederci quale ruolo abbia avuto Dio
in quel Principio dei principi e cosa fosse di Lui prima di questo Principio
cosmologico generale. Argomento che ci obbliga ad addentrarci nella teologia,
pur conservando sempre l’atteggiamento scientifico che finora è rimasto il
linguaggio di comprensione tra la Creazione e noi.
208. Prima della Creazione
c’era la Non-Creazione e prima del Creatore c’era Dio. Dio si dichiara Eterno e
sulla sua Età non c’è nulla da dire. Ma confessa anche: «Prima di me non è
stato formato alcun Dio, nessuno ci sarà dopo di me». Quindi, sapendo che Dio è
Eterno e che pertanto la Formazione di cui parla non poteva riguardare la sua
Natura, se ne deduce che tale Formazione si riferisse alla sua Intelligenza,
che è la parte dell’Essere che cresce e si sviluppa nel tempo. Conclusione
logica che pone da una parte la Conoscenza della Scienza della Creazione e
dall’altra l’Essere che possedeva tutti gli Attributi Naturali di Dio. Quando
queste due cose si unirono e divennero una sola cosa, allora Dio divenne il
Creatore e la Realtà la sua Creazione.
209. Quando e come abbia
avuto luogo questa rivoluzione cosmologica l’ho accennato nella Storia di Gesù.
Lì ho affrontato il tema della Storia della Non-Creazione e ne ho sviluppato i
momenti salienti. Mi sembra di ricordare di aver detto che il Creatore si è
costituito perché era in Dio. Più o meno ciò che intendevo dire è che se
l’Intelligenza senza Potere non è sufficiente a trasformare la Realtà, nemmeno
il Potere senza l’Intelligenza possiede tale facoltà. E lì ho affermato che il
Potere era in Dio e l’Intelligenza nella Forza Increatrice, Origine di tutte le
cose. Ricordo di aver posto l’Eternità e l’Infinito di fronte a Dio, ma non in
opposizione a Lui. E di aver descritto quella relazione non creata parlando
dell’Infanzia dell’Essere Divino. E questa Infanzia dal punto di vista della rivoluzione
che portò Dio a diventare l’Origine di tutte le cose nuove. In relazione a tale
processo, Egli parlò di sé stesso dicendo che era stato formato. Processo di
Formazione che può essere inteso solo come compiuto dall’Infinito e
dall’Eternità in quanto realtà increate che avevano in Dio la stella di tutto
ciò che si muoveva e si compiva. E una volta che il Creatore fu formato in Dio,
si compì la rivoluzione che avrebbe reso Dio, l’Infinito e l’Eternità una sola
cosa. A grandi linee.
210. Da questa rivoluzione
ontologica che integrò Dio, Spazio, Tempo e Materia nasce il concetto di
Principio Cosmologico Generale, ovvero l’evento che segnò un Prima e un Dopo.
Pensando a ciò, il genio del XX secolo parlò di un Big Bang, mentre io, nella
Storia Divina, ho fatto partire tutto da un’attività creatrice naturale in cui
Dio trasformò la Realtà partendo dalla struttura stessa della Realtà. Cioè, ci
fu la distruzione di un cosmo precedente e la trasformazione di quel cosmo in
uno nuovo, che, come tutto ciò che ha inizio, partì da un evento o Principio
Cosmologico Generale. Principio cosmologico generale che ha segnato in modo
irreversibile il Prima e il Dopo. La questione è come Dio abbia dato vita a
questo Principio, di cui il principio del nostro Universo in particolare è un
frammento della sequenza storica che ha messo in moto quell’Evento.
211. La risposta a questa
domanda richiede di parlare delle leggi fondamentali del Movimento di
Moltiplicazione della Materia Cosmica che agivano fin dall’Eternità. Solo che,
a differenza del Cosmo Increato, che coinvolgeva l’Infinito in tale Moltiplicazione,
poiché il Movimento ha Origine in Dio, esso è stato rivoluzionato e realizzato
da campi che trasformano la materia in energia e e cosmica e questa energia
cosmica in materia astrofisica. Per comprendere questa fenomenologia ricorriamo
alla natura quantistica della materia atomica.
212. Sia a livello di
osservazione in laboratorio che negli acceleratori di particelle, la
riproduzione della materia ha origine dall’aumento dell’energia dinamica che
trasforma il rapporto della particella con il campo in cui si muove. Fin dalla
nascita stessa della fisica quantistica si è osservato che l’aumento di massa
richiede l’aumento dell’energia cinetica, relazione che Einstein ha cercato di
cogliere nella sua celebre equazione dell’energia. Ma se nell’atomo, nel suo
ambiente naturale, all’aumento della sua velocità la particella risponde
trasformando la differenza in massa, e lo stesso avviene in un acceleratore, se
eliminiamo il limite di velocità dall’equazione e procediamo a estrarre la
particella dal suo ambiente, conferendole le caratteristiche dell’energia
cosmica in volo libero in uno spazio privo di riferimento elettromagnetico:
quella particella continuerà a trasformare la differenza di velocità in massa.
Supponendo di attribuirle un accumulo di traiettorie fino all’infinito, il
salto dalla materia quantistica all’astrofisica è già avvenuto. Questo era il
processo naturale non creato.
213. Dio ha rivoluzionato
questo processo concentrando la traiettoria in un campo in cui il tempo
matematico si incurva e lo spazio fisico precipita verso il centro. Simulando
un acceleratore ad anello tale che dall’esterno crei una spirale sulla superficie
di una clessidra, dove ogni frammento mantiene la velocità di accelerazione
indipendentemente dalla massa: nel momento in cui il fascio raggiunge il
centro, ovvero la bocca della clessidra, il fascio salta dall’altra parte
attraverso l’esplosione all’origine delle stelle. Questo è il fenomeno che
chiamo Implosione Astrofisica, fenomeno che segna la nascita delle galassie e
delle stelle.
214. Poiché un singolo
astro può dare origine a una quantità illimitata di fasci di energia cosmica,
la riproduzione della materia all’infinito è una realtà che proviene
dall’Eternità. Ciò che contraddistingue questa moltiplicazione all’infinito è
che prima richiedeva l’Infinito come terreno di trasformazione e poi lo stesso
processo si riproduce su campi spazio-temporali dispiegati da Dio ai confini
del Cosmo. Ciò rende il Cosmo un ente più massiccio e conferisce allo Spazio
Generale una maggiore densità di materia; ecco perché il Cosmo ci stupisce con
nuove creature galattiche ogni giorno che il telescopio Hubble apre i suoi
occhi. La Creazione è continua e la sua espansione costante.
215. Questo processo di
moltiplicazione della materia cosmica a partire da un Principio Generale
Cosmologico può essere paragonato a una reazione a catena che non finisce mai e
amplifica il proprio raggio d’azione e la propria estensione man mano che il tempo
cresce dal centro verso i confini. I nostri occhi telescopici ci permettono di
ammirare il movimento delle galassie all’interno di questo Spazio Generale
Cosmico in costante espansione. E ci consentono anche di applicare le leggi di
gravità alle entità galattiche, osservando come, per effetto di tali leggi, si
attraggano e si accumulino; a questa legge classica dobbiamo aggiungere quella
delle forze elettrodinamiche, grazie alla quale la concentrazione della massa
totale in un unico punto è un impossibile fisico da raggiungere. Motivo
straordinario per cui il movimento degli atomi di un gas caldo all’interno di
un recipiente è quello che corrisponde al Movimento Cosmologico Generale.
CAPITOLO
23. – LO SPAZIO COSMOLOGICO GENERALE
216. La creazione delle
galassie come fenomenologia autonoma, attivata da Dio attraverso
l’alimentazione costante del campo che trasforma l’energia cosmica in materia
astrofisica, ci conduce direttamente a scoprire il Cosmo come un campo di
materia prima da cui Dio estrae la materia necessaria per erigere le Sue Opere.
Tra queste, il nostro Universo è una di esse. Non è stato il primo, né sarà
l’ultimo. La parola di Dio al riguardo è categorica: «In verità, in verità vi
dico che il Figlio non può fare nulla da sé, ma solo ciò che vede fare dal
Padre; perché ciò che fa il Padre, lo fa anche il Figlio. Poiché il Padre ama
il Figlio e gli mostra tutto ciò che fa, e gli mostrerà opere ancora più grandi
di queste, così che voi ne rimaniate meravigliati». Le implicazioni teologiche
non potrebbero essere più chiare.
217. Ma perché un fascio
di energia cosmica non cresce all’infinito una volta superato il limite della
velocità della luce? Poiché l’origine della materia astrofisica risiede nel
salto dell’energia cosmica e tale salto è condizionato dalla trasformazione
dell’energia cinetica in massa, perché, una volta creata una traiettoria di
volo che simula il vuoto, la trasformazione non prosegue all’infinito? Un
proiettile lanciato nel vuoto non tende ad acquisire velocità infinita se il
tempo a sua disposizione è eterno? Perché allora non esiste un corpo oscuro di
massa infinita? In definitiva: quale tipo di meccanismo di sicurezza pone dei
limiti al salto dall’energia cosmica alla materia astrofisica?
218. La risposta viene
dall’esperienza. Il salto verso l’infinito si scontra con il punto critico di
crescita, o Punto di Implosione Astrofisica, a partire dal quale il corpo
stellare trasforma l’energia che assorbe in luce. In questo modo, anche se il sistema
materia-energia avesse via libera, il peso dinamico stesso del processo
creativo lo conduce a un punto in cui la trasformazione in massa lascia il
posto alla trasformazione in luce. E il ciclo continua. Questo punto critico,
quindi, è insito nella natura della materia in generale e si mantiene lungo
tutto il percorso del salto, sia da quello quantistico a quello siderale, sia
da quello astrofisico a quello cosmico. Un’altra questione sarà determinare
come funziona questo nucleo duro, il vero protagonista del salto
interdimensionale, e in che misura le sue rivoluzioni operative accelerano o
rallentano. E così altre domande che riguardano il salto creativo in sé. Ad
esempio, cosa accade quando la massa galattica creata ha consumato l’energia
del campo spazio-temporale. E altre cose ancora. Osserviamo inoltre nello
Spazio Cosmico Generale come le galassie seguano lo schema naturale di una
corrente che fuoriesce dalla bocca di una clessidra in movimento attorno al
proprio asse. Confrontando i bracci a spirale con getti di energia astrofisica
lanciati da forze centrifughe nello Spazio Cosmico Generale, la gamma delle
galassie si apre alla quantità di energia concentrata in un dato momento da un
campo di trasformazione. Inoltre, se paragoniamo questi campi a reti in cui
l’energia cosmica scende in correnti alternate, la gamma precedente si apre a
ventaglio e ciò che abbiamo visto finora non è che un assaggio di ciò che sta
per arrivare. Le specie galattiche crescono nell’eternità fino all’infinito.
219. E una volta create,
come si comportano le galassie? Come crescono, qual è la regola che ne modella
l’essenza, come conservano l’energia cinetica, qual è il loro rapporto con il
campo trasformatore e quale il rapporto tra questo campo e il campo gravitatorio
astrofisico? Potremo dedurre da ciò che vediamo alcune leggi che ci aiutino a
comprendere la natura di quell’albero di creature stellari che è il regno delle
galassie? Siamo in grado, attraverso la combinazione delle leggi fisiche
locali, di ricreare le grandi leggi che regolano il movimento nello Spazio
Cosmico Generale? Perché le galassie non obbediscono alla famosa legge della
gravità universale? Perché si comportano piuttosto come sciami di creature
esotiche che volano senza una direzione apparente, seguendo come traiettoria
quella che il vento descrive loro? Dal moto browniano che dimostrano di
possedere si può o non si può procedere all’applicazione delle leggi
dell’elettrodinamica alle galassie, in virtù delle quali esse si respingono, si
scontrano, si mescolano, si dividono, si moltiplicano e rimangono sempre in
movimento? Il Movimento Cosmologico Generale non ignora forse la natura neutra
del campo gravitatorio universale? E questo movimento costante di quelle enormi
creature che si spostano a velocità fantastiche attraverso un Cosmo dalla
vocazione eterna, che tipo di correnti e di venti intergalattici non
produrranno? Le tempeste nebulari che travolgono al loro passaggio il nostro
Universo Galattico non sono forse la prova dell’esistenza di quelle correnti
intergalattiche che, sollevate dal Movimento Cosmologico Generale, trasportano
da una parte all’altra masse di materia cosmica, causate tanto dalla
combustione di interi sistemi quanto dalla loro esistenza prima della creazione
del Principio Cosmologico Generale? (Insomma, affrontando questo tema le
domande potrebbero accumularsi le une sulle altre fino a formare una montagna.
Che la cosmologia del XX secolo fosse onnisciente e, scoprendo una nuova
galassia con il suo genio potentissimo, potesse già attribuirle natura, età e
distanza è una di quelle meraviglie della natura che dobbiamo sottoporre ad
analisi, esame e giudizio critico. Ma non in questo libro).
220. Qui è opportuno
affermare che l’Idea dell’Universo è venuta prima dell’Universo. Non si tratta
di dogmatizzare né di filosofare. Non è mia intenzione. Si tratta unicamente di
mettere sul tavolo una realtà tanto naturale quanto il fatto che lo studio del
terreno è necessario prima di realizzare qualsiasi opera di ingegneria. E
infatti, poiché Dio conosce le leggi della sua Creazione, le sue dimensioni, la
sua fenomenologia e la sua natura, è logico e naturale che, quando si propone
di realizzare un’Opera, tracci linee ed effettui calcoli tenendo conto
dell’influenza del terreno sul futuro dell’edificio, in questo caso
astrofisico. Chi meglio di me può descrivere questo processo di studio e
riflessione che precede l’Atto Creatore se non Dio stesso, che ispirò a
Salomone queste parole sulla sua Saggezza: «Yahvé mi ha posseduta all’inizio
delle sue vie, prima delle sue opere, fin dai tempi antichi. Fin dall’eternità
sono stata stabilita; fin dalle origini, prima che la terra esistesse. Prima
degli abissi, io fui generata; prima che esistessero le sorgenti delle acque
abbondanti; prima che i monti fossero fondati, prima delle colline, io fui
concepita. Prima che egli creasse la terra, né i campi, né la polvere
primordiale della terra. Quando affermò i cieli; quando tracciò un cerchio
sulla faccia dell’Abisso. Quando condensò le nuvole in alto, quando dava forza
alle sorgenti dell’abisso. Quando fissò i confini del mare affinché le acque
non oltrepassassero i suoi limiti. Quando pose le fondamenta della terra, io
ero con Lui come architetto, essendo sempre la sua delizia; gioendo davanti a
Lui in ogni momento».
221. Con l’Idea nella
Mente e tutti i calcoli risolti, Dio si mette all’opera. Nel caso dei Cieli, la
prima cosa che fece fu – secondo Salomone – «tracciare un cerchio sulla
superficie dell’abisso». Cioè, delimitare il territorio, segnare il perimetro
entro i cui diametri avrebbe creato i Cieli. Il che significa specificare le
dimensioni dell’edificio materiale in base al perimetro che gli viene assegnato
nello Spazio. Il raggio e il diametro di quel cerchio entro il cui perimetro
pensò di creare i Cieli non sono un numero a noi sconosciuto. Il significato di
questo numero, alla luce della conoscenza della natura del terreno cosmico, si
comprende perfettamente; tanto più avendo davanti agli occhi l’album
fotografico che il telescopio Hubble ci regala gratuitamente. Non dimentichiamo
che, sebbene la fotografia astronomica si limiti a offrirci un’istantanea
puntuale della materia nel tempo, i fenomeni che essa riproduce sono talmente
simili a quelli che osserviamo nel mondo fisico locale che, per logica, dobbiamo
dedurre da ciò che conosciamo ciò che resta da conoscere. Le nebulose non
assomigliano forse alle tempeste atmosferiche? E non sembra quasi che
gigantesche onde di energia le sollevino e le scaglino contro i sistemi
stellari del nostro Universo?
222. Siamo già entrati nel
vivo del problema. Le galassie generano nello Spazio Cosmologico Generale
potenti correnti e venti. Questi si spostano e seguono le direzioni indicate
dalle galassie stesse. Ma non stiamo parlando solo di materia nebulare. Qui occorre
coniugare la legge della curvatura della luce con il volo dell’energia cosmica.
Meglio dirlo in un altro modo. Partiamo da un’immagine più semplice.
Trasformiamo le galassie in cannoni che generano energia cosmica. Nel momento
stesso in cui la generano, la sparano nello Spazio Cosmologico Generale. Non
eliminiamo la velocità della luce all’interno del campo galattico; al
contrario, ne manteniamo il limite. E mentre si fa strada, mentre gira in tondo
alla ricerca del proprio percorso verso l’esterno della galassia, il getto di
energia di una stella si somma a quello dell’altra, dando come risultato finale
la proiezione nello Spazio Cosmologico Generale, non di fasci, ma di correnti
di energia.
223. Questo fenomeno di
moltiplicazione e concentrazione della massa di un fascio di particelle, che
crea una corrente che si comporta come un nucleo duro, è stato osservato negli
acceleratori di particelle. Si è constatato che la moltiplicazione quantistica
della materia, dovuta all’accelerazione della velocità del fascio iniziale, non
crea nuovi fasci dispersi, in modo tale che ciascuno segua la propria
traiettoria.
224. Al di fuori del campo
gravitazionale galattico, l’accelerazione dei flussi di energia rilasciati
dalla galassia tende ad aumentare man mano che si allontanano dalla sua
influenza, e a continuare a crescere man mano che si avvicinano alla galassia
successiva. In questo senso la fonte originaria, la galassia, si comporta come
il cannone in cui il fascio riceve la sua energia iniziale di volo cosmico, e
lo Spazio Cosmologico Generale come l’acceleratore in cui il fascio si
moltiplica e genera i nuclei duri che creano le correnti intergalattiche
all’origine degli spostamenti della materia cosmica nebulare da una parte
all’altra. Queste correnti si muovono nello Spazio Cosmologico Generale allo
stesso modo in cui i fiumi si fanno strada nei loro alvei aggirando i piedi
delle catene montuose e si lanciano in linea retta quando il terreno lo
consente. Dalla nostra conoscenza hubbliana del Cosmo possiamo dedurre il
numero e la varietà delle correnti che si muovono nello spazio intergalattico,
la quantità di energia che trasportano e le conseguenze su qualsiasi sistema
che si trovasse sul loro cammino senza protezione contro il loro fronte d’onda.
225. La Creazione di Dio
in questa forma dinamica e strutturata, lo Spazio Cosmologico Generale
trasformato in una superficie sulla quale potenti fiumi di energia cosmica
tracciano i propri alvei: la meta di queste correnti è l’Oceano! E questo
Oceano, cos’altro può essere se non il campo creatore esterno nel cui seno
avviene la trasformazione dell’energia cosmica in materia astrofisica? Ma prima
di raggiungere la loro destinazione, durante il percorso dalle loro
sorgenti-canyon di origine all’Oceano che trasforma le correnti cosmiche in
materia astrofisica, queste correnti cosmiche si comportano come veri e propri
cicloni. Come il fiume nel cui corso cade un vecchio albero che viene
trascinato a valle, allo stesso modo le correnti cosmiche spostano da un luogo
all’altro la materia nebulare intergalattica. E proprio come il vento prosegue
il suo corso avvicinandosi alla montagna, ma scarica su di essa il proprio
carico, allo stesso modo i fiumi di energia cosmica fanno lo stesso sulle
galassie che circondano. Ovviamente non siamo in grado di rilevare queste
correnti, ma possiamo dedurne l’esistenza dalla nostra conoscenza della materia
e da ciò che osserviamo con gli occhi del telescopio Hubble.
226. Il nostro
Universo-Galassia, la Via Lattea, si relaziona con il resto del Creato seguendo
i parametri di questo Movimento Cosmologico Generale. Visto dall’esterno, il
nostro universo si comporta come la montagna su cui il cosmo riversa le sue
nuvole e dalle cui viscere sgorga una nuova fonte di acqua elettromagnetica che
estende il proprio alveo sul campo cosmico, acquisisce i propri affluenti
intergalattici e avanza tra le galassie fino a raggiungere la propria
destinazione. L’origine delle Nebulose risiede in questo gioco di interazioni,
di fronte al quale – e pensando alle sue dimensioni – Dio avrebbe conferito al
nostro Universo le proprie.
CAPITOLO
24. – INGEGNERIA ASTROFISICA DELLA CREAZIONE
227. L’Intelligenza
Creatrice si è coinvolta nel gioco delle azioni-reazioni creando un Universo
concepito per resistere al peso delle correnti cosmologiche. In altre parole,
Dio ha eretto l’edificio universale dotato di tutti i meccanismi fisici necessari
per superare le conseguenze del terremoto che la sua stessa creazione avrebbe
provocato. Dio sapeva anche che, come soldati che cadono in prima linea nel
combattimento, molti astri al di fuori del nostro Universo sarebbero soccombuti
sotto la spinta delle correnti intergalattiche. Quelle che noi chiamiamo Novae
e Supernovae sono proprio quei guerrieri caduti in battaglia che si
disintegrano in esplosioni favolose, a loro volta culla delle comete e dei
meteoriti che solcano i Cieli. Soffermiamoci quindi un momento sull’origine
delle novae e delle supernove. E, data la quantità di energia fisica che un
nucleo duro è in grado di sprigionare, vista la somiglianza tra lo spazio
cosmologico generale e un acceleratore di particelle: se eleviamo il processo
alla dimensione astrofisica e applichiamo la legge dell’influenza reciproca tra
campo e luce, dobbiamo concludere che un campo galattico reagisce all’azione di
curvatura della traiettoria delle correnti cosmiche accelerando il ritmo di
rotazione della sua fascia stellare esterna. Approfondiamo questo
comportamento.
228. Come vediamo nella
Creazione di Dio, tutti i sistemi di un corpo galattico sommano i propri campi
e creano un campo generale che reagisce come un tutto unico nei confronti
dell’esterno. In precedenza ho paragonato questo campo generale a un oceano, partendo
dalla Rivelazione. Partendo da questa similitudine e dal paragone del campo
universale con il volume contenuto in un bicchiere d’acqua, l’azione delle
correnti cosmiche sul campo gravitazionale si traduce nella reazione dell’acqua
al movimento della mano che vi immerge un dito e la fa ruotare. Poiché ogni
corpo liquido ha un movimento proprio, naturale rispetto al corpo che lo
contiene, l’accelerazione proveniente dall’esterno deve agire sulle zone
esterne, da dove si propaga verso l’interno, se del caso.
229. Naturalmente, non
tutti i corpi di un sistema reagiscono allo stesso modo di fronte a una forza
esterna. Nel caso dei sistemi stellari questa semplice legge è all’ordine del
giorno. E poiché la trasformazione della gravità in luce dipende dalla velocità
di rotazione del sistema, su cui incide l’incontro con le correnti cosmiche, i
sistemi stellari esterni, essendo esposti all’azione del dito sull’acqua,
vengono costantemente accelerati; una reazione che alcuni astri sopportano
perfettamente, mentre altri non riescono a sopportare oltre un limite critico.
Una volta raggiunto tale limite, il freno di sicurezza sistemologico si rompe e
il sistema sfugge al controllo interno, avviandosi verso la propria
distruzione. Il risultato è l’esplosione di una Nova. Questo quando si parla di
un singolo astro. Se invece l’astro dà origine a una reazione a catena che
trascina l’intero sistema verso la distruzione a causa del calore generato
dalla combustione accelerata della gravità, si parlerà di Supernova.
230. È l’esperienza a
parlare. È la foto a dimostrarlo. Ed è la realtà a convincere. Immaginiamo di
avere una palla immensa: vogliamo farla girare spingendola, ma non ci
riusciamo; chiamiamo altri in nostro aiuto e ci uniamo fino a costringerla a
girare. Una volta che la palla inizia a girare, la forza necessaria per
mantenerne costante la rotazione sarà minore, per cui l’effetto della stessa
forza sulla palla sarà maggiore man mano che la sua velocità aumenta. Questo
semplice gioco lo estendiamo ora al rapporto tra un astro e il suo campo
gravitazionale. E conveniamo che la rotazione di un campo gravitazionale sia
simile a quella di un corpo solido in cui l’astro occupa il nucleo. Subito dopo
confrontiamo l’azione della corrente cosmica su questo corpo con quella della
forza della mano sulla pallina. Ed ecco che abbiamo l’effetto fisico
all’origine delle novae. Sempre tenendo presente che la curvatura di una
corrente cosmica, come quella della luce, non avrebbe luogo se tale corrente
non avesse massa. Se non avesse massa non avrebbe peso, e se non avesse né peso
né massa non potrebbe esistere il fenomeno della curvatura della luce. Infatti,
dal punto di vista dell’ottica, è possibile paragonare la curvatura
dell’energia cosmica quando entra in contatto con un campo gravitazionale alla
rifrazione della luce. La traiettoria delle comete al loro passaggio vicino al
Sole ci permette di scoprire la struttura ottica della curvatura che descrive
l’energia cosmica al suo passaggio attraverso un campo gravitazionale. Ma se, a
differenza dell’energia cosmica, la sua curvatura non viene alterata, nel caso
delle comete abbiamo effettivamente la risposta che trasforma il campo
gravitazionale in una realtà che, dal punto di vista fisico, si comporta come
un corpo. E in quanto tale ruota attorno all’astro a cui appartiene.
231. Sapendo che l’età
delle stelle si misura in base al tempo che impiegano a consumare l’energia del
proprio campo gravitazionale – processo di consumo soggetto alla velocità di
funzionamento del trasformatore –, la logica ci porta a credere nell’esistenza
di una leg e che regola il rapporto tra le rivoluzioni operative e la durata di
vita del sistema. La questione che qui ci occupa è come accelerare i giri di
funzionamento del trasformatore astrofisico fino a quel punto di riduzione
della sua vita al tempo minimo possibile. La logica ci dice che esiste un solo
modo, ed è quello di eccitare il campo all’infinito, così come il liquido
contenuto in un recipiente trabocca per effetto di un’azione centrifuga. Non è
forse questa l’azione cumulativa delle forze contro la grande sfera di cui
parlavamo? Ebbene, stiamo parlando di correnti che si muovono in risposta agli
stimoli dei campi galattici e all’eccitazione di questi ultimi in seguito a
tali risposte: il livello di eccitazione provocato si rifletterà
nell’intensificazione della produzione di luce. Maggiore è l’eccitazione,
maggiore è l’intensità della produzione e minore è la durata di vita del
sistema. I fenomeni di intensificazione ciclica e atipica dei sistemi stellari
devono essere messi in relazione con questo comportamento universale.
232. Riassumendo: nel caso
delle novae e delle supernove, l’eccitazione si riferisce all’aumento della
velocità di trasformazione fino all’infinito. Una volta fuori controllo i
meccanismi naturali di frenata dei sistemi gravitazionali, la rotazione dell’astro
e del campo si accelerano e interagiscono fino a consumarsi, riducendo milioni
di anni a una questione di secondi. Se si parla di un sistema astrofisico
semplice, si parlerà di Novae. Se invece è un intero sistema multiplo a cadere
in questa dinamica, si parlerà di Supernovae. Sia le une che le altre hanno
luogo nelle fasce costellazionali esterne, che sono le più esposte alle
correnti intergalattiche. Queste Novae e Supernovae sono all’origine delle
comete; le comete vengono proiettate come proiettili di cannone che aumentano
il loro potere distruttivo man mano che accumulano spazio percorso.
233. E per concludere:
tenendo presenti questi tre fronti d’azione – nebulose, novae e comete – Dio ha
strutturato la distribuzione costellazionale attorno al Sistema Solare
simulando una rete gravitazionale cristallina contro la cui solidità
disintegrare il pericolo di interruzione dell’Evoluzione dell’Albero della Vita
sulla Terra. I meravigliosi risultati positivi che la realtà ci mostra non devono
offuscare gli occhi della nostra intelligenza nel riconoscere che, secondo le
dimensioni astronomiche, Dio tracciò quel Cerchio sulla Superficie dell’Abisso
di cui ci parlò Salomone nella sua Saggezza. Ciò che il re saggio e pacifico
per eccellenza vide con gli occhi della sua Saggezza, noi, grazie a Dio, lo
vediamo con i nostri occhi. Ammi e superammi nella fascia esterna, e ammassi
aperti e sistemi multipli in quella interna, compongono questa rete cristallina
gravitazionale costellazionale sulla quale c’è ancora tanto da dire. Cominciamo
risolvendo il mistero dell’Origine dei Cieli.
CAPITOLO
25. – ORIGINE E COSTITUZIONE DEI CIELI
234. Entriamo ora in una
delle grandi questioni: l’origine delle stelle del Firmamento. Credo che la
risposta sia già stata delineata nelle sezioni precedenti. La formazione delle
stelle, in quanto fine dell’esistenza delle galassie, tutto conduce alla
trasformazione del Cosmo nel campo di materia prima da cui Dio estrae la
materia con cui realizzare le Sue Opere. Essendo costante la creazione di
galassie, la massa totale di materia prima che il campo cosmico mette al
servizio di Dio per portare avanti qualsiasi Opera non ha limiti. Un’altra
questione è come Dio estragga quella materia stellare e la trasporti dalle sue
regioni d’origine all’Universo. Noi, sapendo che il modo di fare le cose
dipende sempre dal Potere di chi le compie, e che l’immaginazione necessaria
per realizzarle è in relazione diretta con l’Intelligenza di chi si propone di
farle, possiamo parlare di grandi fiumi che solcano le pianure intergalattiche,
secondo quanto il Signore delle Galassie ritiene più opportuno e in accordo con
le sue esigenze operative. Quale altro Nome potremmo dare a Colui che le crea e
le governa? O come potremo sottoporre al nostro giudizio le leggi che le
regolano e le modalità di comportamento delle galassie e dei loro mari di
stelle di fronte all’azione del loro Creatore sui loro corpi? Imporremo
all’immaginazione Divina i limiti naturali della nostra immaginazione? Come
potremmo osare paragonare il nostro modo di vivere, sentire, respirare,
pensare, camminare, lavorare, progettare, toccare, amare, trattare, ordinare,
ridere, calcolare… a quelli di quell’Essere all’Origine del Cosmo? Partendo dai
limiti naturali della propria realtà, come potrebbe la creatura giudicare il
proprio Creatore senza dimostrare di compiere un atto di follia? Il principio e
il fine dell’intelligenza umana è l’ammirazione; essa nasce dall’ammirazione
per la Creazione per concludersi nell’ammirazione del suo Creatore. Tutto ciò
che si aggiunge oltre proviene da quel seme che non era nell’Uomo e che è stato
seminato nel suo essere da una forza estranea alla Creazione di Dio, il che è
materia di Teologia. In ogni caso, la grande questione dell’Origine ci conduce
direttamente all’altra grande questione: la Costituzione dell’Universo.
235. Da quanto letto
finora si deduce che l’Universo e il Cosmo sono due cose diverse. Queste due
cose unite formano la Creazione di Dio, e al suo interno una cosa è il Cosmo e
un’altra è l’Universo. Il Cosmo è il campo di materia prima di cui Dio si serve
e, con la libertà di chi è il Signore, attinge tutti i materiali necessari per
portare avanti le Sue Opere. Per quanto riguarda l’Universo, esso è il campo
stellare in cui Dio porta avanti queste Opere. Quando, dunque, Mosè ci parla
della Creazione dell’Universo, si riferiva proprio a questo campo stellare. La
cui Origine, come abbiamo visto, risiede in quel campo cosmologico da cui Dio
fa scaturire fiumi di stelle che solcano le pianure intergalattiche e sfociano
in questo oceano universale nelle cui acque l’Albero della vita ha affondato le
sue radici. Albero della vita sul quale c’è molto da dire, specialmente a
questo punto della sua Storia. Sulla Costituzione dell’Universo, tuttavia, non
è stato ancora detto tutto.
236. Ovviamente Mosè parla
nel suo Racconto della Creazione dei nostri Cieli. E così facendo ci pone di
fronte a una Realtà: Dio ne è il Creatore. Realtà che ci conduce a un’altra
realtà: l’Eternità, quell’Eternità che implica l’Infinito. Realtà di cui il
genere umano è il frutto, ma non l’unico, di quell’Albero della vita al quale
il Dio dell’Infinito e dell’Eternità ha dato l’Universo come campo di Origine e
di Crescita. Conclusione finale questa che ci riporta alla rivelazione del
Figlio di questo Creatore e Signore del Cosmo e dell’Universo: «Il Padre mostra
al Figlio tutto ciò che fa e gli mostrerà opere più grandi di queste, così che
voi ne rimaniate meravigliati». Utilizzando il plurale quando parla del Passato
come riflesso del Futuro, il Figlio di Dio ci rivela che i nostri Cieli e la
nostra Terra, in definitiva, che il Genere Umano non è il primo Raccolto che
l’Albero della Vita ha dato. Un’affermazione che risolve il dilemma sulla vita
nell’Universo. Infatti, l’Uomo non è il primo né sarà l’ultimo Frutto di questo
Albero. Prima dell’Uomo erano già stati creati altri mondi e dopo l’Uomo nuovi
mondi nasceranno dai rami dell’Albero della Vita. «I figli di Dio» di cui parla
la Bibbia sono il frutto di quelle Opere che il Figlio ci ha dichiarato che il
Padre compie. Non è il caso di divagare sulle regioni di origine nell’Universo
di tali «figli di Dio». Il fatto è che la consapevolezza della loro esistenza
ci porta a una nuova modo di concepire la Costituzione dei Cieli e
dell’Universo in generale.
237. E questo modo di
concepire ha a che fare con la Concezione dell’Universo. Cioè: quando Dio lo
concepì nella sua Mente, quale fu l’Idea che gli diede origine? Lo creò per
essere un campo in cui si erge una casa e, quando crolla per vecchiaia, viene abbattuta
e ne viene costruita un’altra? O lo ha creato per essere edificato nel tempo,
alla stregua di chi possiede un terreno e lo coltiva e lo trasforma con il
passare del tempo? Ha creato i Cieli che circondano la Terra e che sono la
culla del Genere Umano affinché fossero spazzati via dall’Universo col tempo,
oppure ha creato i Cieli affinché permanessero eternamente?
238. E considerando
quest’ultima alternativa e sapendo che la creazione di un Mondo introduce
nell’Universo una serie di problemi costituzionali di portata astronomica, come
abbiamo visto nelle sezioni precedenti, l’Universo non è forse un campo
continuamente soggetto a una definizione creatrice delle sue regioni in ragione
della trasformazione di tali regioni in zone di Origine dei Mondi? Torniamo
all’Inizio dell’Universo per definire meglio questa creazione costante della
geografia universale.
239. Creato il Cosmo come
regione produttrice di Galassie – e essendo queste fabbriche di stelle –, Dio
pensa alla Vita e concepisce un oceano stellare che crescerà continuamente, e
sotto le cui Acque la Vita metterà radici, dispiegherà il suo Albero e darà il
suo Frutto. Così Dio inaugura l’Inizio delle origini dei Mondi, dirigendo fiumi
di stelle provenienti da ogni parte del campo cosmico, che attraversano dalle
loro sorgenti nelle catene galattiche le pianure cosmologiche e sfociano in uno
spazio concreto, dove creano un Oceano di stelle: l’Universo. Un Universo
inizialmente amorfo e in qualche modo selvaggio, in cui gli ammassi e i
superammassi si uniscono e si separano e le correnti stellari si muovono
soggette alle forze che si dispiegano all’interno di questo Oceano di stelle
che, come una tromba, si sono riversate sulle coste dell’Universo. Ma lo scopo
di questo movimento è seminare la Vita e raccoglierne il Frutto; l’orizzonte
che Dio tende all’Universo è l’Infinito; e l’età è l’Eternità. Così, durante
ogni Atto Creatore, Egli stende la Sua Mano su una Zona dell’Universo e le dà
forma, la scolpisce, la identifica, le conferisce delle proprietà, dando forma
all’amorfo, rendendo identificabile ciò che non aveva identità propria.
All’interno di questo Processo di Creazione continua dell’Universo e come
risultato di questo movimento sono nati i nostri Cieli. La questione
fondamentale, se i Cieli del nostro Firmamento siano stati creati per permanere
o per essere spazzati via dallo spazio come un castello di sabbia quando sale
la marea, ha una risposta definitiva: nel crearli e attraverso la loro
creazione Dio ha dato forma e identità a una regione dell’Universo Generale.
Credo che nel Suo Libro abbia disseminato, quasi per caso, l’espressione: «i
Cieli dei cieli», dove l’Universo viene identificato con dei Cieli che sono
dimora di molti cieli, ciascuno dei quali, a immagine e somiglianza del nostro,
culla e origine di altri mondi che sono stati e di altri che saranno, ciascuno
con la propria regione singolare. Questo aspetto ci conduce a un’altra
questione: la navigazione nell’Universo.
240. La tendenza alla
crescita fino all’infinito che Dio ha conferito all’Universo presuppone e
implica la necessità di una cosmografia universale che consenta la navigazione
interna attraverso l’identificazione a distanza delle regioni che lo compongono.
Dio è libero e potente come la marea con il castello di sabbia, ma non ha
concepito l’Universo in questo modo. Avrebbe potuto raccogliere in un libro la
Storia e la Costituzione celeste di ogni Mondo, ma nella sua Mente ciò che ha
concepito è che quella Storia e quella Costituzione rimanessero eternamente,
diventando i Cieli le lettere di quel Libro universale in cui ogni Capitolo
tratta della Creazione di un Mondo e delle sue cose. Non sono forse belle le
righe su cui le stelle si dispongono per scrivere questo messaggio alla
creatura umana: Infinito + Eternità = Dio?
FINE DELLA STORIA DIVINA
DI GESÙ CRISTO 2026
DIGITALIZZATO DA RAÚL
PALMA GALLARDO
(RPI
. Z-229-20 )
info@cristoraul.org
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